Sensing Spaces, reimmaginare l’architettura. Alla Royal Academy di Londra una mostra racconta lo spazio attraverso l’avventura dei sensi

Inaugura alla Royal Academy of Arts di Londra la mostra Sensing Spaces: Architecture Reimagined, curata dalla giovane Kate Goodwin, che dopo un lungo lavoro di selezione ha chiesto a sette studi di ripensare lo spazio delle gallerie, attraverso istallazioni capaci di stimolare i sensi e la memoria dei visitatori. “L’ architettura è il sottofondo sempre presente […]

Pezo von Ellrichshausen_Photo © Royal Academy of Arts, Londra 2014 - foto James Harris

Inaugura alla Royal Academy of Arts di Londra la mostra Sensing Spaces: Architecture Reimagined, curata dalla giovane Kate Goodwin, che dopo un lungo lavoro di selezione ha chiesto a sette studi di ripensare lo spazio delle gallerie, attraverso istallazioni capaci di stimolare i sensi e la memoria dei visitatori. “L’ architettura è il sottofondo sempre presente della nostre vite  – afferma la curatrice – e spesso non ci rendiamo conto dell’impatto che ha. Abbiamo sfidato gli architetti a creare un’esperienza che ecciti i sensi e stimoli l’immaginazione. Ci auguriamo di trasformare il vostro modo di pensare gli spazi che vi circondano e il modo in cui vi fanno sentire”.
Coinvolti nomi più o meno noti dell’ establishment architettonico internazionale, selezionati per i loro approcci eterogenei alla disciplina, sempre caratterizzati da una forte relazione col contesto: i Grafton Architects (Irlanda), Diébédo Francis Kéré (Germania/Burkina Faso), Kengo Kuma (Giappone), Li Xiaodong (Cina), Pezo Von Ellrichshausen (Cile), Edoardo Souto de Moura e Álvaro Siza (Portogallo). A tutti è stato chiesto di esplorare gli elementi essenziali dell’architettura creando istallazioni site – specific che coinvolgano il fruitore grazie all’utilizzo di  ambienti, trame tattili, suoni e persino profumi.
La struttura monumentale di Pezo von Ellrichshausen, che occupa la più ampia delle gallerie, rappresenta una sfida per il comune senso della prospettiva, mentre si ispira a un Ko-do – la cerimonia giapponese dell’olfatto – l’opera di Kuma, che mette in evidenza l’importanza del profumo; e se Kéré invita i visitatori ad interagire fisicamente con il tessuto del suo tunnel,  il labirinto ideato da Li Xiaodong crea un senso di compressione in contrasto con l’esplorazione della luce voluta dai Grafton. Le installazioni di Siza e Souto de Moura incoraggiano infine i visitatori a considerare meglio e più da vicino la storia architettonica dell’edificio.
Un documentario, appositamente commissionato dalla Goodwin, completa il progetto: attraverso immagini e interviste vengono approfonditi i profili e le personalità degli architetti, insieme ai progetti e i lavori realizzati in precedenza.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.