Bernabè presidente del Palazzo delle Esposizioni a Roma. O quasi. 15 giorni di mandato esplorativo prima della nomina definitiva. Alleanza Palaexpo-Mart all’orizzonte?

Fumata grigia. Neanche un nome forte e indiscutibile come quello dell’ex presidente di Telecom nonché presidente del Mart di Rovereto Franco Bernabè riesce a mettere tutti d’accordo per la guida dell’Azienda Speciale Palaexpò. Uscendo dal decisivo incontro in Campidoglio con un fumoso “mandato esplorativo” (Prima Repubblica docet), che mette ancora più a nudo i difficili equilibri che […]

Franco Bernabè

Fumata grigia. Neanche un nome forte e indiscutibile come quello dell’ex presidente di Telecom nonché presidente del Mart di Rovereto Franco Bernabè riesce a mettere tutti d’accordo per la guida dell’Azienda Speciale Palaexpò. Uscendo dal decisivo incontro in Campidoglio con un fumoso “mandato esplorativo” (Prima Repubblica docet), che mette ancora più a nudo i difficili equilibri che il sindaco Ignazio Marino evidentemente fatica a gestire.
Stupisce infatti che non si sia riusciti ad annunciare alla presidenza il manager trentino, malgrado una condotta della selezione con forzature che hanno fatto storcere il naso a più di un osservatore: una candidatura infilata fra le 30 pervenute a tempi abbondantemente scaduti, che di fatto inficiava la selezione palesando che la forzatura celava un’opzione ben precisa, confermata da dichiarazioni pubbliche pro-Bernabè, come quella dell’assessore Barca. Prassi evidentemente consentite dalle norme: ma a fronte delle quali si esce ancora una volta con un nulla (o poco) di fatto. Perché, infatti, inserire questo “interregno”, 15 giorni durante i quali consultarsi con i soggetti coinvolti nelle attività del Palaexpò e con le altre realtà del mondo della cultura romana, se non per vincere resistenze alla nomina?
Diverso è il discorso sull’oggetto: il nome di Bernabè. Se qualcuno potrebbe notare una qualche possibilità di conflitto, con lo stesso personaggio alla testa di due delle istituzioni culturali più prestigiose del Paese, come Mart e Palazzo delle Esposizioni (e Scuderie del Quirinale), non sfugge – almeno a noi – che queste stesse motivazioni potrebbero trasformarsi nel punto di forza della nomina. Almeno se le condizioni, non certo facili, come abbiamo notato, consentiranno di mettere in piedi progetti coordinati fra le due realtà, che se gestiti bene – cosa sulla quale Bernabè fornisce ampie garanzie – aprirebbero le porte a qualcosa finalmente di portata internazionale per l’Italia. Le sinergie, che ancora da noi soccombono a localismi o peggio personalismi. Basti pensare – solo come esempio – a una megamostra di Caravaggio (o un nome di caratura paragonabile), strutturata parte a Roma e parte a Rovereto: qualcosa che richiamerebbe attenzione – e visitatori! – da tutto il mondo. Ma per progettare ci sarà tempo, ora dobbiamo aspettare il mandato esplorativo…

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Mauro Defrancesco

    Rieccolo.

  • angelov

    Ma forse non ho capito bene: ma questo signore quante altre poltrone già occupa? Ma perché non affidare la direzione di tutti i musei italiani direttamente a Dio? Lui è senz’altro il più qualificato, e sarebbe l’unico in grado di rimettere le cose a posto. Sembra una bestemmia? Ma son certo che Lui sia così buono, che capirebbe la ragione per la quale è stata proferita, e perdonerebbe; anzi, lo sta già facendo per ogni volta che qualcuno sta leggendo questo commento.