David Lynch fotografo. In mostra, a Londra, ottanta scatti collezionati in vent’anni. Fabbriche abbandonate, da New York a Berlino, tra inquietudine e decadenza

Dici David Lynch e dici inquietudine, ambiguità, potere del sogno. O meglio, dell’incubo. Pellicole quasi sempre venate di irrazionalità sotterranea, tra eros, follia, derive oniriche, allucinazioni, racconti impossibili: un maestro nella costruzione di universi laterali, in cui la mente s’attorciglia lungo un flusso di immagini sinistre, seducenti come calamite. Questo è il cinema di Lynch. […]

David Lynch, The Factory Photographs

Dici David Lynch e dici inquietudine, ambiguità, potere del sogno. O meglio, dell’incubo. Pellicole quasi sempre venate di irrazionalità sotterranea, tra eros, follia, derive oniriche, allucinazioni, racconti impossibili: un maestro nella costruzione di universi laterali, in cui la mente s’attorciglia lungo un flusso di immagini sinistre, seducenti come calamite.
Questo è il cinema di Lynch. Inconfondibile. E questa è anche, in una maniera differente ma contigua, la sua fotografia. Lynch appassionato e intenditore del mezzo fotografico lo avevamo visto a Paris Photo, nel 2012, con una selezione di 99 scatti, scelti da lui medesimo per Los Angeles Review of Books , tra le opere esposte in fiera. Occhio attento ad atmosfere surreali, voyeuristiche, perverse o romanticamente dark, in linea con quel gusto che lo connota, sul grande schermo.
Adesso, rieccolo a occuparsi di foto, ma stavolta nelle vesti di autore. È attesa per il prossimo 17 gennaio una sua personale, nella londinese The Photographers’ Gallery, dal titolo The Factory Photographs. Occasione imperdibile per scoprire il cuore di un lungo lavoro di osservazione e ricerca: in mostra oltre ottanta fotografie, rigorosamente in bianco e nero, tutte scattate all’interno di vecchie fabbriche fatiscenti, da New York all’Inghilterra, dalla Germania alla Polonia, tra il 1980 e il 2000. Un grande progetto di archiviazione, restituito dallo sguardo lunare del regista americano.

David Lynch, The Factory Photographs
David Lynch, The Factory Photographs

Nessuna presenza umana, negli scorci fotografati, e tutta la potenza visiva affidata a questi luoghi plumbei, decadenti, prepotentemente malinconici. Si attraverseranno così architetture industriali, disegnate da tagli arditi e ombre piene, ciminiere ancora attive e altre addormentate, vetri rotti, ambienti vuoti, spazi di memorie e di solitudine, scheletri di ferro, padiglioni imponenti e cortine di fumo, nebbia, vapore.
Una fotografia cupa, con dentro tutta la poesia di un certo cinema noir, tra surrealtà e mistero. Che siano luoghi reali o soltanto proiezioni della mente, è un fatto inessenziale. Anzi, nel dubbio sta il segreto che fa, di queste immagini, dei piccoli dispositivi di disorientamento e inabissamento. Dalla luce dello schermo a quella impressionata sulla carta, lungo pellicole inquiete. Ai confini della notte.
Un volume, edito da Prestel, raccoglierà il corpus di foto, per un costo di 40 sterline.

–   Helga Marsala

The Photographers’ Gallery
16-18 Ramillies Street, Londra
opening: 17 gennaio 2014
fino al 30 marzo 2014
www.thephotographersgallery.org.uk

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
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  • carlo

    Articolo penoso. Ai confini della notte… già.

  • Great! genious !

  • L’articolo riassume efficacemente e appassionatamente , a parte forse qualche divagazione di troppo anche se utile per delineare maggiormente la personalità dell’autore, qual’è in sintesi l’essenza dell’opera di Lynch……è probabile invece che la notte imperversi più in coloro che hanno occhi e orecchi per non vedere e per non sentire.

  • Carlo

    Di Lynch “fotografo” si può tranquillamente farne a meno

  • Se si guarda alla fotografia solo come un medium per la realizzazione delle immagini dal punto di vista tecnico-professionale posso essere anche d’accordo, ma se si va oltre a questo aspetto allora il discorso cambia completamente, e poi Lynch fotografo va inserito nel contesto generale della sua attività artistica, ecco allora che si evidenzia un continuum tra l’uso della fotografia e le altre sue attività, in particolare il cinema.

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