Lo pseudo-Mondrian al Circo Massimo è abusivo? S’infittisce il mistero sulla scultura planata nel cuore di Roma. E il Ministero: “la rimuoviamo!”. Eccola anche in video

Ieri avevamo parlato di “mistero”, e oggi ecco già le prime conseguenze della nostra piccola inchiesta sulla improbabile scultura contemporanea firmata dall’artista Francesco Visalli e comparsa da qualche tempo in una delle zone più poetiche, letterarie, storiche, archeologiche paesaggistiche, artistiche della città di Roma. A seguito del nostro articolo, il quotidiano freepress Leggo è uscito con un trafiletto – […]

Ieri avevamo parlato di “mistero”, e oggi ecco già le prime conseguenze della nostra piccola inchiesta sulla improbabile scultura contemporanea firmata dall’artista Francesco Visalli e comparsa da qualche tempo in una delle zone più poetiche, letterarie, storiche, archeologiche paesaggistiche, artistiche della città di Roma. A seguito del nostro articolo, il quotidiano freepress Leggo è uscito con un trafiletto – a firma Valeria Arnaldi, e ricordatevi questo nome perché ci sarà utile in futuro – in cui si spiegava la natura totalmente abusiva dell’opera. Una provocazione piazzata lì per riflettere sul disinteresse verso l’arte contemporanea. Provocazione riuscita, per la verità, se è vero come è vero che l’opera era allestita dalla fine di novembre e che per ben due mesi è stata indisturbata lì senza che nessuno (neppure il Primo Municipio, che ha sede a 150 metri) si chiedesse chi l’avesse autorizzata. Ormai la stratificazione burocratica – unica al mondo – di enti e di competenze fa sì che qualsiasi elemento urbano fuori contesto venga non solo considerato normale, ma potenzialmente autorizzato “da qualcun altro”. È il ragionamento di Nathalie Naim che, pur attivissima consigliera del Primo Municipio, ha spiegato di transitare tutti i giorni davanti all’opera, di schifarsi tutti i giorni per la sua incongruenza, ma di non essersi mai chiesta chi l’avesse autorizzata, considerando la sua presenza del tutto compatibile con il dedalo di bizantinismi utili a installare qualcosa sul territorio. “D’altronde”, aggiunge Naim, “a cinque metri, proprio sul Belvedere Romolo e Remo, c’è o non c’è un orrendo camion bar che deturpa il panorama sui Palazzi Imperiali? E allora chi poteva sorprendersi per una scultura?”.
Se voleva dimostrare la fallacia delle istituzioni e il disinteresse dei cittadini, tuttavia, Francesco Visalli attuando la sua performance nel contesto romano ha dimostrato di voler vincere facile. Certo la responsabilità che si è assunto non è da poco: cosa sarebbe successo in caso di incidente? Se qualche vettura, andando fuori strada, avesse impattato su un manufatto non previsto in quel punto, alto tre metri e pesante tonnellate? Ma d’altronde, dice l’artista al fatto: “era un’azione di protesta per capire quanto tempo avessero impiegato le autorità ad accorgersi”. Peccato che prima delle autorità ce ne siamo accorti noi, interrompendo la bizzarra performance. Ma poi: è vero che la scultura è lì da così tante settimane? Ed è vero che nessuno l’ha autorizzata? Domande legittime se, come è facile dimostrare, la persona che ha pubblicato l’articolo rivelatore su Leggo è la stessa Valeria Arnaldi che ha curato ed ha scritto i testi critici sul progetto stesso. Insomma colei che ha seguito l’operazione, ora su un quotidiano ne parla in maniera distaccata con tanto di “pare”, “sembra” e “potrebbe”. Dove sta la verità? Lo si potrebbe scoprire a monumento rimosso, visto che la sottosegretaria al Ministero della Cultura Ilaria Borletti Buitoni, sollecitata da Artribune su Twitter, ha risposto perentoria: “la scultura in questione non ha nessuna autorizzazione, ne abbiamo chiesto la rimozione ai Vigili”. Intanto voi “godetevela”, per così dire, nel nostro video.

