A lu tiempo de Pádraig Timoney: fotogallery dal MADRE, per la prima retrospettiva in uno spazio pubblico dedicata all’artista irlandese. Di nuovo a Napoli, città dove ha vissuto quasi dieci anni…

Non può non dirsi fedele alla linea il MADRE di Napoli, che prosegue la sua nuova vita all’insegna di progetti fortemente, strenuamente e romanticamente ancorati al tessuto di una città che ha rischiato di vedere spezzato il proprio legame con il contemporaneo. E che sembra dunque, quasi si trattasse di una reazione antibiotica, buttare fuori […]

Timoney al MADRE di Napoli

Non può non dirsi fedele alla linea il MADRE di Napoli, che prosegue la sua nuova vita all’insegna di progetti fortemente, strenuamente e romanticamente ancorati al tessuto di una città che ha rischiato di vedere spezzato il proprio legame con il contemporaneo. E che sembra dunque, quasi si trattasse di una reazione antibiotica, buttare fuori una febbre irresistibile e irrefrenabile. È un napoletano d’adozione il protagonista della personale che inaugura a quaranta giorni dalla megalitica retrospettiva – ancora in corso – dedicata a Vettor Pisani, costantemente rinnovata e riscaldata da nuovi arrivi, performance, eventi speciali a corredo di un progetto espositivo mai così fluido e dinamico. Le sale al secondo piano del museo, in stretta continuità con la collezione, ospitano la prima indagine mai dedicata da uno spazio pubblico all’attività di Pádraig Timoney, per quasi tutti gli Anni Zero attivo proprio all’ombra del Vesuvio. Dove torna oggi con una cinquantina di pezzi che documentano un percorso eclettico, onnivoro, feroce nel saccheggio sistematico di un immaginario visivo ricchissimo, frutto di una innata capacità di rinnovarsi costantemente. Tutto ruota attorno alla pittura, con l’artista irlandese a presentare, quasi si trattasse di una rievocazione storica, la fedele ricostruzione della sua prima personale in terra napoletana, avvenuta esattamente vent’anni fa: le pareti, spruzzate a mezzo estintore con vernice argentata, si trasformano in pattern astrale, supporto onirico per grandi e piccole visioni di tenera e cruda empatia. Passando dagli iperrealismi alle suggestioni quasi naif, dai richiami pop fino alle spettrali ambientazioni che ammiccano a Magritte.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • aniello pane

    Certo che questo madre continua a darsi la zappa sui piedi con mostre brutte e di dubbio livello. Se non ci sono state altre istituzioni pubbliche che avevano dedicato una personale a questo artista ci sarà stato un motivo, no?
    Non vorrei che questo museo dopo tanto clamore si stesse avviando a fare la triste fine del Pan.
    Quelli che c’erano prima stavano sulle scatole a tutti ma almeno gli artisti sapevano sceglierli ed ogni mostra era un evento.