La ragazza con l’orecchino di perla arriva a Bologna. In ottima compagnia. Artribune vi regala i primi scatti della mostra dei record: già 100mila biglietti una settimana prima dell’apertura

Il suo arrivo in Italia è il frutto di una trattativa durata un paio di anni, dal momento in cui il Mauritshuis Museum de L’Aia è stato chiuso per lavori di restauro e ampliamento e una parte delle collezioni del Museo è stata riallestita presso il Gemeentemuseum, sempre a L’Aia. Un nucleo, però, è stato […]

La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna

Il suo arrivo in Italia è il frutto di una trattativa durata un paio di anni, dal momento in cui il Mauritshuis Museum de L’Aia è stato chiuso per lavori di restauro e ampliamento e una parte delle collezioni del Museo è stata riallestita presso il Gemeentemuseum, sempre a L’Aia. Un nucleo, però, è stato concesso ad alcune sedi internazionali in Giappone (a Tokyo e Kobe) e negli Stati Uniti: come unica sede europea, e ultima prima del definitivo ritorno nel museo rinnovato, la scelta è caduta su Bologna e su Palazzo Fava.
Parliamo de La ragazza con l’orecchino di perla, capolavoro di Jan Vermeer, che dall’8 febbraio al 25 maggio sarà dunque a Bologna all’interno di una raffinatissima mostra sulla Golden Age della pittura olandese, curata da Marco Goldin e – tra gli altri – da Emilie Gordenker, direttrice del Mauritshuis, dove il dipinto è conservato, e dal quale provengono tutte le opere in esposizione. “Vorrei che il pubblico si ponesse davanti a questo quadro non soltanto come a un’icona pop, ma anche come a una rappresentazione sublime della bellezza dipinta. In questo quadro tutto vive dentro una sorta di silenzio crepitante, che chiama ognuno di noi verso il luogo dell’assoluto” dice Goldin. A Bologna il capolavoro sarà accompagnato da altre 36 opere dello stesso museo scelte appositamente per questa sede; ci sarà Diana e le sue ninfe, altra opera di Vermeer, ben quattro Rembrandt e poi Frans Hals, Ter Borch, Claesz, Van Goyen, Van Honthorst, Hobbema, Van Ruisdael, Steen: tutti i massimi protagonisti della Golden Age dell’arte olandese.

Nelle aspettative degli attori coinvolti, questa esposizione riporterá finalmente Bologna al centro del dibattito culturale italiano, artistico e turistico. Alcuni numeri: già registrate 100mila prevendite, da tutte le province italiane e perfino dall’estero. Attesi 230mila visitatori in 3 mesi; per aumentare questa soglia si stanno valutando eventuali proroghe sull’orario di visita. Intanto per l’opening dell’8 febbraio Palazzo Fava rimarrà aperto fino alle 2 di notte. Noi vi anticipiamo una ricca fotogallery ed un breve video con Goldin che racconta il dipinto protagonista…

– Federica Patti

Dall’8 febbraio al 25 maggio 2014
La ragazza con l’orecchino di perla. Il mito della Golden age Da Vermeer a Rembrandt. Capolavori dal Mauritshuis
Mostra a cura di Marco Goldin, Emilie E.S. Gordenker, Quentin Buvelot, Ariane van Suchtelen, Lea van der Vinde
Palazzo Fava – Bologna
www.genusbononiae.it/index.php?pag=312

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Federica Patti
Federica Patti (Bologna, 1983) è curatrice che vive e lavora a Bologna. La sua ricerca si concentra sulle arti multimediali, su progetti interattivi e partecipativi e sulla scoperta di giovani artisti emergenti. È uno dei membri fondatori di roBOt, festival internazionale dedicato alle arti digitali e alla musica elettronica. Dal 2010 gestisce a Bologna SPAZIOBARNUM, uno spazio non profit dedicato alla presentazione e allo sviluppo di tutti questi argomenti di ricerca. Nel 2012 è entrata a far parte de LaRete Art Projects; ha lavorato come project manager per "Aelia Media" di Pablo Helguera. Ha partecipato alla realizzazione della mostra video “The Eye of the Collector”. Insieme a Julia Draganović ha curato “Funding for Isola”, quarta tappa della serie "Click o Clash? Strategie di collaborazione".
  • paolo

    paese di capre

  • Mario Conti

    100.000 in una settimana è una bella notizia? Secondo me è una brutta notizia; anzi non è una notizia. Scattano molle come in un vecchio divano: il presenzialismo, il feticismo su un oggetto lanciato da un medium di massa (in questo caso il cinema); lo specchietto per le allodole (se non fosse presente la Ragazza, a quanti zeri arriverebbe il contatore dei biglietti?).
    Qualcuno obietterà che il fine giustifica i mezzi; sarà vero; ma secondo me i più pianteranno la bandierina davanti al Ritratto del titolo, daranno un’occhiata remota e distratta a tutto il resto (tra cui probabilmente figureranno opere più intriganti), e se ne andranno. Per poter propagare il messaggio virale, l’imperdibilità di un’opera del ‘600 che fino al 2003 (o al più al 1999) nessuno di loro conosceva o, vedendola, degnava di un secondo sguardo.

    • Angelov

      Scusi, ma la sua è una visione standard che non tiene conto di fattori importanti: siamo di fronte ad un’opera d’altissimo valore, ma molto comprensibile e comunicativa per la tecnica utilizzata, per quello che è il livello medio delle persone, per cui capace di attirare molti visitatori e sopratutto di piacere alla maggioranza, il che non è poco: in un mondo di cloni artistici, finalmente il trovarsi di fronte ad un originale, sarà per molti un’esperienza che non necessita di spietate analisi sociologiche del tipo “come spezzare il capello in quattro e… rimanere calvi”.

      • mario conti

        In fondo credo che abbia ragione lei. Se son rose fioriranno.

  • Massimo

    Certo, molto meglio che quei 100mila vadano a far la fila all’Unieuro per un nuovo smartphone. Come osano anche solo pensare di avvicinarsi a cose come l’arte che sono solo di noi eletti???

    • mario conti

      Proprio non intendevo questo, e non mitizzo l’arte né tantomeno me stesso. Ma attrarre la gente proprio con le tecniche dell’Unieuro non credo che ci faccia crescere poi tanto. Quando vari anni fa furono per la prima volta esposti al Quirinale i bronzi di Riace, faceva un caldo torrido; ma ciò non impedì il formarsi, per quei pochi giorni, di un serpente umano che si snodava sotto il sole di Roma per centinaia di metri, in attesa di poter guardare le due statue per meno dei cinque minuti concessi. Fra quello e gli zero spettatori dell’attuale sede dei bronzi c’è una distanza sospetta, non crede? Le regole del consumo e dello show business, in entrambi i casi. Non le è mai successo di non essere ammesso per esaurimento posti ad un evento su qualcosa che seguiva con dedizione da sempre, per poi vederne uscire alla spicciolata un sacco di gente, evidentemente appagata dall’aver timbrato il cartellino ma presto annoiata dal contenuto?
      Magari si avvicinassero all’arte…