  • Giulia

    Accertare le dinamiche e le responsabilità è doveroso, lanciare una petizione per rimuovere l’opera incriminata altrettanto. Cecità o connivenza delle istituzioni e degli uffici deputati? Sia che si tratti di un’operazione autorizzata o di una collocazione abusiva il fatto in sé è un discutibile monumento alla possibilità di colonizzare luoghi pubblici, collettivi in nome di un’autoreferenzialità manifesta che con la cultura, la peculiarità del luogo e le esigenze di cittadini e fruitori non ha niente a che fare.

  • Alberto

    per me è lì solo per la premiazione de La Grande Bellezza in caso di Oscar!

  • L’indistinguibilità tra un intervento/monumento ‘ufficiale’ ed uno ‘abusivo’ non fa che ribadire quanto detto precedentemente.

    https://www.facebook.com/SpaziDocili

  • angelov

    Ma se un artista come Banksy lascia dei lavori provocatori a Londra o a New York, è tutto normale; la stessa cosa, a Roma, provoca tutto questo sconcerto. Il fatto tragico è che queste sono solo delle punte di Iceberg, e che il nostro bel paese è in una momento culturale che definirlo suicida, è dir poco…perché il suicidio non è solo commesso da individui, ma da gruppi di individui od intere popolazioni.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Veramente non ci vedi differenze di nessun tipo, estetico, politico, allestitivo, metodologico, niente? Scusa Angelo ma mi pare una boutade la tua. Come dire che se stringi la mano a qualcuno o gli dai un pugno non cambia nulla, sono entrambi contatti fra epidermidi. Con questo sofismo si trovano uguaglianze fra qualsiasi coppia di oggetti, azioni, eventi ecc. Ma l’utilità operativa di un sofismo, una volta “scoperto”, è nulla. Tempo perso, insomma.

      • angelov

        La differenza tra una carezza ed uno schiaffo, sta solo nella velocità di esecuzione del gesto… a Roma va tutto a rilento rispetto a Londra, culturalmente parlando, per cui noi stessi tendiamo a giudicarci meno duri degli anglosassoni, e così facendo ricadiamo nel nostro tipico peccato di ipocrisia, che tutto annacqua e sbiadisce in nulla.

        • A Roma e in Italia va tutto a rilento perchè manca totalmente una cultura critica. Come hanno detto anche altri, qui nessuno è entrato nel merito delle questioni. Ci si limita al si/no, mi piace/non mi piace (come in politica o nei rapporti sociali. In Italia domina la cultura da clan, tribale: o sei dei miei e perciò sei ‘amico’ a priori oppure sei un ‘nemico’, a priori). Tra una carezza e uno schiaffo c’è una differenza di sostanza, altrimenti si precipita nel relativismo totale che domina in questo paese. E’ la mancanza di parametri per giudicare e l’insofferenza a qualsiasi giudizio di merito che rende Roma e l’Italia provinciale…

          • angelov

            Ma la mancanza di una cultura critica, è appunto ipo-crisia; per quanto riguarda lo schiaffo e la carezza, mi riferivo all’aspetto tecnico del gesto, un paradosso improponibile.

    • Peccato che questo NON sia un lavoro provocatorio…

    • Totalmente d’accordo, invece, sul fatto che quando un popolo decida di perdere sé stesso, non c’è forza che lo possa salvare…

  • marcina

    A Berlino, Porta di Brandeburgo, Marc Bijl fece un’operazione analoga, posò una scultura in cemento. Dopo molto tempo fu rimossa

  • Gianni Usai

    Visalli sindaco…!!!

  • Giuseppe

    Intanto l’ opera mi piace.
    Purtroppo, in questa italia ci siamo imposti di non guardare + nulla, a cominciare dalle schifezze (strade rotte, abusivismo edilizio, battone sulle strade, diseducazione stradale, politici corrotti, ecc…) x cui alla fine non vediamo le bellezze attorno a noi.
    Ennesima dimostrazione che la burocrazia italiana non serve a nulla di positivo.

