Che ruolo hanno oggi i “musei d’impresa”? Dal toscano Antinori Museum alla Collezione Würth di Capena: su Artribune Magazine i responsabili ne discutono in Talk Show con ricercatori e studiosi

“Fin dagli inizi del nostro percorso è stato fondamentale far capire all’azienda che l’archivio e il museo hanno le potenzialità per diventare un efficace strumento di comunicazione della capacità produttiva dell’azienda e dei suoi contenuti, e che costituiscono un potente veicolo per la propagazione della sua immagine”. Questa la testimonianza di Stefania Ricci, direttrice del […]

L'Antinori Familiae Museum

Fin dagli inizi del nostro percorso è stato fondamentale far capire all’azienda che l’archivio e il museo hanno le potenzialità per diventare un efficace strumento di comunicazione della capacità produttiva dell’azienda e dei suoi contenuti, e che costituiscono un potente veicolo per la propagazione della sua immagine”. Questa la testimonianza di Stefania Ricci, direttrice del Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, sul rapporto fra aziende a musei d’impresa: già, perché è questa realtà – sempre più importante, in un momento storico che tende a comprimere la presenza pubblica aprendo spazi a quella privata – al centro del “Talk Show”, l’ormai attesissima rubrica di Artribune Magazine, il cui numero 17 è in dirittura d’arrivo con destinazione prima Arte Fiera Bologna.
Che valore assume per un’azienda investire in cultura? Questa la domanda posta ai protagonisti del “dibattito” di questo numero: ne emerge un atteggiamento propositivo e curioso, che fa ben sperare in un futuro caratterizzato da nuove sinergie tra impresa e cultura, oltre che tra pubblico e privato. Altri case studies? Non vi vogliamo rovinare il piacere di leggerli nell’insieme, fra le pagine della rivista: i contributors sono tutti di grande prestigio, da C. Sylvia Weber, della Collezione Würth di Capena, a Catterina Seia, Michele Trimarchi, Alberto Meomartini, presidente di Museimpresa, Alessandro Crociata, ricercatore all’Università di Pescara, all’esperta di Sponsoring Elisa Bortoluzzi Dubach, a Marina Mojana, direttore artistico di Galleria Campari, Chiara Rusconi di Antinori Familiae Museum, Alessandro Bollo della Fondazione Fitzcarraldo.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.