Cresce il malcontento contro il Portogallo che vende i suoi Mirò. Ma il nucleo di 85 opere andrà all’asta il 4 febbraio da Christie’s Londra

Un’impressionante raccolta di opere di Joan Mirò dal valore di 30 milioni di sterline, originariamente di proprietà del Banco Portugues de Negocios, banca confiscata dallo Stato nel 2008, è stata messa in vendita dal Governo del Portogallo. Miró – Seven Decades of His Art comprende 85 opere che coprono sette decenni dell’attività di Mirò, e […]

Joan Mirò, Femmes et oiseau

Un’impressionante raccolta di opere di Joan Mirò dal valore di 30 milioni di sterline, originariamente di proprietà del Banco Portugues de Negocios, banca confiscata dallo Stato nel 2008, è stata messa in vendita dal Governo del Portogallo. Miró – Seven Decades of His Art comprende 85 opere che coprono sette decenni dell’attività di Mirò, e che saranno vendute in asta tra il 4 e il 5 febbraio da Christie’s a Londra, con stime comprese tra le 10mila e i 7 milioni di sterline. Immediata la reazione di artisti e politici, che vedono nell’operazione una grave perdita per il patrimonio statale: una perdita pure inutile, visto che anche 50 milioni di euro non rappresenterebbero nulla in confronto alla grave situazione finanziaria che sta vivendo il paese. Il curatore Carlos Cabral Nunes, direttore di Perve Galeria di Lisbona, ha dato vita anche ad una petizione online per fermare la vendita, ma sembra proprio che il governo non riesca a riconoscere la potenzialità di un tale corpus di opere del grande artista catalano.
Le opere vennero acquistate dal Banco da una collezione privata giapponese tra il 2003 e il 2006, e non sono mai state esposte al pubblico. Più lungimirante sembra essere il governo regionale catalano, interessato all’acquisto di alcuni pezzi che andrebbero ad arricchire la Fondazione Mirò di Barcellona, che ogni anno conta oltre 900mila visitatori. Del resto, immettere sul mercato un tale numero di opere dello stesso artista è molto rischioso: le leggi economiche in questo caso valgono anche per l’arte. Se costretti alla vendita, la miglior strategia rimane infatti quella di presentarne un po’ alla volta puntando a cifre maggiori. Nel 2012 Peinture (Etoile Bleue) del 1927 ha raggiunto la cifra record di $32,9 milioni da Sotheby’s a Londra, partendo da una stima massima di £20 milioni, e Painting Poem $23,8 milioni. Il mercato di Mirò nel 2012 ha totalizzato $135 milioni, con un aumento del 230% rispetto all’anno precedente. Il miglior risultato del 2013, invece, si ferma a $11,9 milioni per l’opera intitolata Femme revant de l’évasion del 1945.
I due highlights del gruppo sono Femme et oiseaux, 1968 (£4-7 milioni) e Peinture del 1953 (£2.5-3.5 milioni). Il primo, un omaggio alla calligrafia giapponese dopo il viaggio di Mirò a Tokyo e Kyoto in occasione di una sua retrospettiva, uno dei temi emblematici nell’opera dell’artista, apprezzati dai collezionisti e dal mercato. Mentre quest’opera potrebbe battere il record per un lavoro del ‘68, Peinture invece, a causa delle dimensioni monumentali – oltre 5 metri di larghezza – è più difficile da piazzare sul mercato. In catalogo 6 dei 27 dipinti su masonite che Mirò realizzò nell’estate del 1936, in piena Guerra Civile spagnola, nei quali inserì anche delle pietre assieme alla pittura nella sua esplorazione del bricolage e del collage. Già apparso in asta nel 1999 – invenduto – La Fornarina è un omaggio a Raffaello stimato il triplo di allora, a £2-3 milioni.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.