  • Alessandro

    Fosse stato un Banksy, tutti a lodarne il genio. Ma è stato un Visalli, e allora giù botte. Pecoroni ben allineati del circoletto snob…

  • E se fossero i bambini impiccati di Cattelan? La scultura è sopravissuta perchè si adatta e si mimetizza al gusto e alla pratica locale romana….che si può sintetizzare nel “cose a caso”. Ma mi chiedo che funzione abbia oggi l’arte? Con artisti narcisi che lasciano il loro ennesimo segno..perchè?Temo che l’opera sia semplicemente un accessorio. Un simulacro di una fantomatica verve poetica fine a se stessa.

    Tempo fà Massimo Grimaldi invece di proporre l’ennesima colata di cemento per un ‘opera al Maxxi ha finanziato un ‘ospedale di Emergency…allora è questo l’arte? Una forma di elemosina buonista? L’artista migliore è quello che dona di più? Billa Gates dona ogni anno in beneficenza milioni di dollari, vince lui?

    Io credo che il valore concreto dell’arte contemporanea sia nei modi e negli atteggiamenti che tutti noi possiamo usare nella vita di tutti i giorni. Le opere d’arte sono testimoni che discendono da questi modi e atteggiamenti, e l’arte è una palestra-laboratorio per allenare e sperimentare questi modi e atteggiamenti.

    Peccato che non esistano critici e spettatori veri, ma (almeno in italia) solo un pubblico di artisti e addetti ai lavori. Questo spinge alla mediocrità generale. Cosa molto rassicurante per tutti.

    lr
    http://whlr.blogspot.it/

    • Alberto

      ma i bambini impiccati non erano di Goya???

      • Alberto

        anche di Cattelan? non lo sapevo

        • cattelan è una bravo frullatore a attualizzatore, ma questo erano gli anni 90

          • alberto

            ma da quando l’arte visiva si guarda per decenni come fosse il rock?
            ahahahaha

    • Roberto Ago

      Ciao Luca sono Bob, vedo solo ora quanto clamore ha suscitato l’opera/operazione. La cosa più divertente è che se fosse stata autorizzata e realizzata da Gillick, Rehberger o anche Garutti, sarebbe passata per eccellente intervento di arte pubblica, riflessivo e critico, accattivante esteticamente e soprattutto temporaneo, cioè non perenne come purtroppo sono l’immondo coperchio di Meyer all’Ara Pacis o il ponte di Calatrava a Venezia o la Venere steatopigia di Niki De Saint Phalle nella piazzetta di Capalbio (la cui balaustra è anche peggio).
      I miei complimenti all’artista.
      Roberto Ago

  • Lo Snoopy di fuoco comparso su una strada del Cairo, è esistito per un istante. E discende semplicemente dal vedere diversamente il “già noto” e il “già visto”, piuttosto che innalzare nuove opere-monoliti. Come può essere un ready made? Nessuno lo ha fatto con intenzione. E’ vissuto il tempo di un istante, in un determinato luogo, e adesso è ovunque per un tempo indefinito.

  • Giulia

    Secondo me bisogna fare delle distinzioni fra libertà di espressione in generale e opportunità dell’espressione artistica in questione. Prima di esprimermi sono andata a documentarmi sul progetto nel sito dell’autore (http://francescovisalli.it/):

    “VISITARE MONDRIAAN (INSIDE MONDRIAAN) prima ancora di essere un libro, è un grande progetto per una grande esposizione.

    Si tratta di un approfondito studio sull’opera astratta di Mondrian che porterà alla esecuzione di una numerosa serie di nuove opere pittoriche, sculture e installazioni. Nonchè a qualsiasi altro tipo di applicazione nel campo dell’architettura, dell’arte e del design. L’intero progetto è racchiuso in un volume, di prossima pubblicazione, dove sono virtualmente rappresentate tutte le opere che Visalli intende realizzare.

    Il volume si compone di circa 800 pagine, con molti testi esplicativi e critici, in italiano ed inglese, e con oltre 400 immagini a colori.

