Il Design Museum di Londra presenta gli oltre settanta progetti in corsa per il premio Design of the Year 2014: in corsa il Museo Jumex di Chipperfield e l’Aliyev Center di Zaha Hadid, ma anche l’ultima collezione di Prada

C’è quel piccolo miracolo architettonico firmato a Città del Messico da David Chipperfield, eroico nel ritagliare in uno spazio urbano ridotto all’osso la finestra giusta per la nuova casa della collezione Jumex; e c’è il faraonico centro culturale disegnato in Azerbaijan da Zaha Hadid. Ma pure ben due sedi FRAC: quella, avveniristica ed espressionista, pensata […]

Il nuovo Museo Jumex, di David Chipperfield

C’è quel piccolo miracolo architettonico firmato a Città del Messico da David Chipperfield, eroico nel ritagliare in uno spazio urbano ridotto all’osso la finestra giusta per la nuova casa della collezione Jumex; e c’è il faraonico centro culturale disegnato in Azerbaijan da Zaha Hadid. Ma pure ben due sedi FRAC: quella, avveniristica ed espressionista, pensata per Orleans da Jacob + Macfarlane e l’altra, a Dunkerque, frutto del team composto da Anne Lacaton e Jean Philippe Vassal. Il sistema pubblico a sostegno delle arti in Francia piace anche per il suo rinnovato modo di comunicare, in competizione con quello del Whitney; mentre restando tra musei e dintorni ecco meritare gli onori della ribalta la seduta di Barber & Osgerby per la Bodleian Library.
Tanta cultura nella shortlist da cui usciranno i vincitori del Design Award 2014, contest indetto come ogni anno dal Design Museum di Londra: evento oggetto di una mostra che a partire da marzo metterà in scena nella capitale britannica settantasei idee innovative legate ad ambiti che spaziano dall’architettura al design del prodotto, passando per moda, nuove tecnologie e campagne di comunicazione in senso lato.Fresco di comunicazione l’elenco dei papabili, con annuncio dei vincitori rimandato alle prossime settimane: non resta dunque che spulciare tra i candidati a caccia di nomi forti e piccoli grandi colpi di genio. Partendo dalla voce digital, dove a contendersi la palma della vittoria sono tra gli altri la piattaforma di crowdfunding Sidekick e l’ormai famosissimo Dumb Ways To Die, sarcastico cartoon con cui lo studio McCann richiama l’attenzione alla sicurezza nella metro di Melbourne; ma anche il Lego calendar che traduce in forma di mattoncini colorati il più classico diagramma di Gantt. Guardando ai progetti di utilità sociale meritano attenzione, non fosse altro per il loro valore etico, il sistema PEEK per smartphone, studio oculistico digitale portatile in dotazione ai medici che operano in zone disagiate e la straordinaria scuola fluttuante realizzata in Nigeria dalla comunità di Makoko; ma anche l’ultimo prototipo di auto a emissioni ridotte uscito dai laboratori Toyota. E l’Italia, terra di grandi creativi, da chi è rappresentata? Tolto che non si può escludere a priori il fatto che dietro sigle e firme di studi internazionali si nasconda anche qualche nostro connazionale, l’unico brand manifestamente tricolore è quello di Prada, in corsa con la sua piuù recente collezione nella categoria ovviamente dedicata al fashion.

– Francesco Sala

La lista completa dei finalisti qui: www.designmuseum.org

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.