Il critico/curatore più influente degli ultimi decenni? È Harald Szeemann. Un vero plebiscito per lui con il sondaggio di Artribune: che ora vi fa scegliere il prossimo ministro per i beni culturali…

Il critico – curatore che ha maggiormente influenzato il mondo della cultura dopo la caduta del muro di Berlino? L’hanno “incoronato” i 1200 lettori di Artribune, che hanno partecipato al sondaggio appena conclusosi sul nostro sito web. E che hanno dato il massimo delle preferenze a Harald Szeemann, curatore bernese, direttore artistico delle edizioni della […]

Harald Szeemann

Il critico – curatore che ha maggiormente influenzato il mondo della cultura dopo la caduta del muro di Berlino? L’hanno “incoronato” i 1200 lettori di Artribune, che hanno partecipato al sondaggio appena conclusosi sul nostro sito web. E che hanno dato il massimo delle preferenze a Harald Szeemann, curatore bernese, direttore artistico delle edizioni della Biennale di Venezia del 1999 al 2001, ma che ha sicuramente guadagnato il podio anche per le sue operazioni precedenti al 1989, da When Attitudes Become Form, la Documenta del 1978 e la Aperto inventata con Achille Bonito Oliva nel 1980.
381 voti per lui (32%) che distanziano di molto i 143 (12%) ottenuti dal direttore della Serpentine Gallery di Londra Hans Ulrich Obrist, ex aequo con la critica americana Rosalind Krauss. Al terzo posto il neoscomparso Arthur C. Danto (9%, 108 voti). Vanno malino gli italiani. Il 6% spetta a Francesco Bonami e Massimiliano Gioni, al quinto posto, mentre la coda spetta a Jean-Hubert Martin, Jèrome Sans e l’attuale direttore del Maxxi Hou Hanru (2%).
E mentre si chiudono le votazioni, un altro sondaggio si apre su Artribune. Non poteva che riguardare il nuovo Ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Chi sarà il prescelto di Renzi? Riconfermerà Bray? Artribune ha individuato una rosa di papabili: da Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, alla economista allieva di Richard Florida Irene Tinagli, da Alessandro Baricco a Franco Bernabé, fino a Ilaria Borletti Buitoni, Dario Franceschini, Gianni Cuperlo, Matteo Orfini. A voi l’ardua sentenza….

– Santa Nastro

  • mi sembra più interessante rilevare come dal 2001 in poi la figura del curatore tenda a prevalere su quella di artista: registi che devono rendere interessanti le opere selezionandole e affiancandole, come se le opere fossero sfumature e colori sulla tavolozza, per il loro progetto-opera. Il problema è che non siamo davanti ad un ‘opera partecipata come per esempio un film. La mostra non è un film. Il risultato è un vuoto dove artisti e opere servono per giustificare e legittimare la presenza e lo stipendio del curatore. Infatti l’artista propone quasi sempre uno standard spuntato e mimetizzato, mentre il curatore non è artista, come la mostra non è opera. Ed ecco un vuoto mascherato da pieno. Resistono solo pochi valori consolidati del 900 e anni 90.

    Guardo per esempio le foto di vascellari a bruxxelll. Al centro non ci sono opere e artisti, perchè opere e artisti sono debolissimi.

    Questa è una tendenza interessante per cui il ruolo di artista e il centro dell’opera si riposizionano. Nessuno lo rileva perchè gli addetti ai lavori hanno interesse a fare finta di nulla. Vedi Gioni sfuggente alle mie domande su questo tema,