Ballottaggio per il Pecci tra Alberto Salvadori e Fabio Cavallucci. Si allungano le pratiche per la nomina del nuovo direttore del museo di Prato, ma la partita dovrebbe essere a due

Regna il silenzio intorno all’affaire Pecci. Il nuovo direttore avrebbe dovuto esserci già tre settimane fa: aveva concluso i suoi lavori a fine gennaio la commissione incaricata di filtrare le 38 candidature, al fine di individuare una piccola lista di finalisti da sottoporre al Cda del museo. Qualcosa però si è inceppata. A un passo […]

Fabio Cavallucci

Regna il silenzio intorno all’affaire Pecci. Il nuovo direttore avrebbe dovuto esserci già tre settimane fa: aveva concluso i suoi lavori a fine gennaio la commissione incaricata di filtrare le 38 candidature, al fine di individuare una piccola lista di finalisti da sottoporre al Cda del museo. Qualcosa però si è inceppata. A un passo dalla comunicazione ufficiale Vittorio Sgarbi montò un caso, avendo intuito di essere stato scartato dalla shortlist: la commissione, a suo dire, non era regolare. Minacce di ricorso al Tar urlate con incontenibile ira e poi più nulla. Tutto fermo. C’era davvero un’inesattezza nel bando? E il Sindaco di Prato, che pare stimi molto Sgarbi, ci sarà anche lui rimasto di sasso per la clamorosa esclusione secca? Certo è che di shortlist non si è più discusso. E il Cda sta ancora lavorando. Profili, biografie, progetti per il futuro museo da esaminare, per giungere al miglior nome possibile. “L’unico nostro interesse è fare il meglio per il Museo. Potremo anche sbagliare, è umano. Ma qualunque scelta sarà guidata dalle migliori intenzioni: lavorare per il bene di Prato e del Pecci”. Così ci aveva detto Fabio Gori, membro del Cda, qualche tempo fa. E non c’è dubbio che questo temporeggiamento riveli, in prima istanza, il peso di una responsabilità, la consapevolezza di dover individuare una figura determinante, a fronte di un investimento cospicuo da parte delle amministrazioni: il Pecci punta a essere uno dei più importanti centri per l’arte contemporanea d’Italia. In un momento in cui i musei vivono, dal Nord al Sud, un triste destino di crisi istituzionale ed economica.

Alberto Salvadori
Alberto Salvadori

Dunque, nessuna notizia ad oggi. Ma i rumors, quelli sì, prolificano. E giocando un po’ con le voci di corridoio, crediamo di non rischiare troppo nel fare delle ipotesi. Due i possibili candidati al ballottaggio, i cui nomi corrono di bocca in bocca: Fabio Cavallucci e Alberto Salvadori.
Due belle candidature, con specificità nell’ambito del contemporaneo: una figura più matura, con importanti esperienze internazionali alle spalle, inclusi eventi di grande respiro – dalla direzione della Civica di Trento a Manifesta 7 e la Bienle di Sculrtura di Carrara – attualmente al timone del Castello Ujazdowski di Varsavia, tra i più fertili centri d’arte contemporanea della Polonia; l’altro, più giovane, toscano di nascita e direttore del Museo Marino Marini di Firenze, attentissimo agli emergenti e ai mid career, con una predilezione per i new media e i linguaggi sperimentali.
Cosa sarebbe dirimente, qualora la scelta fosse davvero tra i due? Probabilmente a fare la differenza saranno le qualità manegeriali, la capacità di attrarre capitali, di trovare sponsor, di stabilire partnership forti, di far camminare la macchina con efficienza, aumentando le visite e mettendo a regime i servizi. E questo, in fondo, è quello che anche l’amministrazione si aspetta: lo stesso sindaco Cenni, di recente, ci mostrava tutta la sua intenzione di scommettere su un vero rilancio del Museo. In termini di pubblico, di numeri, di prestigio. Un Museo, insomma, che vuole decollare. L’uomo chiamato a condurre i giochi sarà cruciale: nella definizione dello staff, nell’individuazione dei contenuti, nel reperimento delle risorse e nella capacità gestionale. Noi, intanto, abbiamo osato. Niente mezze misure: il futuro direttore del Pecci o arriverà da molto lontano, o sarà già dietro l’angolo. La scommessa è sul tavolo.

 – Helga Marsala
CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • beh va beh

    Cavallucci, ma noh, ma ancora! ma cos’è? Il ritorno dei mordi viventi!!! Alla facciazza del rinnovamento!

    • Savino Marseglia

      Anche nel museo pecci, come altrove, vige il principio dei soliti noti e che l’esiguo pubblico dell’arte passiva non va allarmato. Bisogna scegliere candidati tranquilli che non turbano il sonno a nessuno in particolare al sistema dell’arte salottiero.