Sabrina Mezzaqui incontra i “meditanti” negli spazi della Pilotta di Parma. Leggere, ascoltare, mettersi all’opera: un percorso collettivo, per progettare nuova arte nel Teatro Farnese

Ogni quindici giorni un gruppo di donne, con sporadiche e gradite presenze maschili, si raccolgono nella sala Bocchi della Galleria Nazionale di Parma. Sono “meditanti”, hanno scelto di intraprendere un processo di introspezione e di riflessione, coltivando “un’attenzione quieta alla realtà e una sensibilità paziente”. In regia Sabrina Mezzaqui, protagonista del progetto ideato dalla Soprintendenza […]

Sabrina Mezzaqui, Genesi, 2010, Sfera di 18 cm circa di diametro composta da 360 foglietti di carta stampata, 5,5x5,5 cm cad. tratti da La Bibbia di Gerusalemme, EDB, 19x13,5x6 cm, 12 gru di carta ripiegata - Origami realizzato da Paolo Bascetta su modello di Tom Hull

Ogni quindici giorni un gruppo di donne, con sporadiche e gradite presenze maschili, si raccolgono nella sala Bocchi della Galleria Nazionale di Parma. Sono “meditanti”, hanno scelto di intraprendere un processo di introspezione e di riflessione, coltivando “un’attenzione quieta alla realtà e una sensibilità paziente”. In regia Sabrina Mezzaqui, protagonista del progetto ideato dalla Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici, che le guida attraverso una pratica artistica connotata da lentezza, pazienza, ripetizione e silenzio. Lo scopo, infine, quello di arrivare a un’opera d’arte collettiva che coinvolga la cittadinanza e metta al centro la Pilotta, l’imponente edificio farnesiano contenitore della stessa Galleria, del Teatro Farnese, della Biblioteca Palatina, del Museo Archeologico e di tante istituzioni legate alla tutela e alla conservazione dei beni culturali.
Con una modalità che è propriamente contemporanea, Sabrina Mezzaqui intende instaurare una relazione profonda con persone che non conosce, seguendo il fil rouge dei luoghi che connotano una città spaccata intorno a differenti logiche di valorizzazione delle proprie glorie artistiche: il percorso è quello di un progetto pubblico dal forte carattere performativo, a cui possono assistere i visitatori del museo, accogliendo di volta in volta presenze nuove, in un dialogo senza soluzione di continuità.

Sabrina Mezzaqui, Mettere a dimora, 2008, Un vocabolario della lingua italiana (Lo Zingarelli, ed. Zanichelli) aperto alla pagina “pianta – piantare…”, 25x42 cm, leggio in plexiglas, 100 ritagli di carta, spilli, dimensioni variabili. Galleria Continua, San Gimignano
Sabrina Mezzaqui, Mettere a dimora, 2008, Un vocabolario della lingua italiana (Lo Zingarelli, ed. Zanichelli) aperto alla pagina “pianta – piantare…”, 25×42 cm, leggio in plexiglas, 100 ritagli di carta, spilli, dimensioni variabili. Galleria Continua, San Gimignano

Da molti anni il lavoro dell’artista è fatto di volti, presenze – “sia visibili (scrittori, poeti, …), sia invisibili (tutte le persone con cui collaboro alla realizzazione delle opere)” – e il suo processo manuale di ritaglio, ricamo, cucito, fino alla costruzione minuziosa di origami, assomiglia da vicino a una preghiera collettiva recitata con le mani o, riprendendo il tema della meditazione, a un mandala di sabbia che presuppone un rito  effimero, leggero.
E se l’arte che si fa laboratorio talvolta si trasforma in un’operazione costruita, “come se il pubblico non fosse più in grado di osservare e l’estetica non avesse più niente da dire”, con il duo Sabrina Mezzaqui-Mariella Utili (Soprintendente e prima promotrice del progetto) la riflessione sta assumendo uno spessore inedito, fatto di costanza e di ascolto.
Artribune seguirà gli incontri dei meditanti, intrufolandosi nel  prossimo – il quarto – fissato per il 15 gennaio e scoprendo come si sviluppa un’idea collettiva: osserveremo i cittadini mettersi in opera e i legami che si creeranno tra loro e con l’artista, sensibile pilota di un’armata pacifica che intende rendere aperta e permeabile la fortezza della Pilotta. Attraverso la bellezza.

– Marta Santacatterina

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.