Dervisci rotanti in Toscana. Al Teatro Studio di Scandicci tornano i Santasangre con la performance Konya: in scena anche la voce di Monica Demuru

Dervìscio, spiega l’enciclopedia Treccani, è il nome dato in Europa ai membri di alcune confraternite mistiche sorte nel XII secolo nel mondo islamico, aderenti al sufismo e diffuse soprattutto in Turchia, Iran e Africa settentrionale. I dervisci vivono in comunità chiuse o viaggiano come monaci mendicanti, praticando un assoluto rigorismo dottrinale, con rituali iniziatici anche […]

Santasangre - Konya (foto Luca Del Pia)

Dervìscio, spiega l’enciclopedia Treccani, è il nome dato in Europa ai membri di alcune confraternite mistiche sorte nel XII secolo nel mondo islamico, aderenti al sufismo e diffuse soprattutto in Turchia, Iran e Africa settentrionale. I dervisci vivono in comunità chiuse o viaggiano come monaci mendicanti, praticando un assoluto rigorismo dottrinale, con rituali iniziatici anche estremi. La meditazione, il respiro, la danza roteante e la pratica del Dhikr sono gli strumenti principali usati dai dervisci per raggiungere uno stato di trance e ricercare una connessione diretta con Dio. Tutto ciò è “laicamente” (leggasi: fenomenologicamente) evocato in Konya, spettacolo dei romani Santasangre che vede in scena la performer Monica Demuru, Luca Tilli al violoncello e la danzatrice Annamaria Ajmone.
La compagnia articola in Konya (nome della capitale dei turchi selgiuchidi, grande centro culturale della Turchia fra il XII e il XIII secolo in cui Mevlana Rumi fondò l’Ordine Sufico) la pratica che il derviscio compie: l’attuazione concreta di una volontà, il raggiungimento della conoscenza attraverso l’esperienza. “In ‘Konya’ si resta di fronte al desiderio di elevazione e alla tensione che ne scaturisce, attraverso la ripetizione di un processo atto a trovare un equilibrio tra movimento e statica, in una scansione di fallimenti che rappresentano l’elemento imprescindibile di ricerca e comprensione”, suggeriscono i due ideatori del lavoro, Diana Arbib e Dario Salvagnini. “In tutto lo spettacolo la partitura visiva viaggia di pari passo con l’esecuzione dal vivo della musica, l’azione scenica è immersa nelle proiezioni video che disegnano un’ambientazione rarefatta e misteriosa. Il ritmo del corpo è fisiologico, in costante relazione con l’ambiente sonoro nel quale è immerso e attraverso il quale si modifica. Procedendo per paradossi, abbandonando la sfera della razionalità e accettando la conseguente condizione di smarrimento, è possibile giungere ad uno stato di contemplazione. La conoscenza è un’intuizione”. Konya è al Teatro Studio di Scandicci il 21 e 22 febbraio.

– Michele Pascarella

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