Parte a Milano Rivoli2: fotogallery dalla mostra di Marco Bongiorni che inaugura l’attività della neonata fondazione, spazio ibrido offerto alla creatività giovanile. Guardando a Brera, al Piccolo, allo IED…

È in sella alla Obaobabike di Marco Bongiorni, visionaria bicicletta con cavalletto incorporato che si presta a spericolate suggestioni en plein air, che comincia il viaggio di Rivoli2: una personale dell’artista milanese inaugura formalmente, a un passo dal Piccolo Teatro Strehler, l’attività di uno spazio ibrido, eclettico, intrigante. Ironico nel giocare sulla suggestione un indirizzo, […]

Rivoli2, personale di Marco Bongiorni

È in sella alla Obaobabike di Marco Bongiorni, visionaria bicicletta con cavalletto incorporato che si presta a spericolate suggestioni en plein air, che comincia il viaggio di Rivoli2: una personale dell’artista milanese inaugura formalmente, a un passo dal Piccolo Teatro Strehler, l’attività di uno spazio ibrido, eclettico, intrigante. Ironico nel giocare sulla suggestione un indirizzo, il civico due di via Rivoli, che sulle prime stabilisce ardite connessioni con l’omonimo castello, portando a equivoche idee di clamorosi traslochi o stupefacenti sdoppiamenti. Il museo piemontese non c’entra niente, l’anima è profondamente e radicalmente made in Milano per una fondazione di partecipazione nata su iniziativa di una società che si occupa di turismo culturale, e che si propone come luogo di sperimentazione e palestra per creativi in via di emersione. Nei campi più diversi.
Si parte con l’arte visuale, traslando nei tre piani freschi di restauro la wunderkammer di Bongiorni, tra reminiscenze enciclopediche e cronache della guerra nei Balcani, maschere da tribù urbane, pitture violente, (di)segni graffianti che traducono il senso di stordimento e brutale spaesamento di una generazione – quella dei trentenni oggi – schiacciata tra la fugace ed effimera memoria di un passato dorato e l’intangibile miraggio di una rinascita di cui non sarà protagonista. A Rivoli2 si espone, certo: ma non siamo in una galleria. E così nascono i contatti con i vicini di casa del Piccolo Teatro e quelli con l’Accademia di Brera, per elaborare progetti che coinvolgano a più livello gli studenti; ci si spinge fino allo IED, con tre gruppi di ragazzi al lavoro su una tesi destinata a trasformarsi nella campagna di comunicazione dello spazio.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.