Tanto neo-pop e un tuffo nel passato a Bergamo Arte Fiera: ecco la fotogallery dal primo appuntamento di mercato del 2014. Dove non mancano le curiosità, spaziando da Hartung e Carroll ai Lucio Del Pezzo degli Anni Sessanta

Un aperitivo non deve saziarti, sennò ti guasti l’appetito e quello che viene dopo nemmeno te lo gusti: finisce che lo mastichi per dovere di firma, senza assaporare, immagazzinando al punto da gonfiarti le guance stile roditore. Il suo scopo è quello di solleticare, stuzzicare; possibilmente – occhio ai buffet da happy hour compulsivo – senza stomacare, […]

Andy a Bergamo Arte Fiera - foto Michela Deponti

Un aperitivo non deve saziarti, sennò ti guasti l’appetito e quello che viene dopo nemmeno te lo gusti: finisce che lo mastichi per dovere di firma, senza assaporare, immagazzinando al punto da gonfiarti le guance stile roditore. Il suo scopo è quello di solleticare, stuzzicare; possibilmente – occhio ai buffet da happy hour compulsivo – senza stomacare, senza irritare. Non ha la presunzione di sanare la fame di collezionisti e curiosi, ma non manca di ingolosire l’edizione numero dieci di Bergamo Arte Fiera, primo appuntamento dell’anno con la carovana italica del mercato. Un centinaio gli operatori in arrivo da buona parte del centro-nord, con la Lombardia a farla da padrona: i nomi più altisonanti stanno imballando le casse per Bologna, ma non per questo le proposte sono necessariamente di secondo piano. Anzi. Gli spazi ariosi del padiglione disinnescano il rischio caos che il bombardamento visuale – non c’è divisione in sezioni: moderno e antico si frullano insieme – potrebbe causare sulle prime. Le solite gallerie? Le solite cose? No. O non del tutto, almeno. C’è tanto pop, ma non necessariamente vincolato agli ormi soliti Andy,Marco Lodola Francesco De Molfetta; sono tecnicamente impressionanti gli ammiccanti ritratti di dive dell’arte e del cinema che il mid-career sudafricano Gavin Rain, ospite del Padiglione Costarica alla Biennale del 2011, propone con la toscana Per Capita. Un puntinismo formato 2.0 il suo, con grossi pixel concentrici che sfruttano le teorie delle neuroscienze per indurre l’occhio a comporre l’immagine dipinta. Esordio ironico a Bergamo per la Five Gallery, aperta a Lugano solo nel 2012: a tenere banco le composizioni dell’emergente Not Important, eterogeneo nelle sue provocazioni piazzate su tableau che incastrano banconote, pillole di Viagra, classici della letteratura italiana e francese sgretolati e devastati.
Qua e là spuntano i big. Lawrence Carroll dalla genovese Michi Pasto e i leggendari Uomini politici di Sergio Lombardo con la galleria Luca Tommasi; arrivano dagli Anni Cinquanta un Hans Hartung e un Georges Mathieu dell’emiliana Bonioni, sono del 1962 le Emergenze di Lucio Del Pezzo. C’è poi chi gioca a cortocircuiti temporali, quasi ci trovassimo ad Artissima: è la monzese CART, che crea inediti giochi delle coppie accostando nomi storici a nuove leve. Trovi così gli arcobaleni di Francesco Fossati a braccetto con quelli evocati da Sol LeWitt, e poi RichterUncini Zorio con Matteo AntoniniGiovanni Oberti e Jesse Perret.  

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.