È morto ad Abidjan Frédéric Bruly Bouabré, fra i più grandi artisti africani della storia. Cantore della tradizione e dell’identità ivoriane, era presente anche alla Biennale di Gioni

Per una volta, siamo fra i primi al mondo – forse il primo media in assoluto – a dare una notizia: e non ne siamo certo felici, visto che si tratta della scomparsa di un grandissimo artista, l’ivoriano Frédéric Bruly Bouabré. Uno dei primi creativi africani a guadagnare notorietà a livello mondiale, aveva ribattezzato se […]

Frédéric Bruly Bouabré fotografato da Virginia Ryan nel 2010 ad Abidjan, nella sua casa

Per una volta, siamo fra i primi al mondo – forse il primo media in assoluto – a dare una notizia: e non ne siamo certo felici, visto che si tratta della scomparsa di un grandissimo artista, l’ivoriano Frédéric Bruly Bouabré. Uno dei primi creativi africani a guadagnare notorietà a livello mondiale, aveva ribattezzato se stesso Cheik Nadro, “colui che non dimentica”. Una notizia non ancora veicolata dalla rete, forse perché lui se ne è andato oggi, 28 gennaio, a casa sua, in Costa d’Avorio: noi l’apprendiamo dall’artista australiana Virginia Ryan, alla quale dobbiamo anche le splendide fotografie che trovate in questa pagina. Lei divide ormai la sua esistenza fra l’Italia e appunto il paese africano, e di Bruly Bouabré era divenuta amica personale.
Nato a Zéprégüé nel 1923, fu tra i primi ivoriani ad essere istruiti dal governo coloniale francese. Bouabré esordì creando centinaia di piccoli disegni mentre lavorava come impiegato in vari uffici governativi, opere che raffiguravano soggetti diversi, ispirati al folklore locale, confluiti poi in un più ampio ciclo, intitolato World Knowledge. In seguito ha approfondito il suo linguaggio visivo con immagini simboliche legate anche a testi ispirati alla tradizione orale del suo popolo. Nel 1989 era presente nella storica mostra Magiciens de la Terre, al Centre Georges Pompidou di Parigi, che aprì gli occhi del mondo sull’arte africana, e nel 2002 a Documenta 11, a Kassel; nel corso degli anni è capitato di vederlo spesso anche in Italia, come nella recente Biennale di Venezia di Massimiliano Gioni. Alla Biennale aveva già esposto nel 1993, mentre nel 2007 era presente alla mostra Why Africa?, alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino.

Massimo Mattioli

Le mani di Bruly Bouabré, fotografate da Virginia Ryan nel 2009
Le mani di Bruly Bouabré, fotografate da Virginia Ryan nel 2009
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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.