Presto a Londra un museo dedicato a Jimi Hendrix, nell’appartamento abitato dalla rockstar a Mayfair. Oltre un milione di sterline per allestire l’immobile, in parte occupato da… Händel!

Gli ipse dixit in questi casi si sprecano. Soprattutto perché a diffondere la notizia sono tabloid e magazine britannici, sempre piuttosto generosi quando si tratta di soffiare sulle braci della mitologia popolare contemporanea. Tant’è che dagli stralci di qualche vecchia intervista dimenticata si evince che sì, proprio lui in persona, avrebbe definito quell’appartamento londinese al […]

Jimi Hendrix

Gli ipse dixit in questi casi si sprecano. Soprattutto perché a diffondere la notizia sono tabloid e magazine britannici, sempre piuttosto generosi quando si tratta di soffiare sulle braci della mitologia popolare contemporanea. Tant’è che dagli stralci di qualche vecchia intervista dimenticata si evince che sì, proprio lui in persona, avrebbe definito quell’appartamento londinese al civico 23 di Brooke Street come l’unica casa che abbia mai avuto. Verità o leggenda che sia un dato è incontrovertibile: in queste poche stanze a Mayfair ha vissuto per nove mesi, dall’estate del 1968, un certo Jimi Hendrix. E qui tornerà a risiedere presto, in forma ovviamente solo evocativa e spirituale: al via i lavori per la nascita del museo destinato a ricordare quello che, a torto o a ragione, viene considerato il più importante chitarrista rock di sempre. Ammonta a un milione e duecentomila sterline la somma stanziata dall’Heritage Lottery Fund, il programma che destina a progetti culturali – un po’ come fa in Italia Lottomatica – parte del denaro speso ogni anno dagli inglesi nelle più svariate forme di gioco; un tesoretto stanziato per restaurare l’abitazione, dotarla di arredi originali d’epoca (in parte recuperati da Kathy Etchingham, compagna di Hendrix all’epoca del suo soggiorno a Londra) e riallestire i memorabilia qui rimasti dopo la prematura scomparsa della star. Non una decisione presa all’improvviso, semmai la volontà di dare continuità alle sporadiche aperture su richiesta di fan club e vip del rock, protagonisti di pellegrinaggi a limite del feticismo. In quella che, ironia della sorte, è attualmente sede degli uffici di un altro museo dedicato a un Signore della Musica. Un po’ più compassato, altrettanto geniale ma certo meno estroso ed eretico: una sola porta di distanza e al numero 25 della medesima Brooke Street ha vissuto, un paio di secoli prima di Hendrix, Georg Friedrich Händel.

– Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.