Bartolomeo Pietromarchi nuovo direttore della Fondazione Antonio Ratti di Como. Su Artribune le prime dichiarazioni: puntare su internazionalizzazione e comunicazione

“Sono molto interessato alla dimensione laboratoriale e didattica dell’attività della Fondazione che, in Italia, rappresenta una delle pochissime occasioni per i giovani artisti di educational ai massimi livelli nell’arte contemporanea. E che ha visto negli anni passare molti dei migliori giovani artisti italiani e non solo che oggi sono pienamente riconosciuti a livello internazionale”. La […]

Bartolomeo Pietromarchi (foto Fabio Lovino)

Sono molto interessato alla dimensione laboratoriale e didattica dell’attività della Fondazione che, in Italia, rappresenta una delle pochissime occasioni per i giovani artisti di educational ai massimi livelli nell’arte contemporanea. E che ha visto negli anni passare molti dei migliori giovani artisti italiani e non solo che oggi sono pienamente riconosciuti a livello internazionale”. La fondazione in questione è la Fondazione Antonio Ratti di Como, e le lusinghiere parole di cui sopra – affidate ad Artribune – sono di Bartolomeo Pietromarchi, che è appena stato chiamato a dirigerla. Un nome forte, per un momento importante nella storia dell’istituzione: con il prestigiosissimo Corso Superiore di Arti Visive – oggi rinominato in Artists Research Laboratory – giunto alla ventesima edizione, e con la fondazione che per il prossimo anno prepara le celebrazioni per il proprio trentennale.
Sono molto felice”, prosegue Pietromarchi, che nel ruolo succede a Marco De Michelis, “di iniziare questa nuova avventura in una delle principali fondazioni che in Italia si occupano di arte contemporanea (e non solo), e che vanta il primato di continuità e di eccellenza con i venti anni del CSAV e i trenta del MUST (Museo Storia del Tessuto), con una straordinaria collezione di tessuti dal ‘500 ad oggi”. Attività che potranno ulteriormente crescere con il contributo di un critico che vanta esperienze – per citare solo le preminenti – nella Fondazione Olivetti, alla direzione del Macro e come curatore del Padiglione Italia all’ultima Biennale di Venezia.
Penso che la Fondazione abbia bisogno di un rinnovata azione”, specifica il neodirettore, “che la possa riposizionare tra le massime istituzioni di arte contemporanea in Italia e non solo, attraverso una comunicazione dinamica delle sue attività, di nuove iniziative che ne possano anche valorizzare la nuova sede di Villa Sucota sul Lago di Como, rafforzando così la sua vocazione di punto di riferimento artistico e culturale nazionale ed internazionale”. A cominciare dall’edizione 2014 del CSAV, che vedrà in “cattedra” un personaggio del livello di Tacita Dean…

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