Chi fa davvero cultura in tv? Sky Arte: il temibile Aldo Grasso promuove il giovane canale dalle colonne del Corriere della Sera. E non risparmia considerazioni amare su una lottizzazione che, in Rai, produce storture…

È strano come un mondo tanto effimero e vittima degli scodinzolamenti della soggettività come quello della tv riconosca, in modo così unanime da sembrare dogmatico, l’autorevolezza di Aldo Grasso. Non c’è forse altro campo del sapere o della comunicazione, almeno in Italia, che si affidi in modo totale e definitivo al giudizio di una sola […]

È strano come un mondo tanto effimero e vittima degli scodinzolamenti della soggettività come quello della tv riconosca, in modo così unanime da sembrare dogmatico, l’autorevolezza di Aldo Grasso. Non c’è forse altro campo del sapere o della comunicazione, almeno in Italia, che si affidi in modo totale e definitivo al giudizio di una sola persona: di fronte a un’opera d’arte la posizione di questo o quel critico viene scandagliata e sezionata in una ridda di pro e contro; altrettanto accade al cinema, a teatro, nella musica classica e pop. E per la tv, almeno fino a quando cala il giudizio salomonico di Grasso, che dalle colonne del Corriere della Sera dispensa un’analisi assunta a paradigma: se lo dice lui è così, e se non è così lo diventa – proprio perché l’ha detto lui.
Non suona allora come una semplice promozione, ma come un’autentica investitura il pezzo uscito pochi anni fa sul quotidiano di via Solferino: “Sky Arte sta diventando interessante”.
Attacca soft Grasso, nell’analisi di una programmazione che considera innovativa per l’approccio trasversale al concetto di cultura, tema che “nella tv italiana si è manifestata come qualcosa di episodico, di occasionale, di inaspettato: quando appare sullo schermo, ha inevitabilmente le forme dell’apparenza, è timido sussulto, vibrazione esteriore”. Mettendo nero su bianco il paradosso secondo cui le trasmissioni per definizione “culturali” finiscono in realtà spessissimo per non esserlo, offendendo un’intelligenza “più volte sfregiata, se non umiliata”.
Cosa piace a Grasso di Sky Arte? La trasversalità, evidentemente. Se è vero che “La cultura è un carattere delle cose, non una posa, non lo stato d’animo di chi si riempie la bocca con la parola cultura”. E così bene la serata tributo ai Clash, messa sullo stesso piano della serie animata che racconta gli incontri che hanno cambiato la storia del costume e del nostro modo di pensare: Destini Incrociati Hotel, dove ci si imbatte nella coppia Gauguin – Van Gogh ma anche nel duo composto da Mapplethorpe e Patti Smith.
Ma è così difficile lavorare in questo senso? Sì, se la tv non “riconosce più il fondamento stesso della cultura: un sapere che si assimila alla ricerca di un assoluto, sciolto da qualsiasi vincolo di obbedienza al corpo sociale”. E se cade nei tranelli di meccanismi inefficaci: “in Rai, con la lottizzazione, ogni iniziativa culturale ha quasi sempre un retroterra infelice”.

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