    L’opera trae origine dal progetto “Visitare Mondriaan” quale inevitabile completamento dello studio che ha condotto alla formulazione di una serie di opere pittoriche. In particolare, l’opera qui esposta, raffigura, in forma scultorea, gli ultimi due dipinti presentati nel libro Visitare Mondriaan, inerenti il quadro originale dal titolo “Place de la Concord” (B321)”

    A prescindere dal fatto che ogni elemento nato dall’ingegno umano può essere suscettibile di molteplici interpretazioni socio-culturali, non ho trovato a livello formale e contenutistico giustificazioni alla presenza in quel luogo e in quel momento dell’opera in questione, quanto piuttosto la volontà di affermazione grandiosa del monolito e in sé e del suo autore. Che pertinenza ha con la specificità del contesto storico, culturale, ambientale in cui è situata e con cui dovrebbe dialogare, sia i termini paesaggistici, sia in termini simbolici? Per materiali e colori, dimensioni, scelta del soggetto, stride vistosamente con l’ambientazione e s’impone senza dialogare. Allo stesso modo non si capisce la necessità di celebrare un Maestro come Mondrian in quel punto specifico, mentre altre posizioni (una città olandese, previo bando pubblico, ad esempio) sarebbero risultate più consone. Indipendentemente dagli esiti, il murales di Kentridge dialoga con il supporto antico nello spazio e nel tempo delle stratificazioni di smog, un intervento di Bansky solitamente valorizza spazi di fruizione marginali con aspetti di critica sociale, l’operazione del “moderno Michelangelo”, povero e precario, ha precisi intenti di denuncia sociale e culturale.

    Ora: la scultura è lì: a questo punto trovo che la via della petizione sia la più democratica, anche perché apre le porte al dibattito e alla riflessione (resta lì? / Non resta lì?), mentre farla semplicemente rimuovere dai vigili dopo mesi di noncuranza istituzionale sarebbe una presa in giro.

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  • Daniele Capra

    Trovo di scarso interesse l’opera, non l’operazione. E comunque mi dà molto più fastidio il pomposo monumento a Mazzini, pieno di retorica, realizzato con tutte le autorizzazioni del caso…

  • angelov

    Tutta l’operazione ha un punto debole, che consiste nel fatto di essersi dovuta smascherare da se stessa.
    1) il pubblico: ormai così abulico e passivo, non si è manco reso conto della cosa;
    2) le autorità competenti: indaffarate sempre in altri ambiti, e così coinvolte in involuzioni burocratiche sempre in frenetico e sconclusionato divenire, figurati…
    3) chi ha promosso l’evento: ha fatto come quel pescatore a cui, non abboccando alcun pesce, se ne è andato finalmente in pescheria…

  • Mario

    Tutti scandalizzati ora, ma pare che fosse lì da due mesi e nessuno se ne è accorto. Grandi osservatori che siamo. Comunque, forse un senso si potrebbe anche trovare a tutta l’operazione, ma Mondrian lì non c’entra veramente nulla…

  • La cosa interessante non è l’operazione (queste cose avvengono da sempre) o l’opera (ennesima citazioni di altro artista storico) quanto l’incapacità di fare le differenze. Diciamo “mi piace/non mi piace” ma non riusciamo ad uscire da un giudizio soggettivo, come scegliere le scarpe del guardaroba. Tanto vale che scelga un burocrate o un sopraintendente per noi. La cosa da abbattere è il NON DETTO che permane sempre intorno all’opera, sia questa o l’ennesima dentro alla galleria cool Zero o T293.

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  • flavio fanicchia

    Non riesco veramente a comprendere come la tolleranza e ormai la superficialità regalata all’aggressiva forma imposta dai writers, sia inversamente proporzionale all’indignazione per questo dono di un artista che a me ha emozionato, complice forse l’alba che omaggia la città eterna dall’Aventino, che accarezza il Circo Massimo e ama, baciando il Palatino…Questo filtro di colori posto su geometrie nette realizzano micro galassie attivando vortici di adrenalina.
    L’arte non è brutta e non è bella, semplicemente…arriva.
    Lasciando libertà anche al clamore e le retoriche, sento di dire “Grazie Francesco Visalli e grazie Roma”…Flavio.