Bologna Updates: Flavio Favelli, il divo. Non perdetevi i video della scioccante installazione/performance andata in scena ieri sera all’Oratorio di San Filippo Neri

Come per ogni “grande evento” che si rispetti, tutto è avvolto dal più ristretto riserbo. E infatti nelle ore che precedono, il tam tam si infittisce, e l’”art system” accorre massicciamente all’Oratorio di San Filippo Neri, per assistere all’installazione/performance di Flavio Favelli.Il titolo è La Vetrina dell’Ostensione VI, e si iscrive in una serie di […]

Come per ogni “grande evento” che si rispetti, tutto è avvolto dal più ristretto riserbo. E infatti nelle ore che precedono, il tam tam si infittisce, e l’”art system” accorre massicciamente all’Oratorio di San Filippo Neri, per assistere all’installazione/performance di Flavio Favelli.Il titolo è La Vetrina dell’Ostensione VI, e si iscrive in una serie di eclettici progetti che propone ormai da tempo: e come “testo” accompagnatorio c’è solo la dicitura “Diciannove minuti d’insostenibile bellezza”. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per creare attesa, compresa la suggestiva location, sorvegliata dall’Ecce Homo di Ludovico Carracci. Lunghissima coda di spettatori inferociti che restano fuori da una sala stipata all’inverosimile: si abbassano le luci, si alza l’ideale sipario, e – sulle note di A view toa kill dei Duran Duran! – esce lui, il divo, che mette in scena la più efficace delle dissacrazioni, lasciando allibiti gli ingessati e composti ospiti. Non vi raccontiamo altro: ci sono i video, commentate voi…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Qual.è la differenza con l’andare in una discoteca? La presenza del quadro del Carracci: chi dice ecce homo? Chi è l’homo? Favelli è la risposta ad entrambe le domande. Condanna se stesso. Se è così perchè non dirlo in maniera + economica senza fronzoli? Oppure cerchiamo un’altra possibilità: unire sacro (quadro Carracci) e profano (musica disco) come Delvoye (la famosa porta di calcio). È le discoteche/fatte in chiese sconsacrate? Come sempre viene prima il mondo e poi l’arte.

    • ljdsa

      la differenza è che in discoteca c’è il rischio di divertirsi

  • paolo

    a me paree una minchiata, boh!

  • Favelli è il giovane indiana Jones della prima ora. Questo progetto sembra una forma di cattivo avan spettacolo. Questo ermetismo che cerca di essere colto facendo il leggerone, non serve a nulla. Il fatto che ci fosse molta gente la dice lunga sullo stato dell’arte in italia, siamo arrivati a proporre la propria playlist…chiedo se c’ è qualcuno che la pensa diversamente. Grazie

  • Massimo

    Certo, e i Dadaisti erano degli ubriaconi che giocavano a Scarabeo

  • tullio

    la Berté e i Duran Duran come Vezzoli quando metteva nei video Iva Zanicchi
    e poi dicono che il postmoderno è finito!

  • Favelli è l’ennesimo dadaista…che recupera lo scarabeo e le bottiglie di sua nonna per fare l’opera…sul piano cool internazionale troviamo dan vo…queste cose vanno bene, ma deve essere chiaro che si perdono opportunità davanti ad un pubblico abbandonato e spesso bovino…

  • lgg

    Vorrei chiedere a Massimo Mattioli, o per lo meno a chi nella Redazione ha composto il titolo, a che si deve l’aggettivo “scioccante” ?
    Scioccante perche’?
    Scioccante per chi?
    grazie!

  • Domenico Olivero

    Il percorso creativo di FF è altalenante, ma non è l’unico, attimi di interessante creatività che poi si alternano a periodi di grande banalità, questo evento (x quello che si vede dal video) pare raffazzonato, inutile, privo di espressività, fatto più per far parlare (bene o male l’importante è che se ne parli) che per dire qualcosa

  • Roberto

    ditemi che non l’ha fatto veramente….!!!

  • Sarebbe interessante un confronto tra Arena, Favelli, Di Massimo, Biscotti. Come ottimi Giovani Indiana Jones. La cosa interessante è la necessità di aggrapparsi al passato, sia esso fatto di citazioni storiche, oggetti, immaginari, codici. Ma come loro ci sono ormai decine e decine di giovani artisti su questa strada. Il mercatino dell’usato eccita e inebria questi giovani e meno giovani.

    Ma anche la Biennale di Gioni spesso ripresentava un archeologia artistica, fatta di artisti del passato, giovani indiana Jones (Dan Vo), e cimeli storici (esempio il libro di Jung).

    Non si tratta di ricercare un nuovo futurismo o una forma di avanguardia. Forse sarebbe necessaria una retroguardia, dove il ruolo di artista ormai debolissimo senza PR, prenda consapevolezza della situazione e faccia un passo indietro. Questa cosa non è permessa da curatori ed esperti perchè artisti e opere sono i dispositivi retorici che legittimano e assicurano la posizione e gli stipendi degli stessi esperti. Un pubblico vero ed interessato viene tenuto a distanza, perchè vorrebbe dire anche un giudizio vero ed interessato. Vedi queste iniziative indifendibili. Vedi i laboratori didattici solo per bambini, ecc ecc.

  • Chiara

    ma questa la chiamate Arte? per me è una pagliacciata!

  • Possiamo trovare 1200 citazioni interessanti in qualsiasi cosa accada in una chiesa X, ma questa performance denota per l’ennesima volta il fatto che le generazioni più giovani sono mantenute (in tutti i sensi) in ostaggio dal loro stesso passato, senza rendersene conto. Anzi usando l’arte come medicina capace di sfogare feticismi e ossessioni personali. Per poi alla fine vendere, senza fare tante pippe mentali (Favelli era presente in fiera con quadri da vendere vintage da vendere, come va di moda nei mercatini di tutto il mondo). E anche Favelli ci restituisce un’archeologia del ready made, l’ennesimo mix di oggetti presi dalla soffitta. Fa questo da 15 anni. Forse è stato tra i primi. Ma non se ne può più, ormai in giro ci sono solo “giovani indiana jones”che sono debolissimi e tossicodipendenti da PR, Fondazioni, Curators e cazzi vari che li sostengono. E per i più giovani paga la Nonni Genitori Foundation. Ci sarebbe altra via.

    nella foto: il Giovane Indiana Jones

  • flavio favelli

    Luca Rossi scrivi delle cose non vere a
    cominciare dal chiamarmi giovane.
    Mai fatto citazione storiche, mai scomodato nessun Maestro e nessun Pantheon; non ne ho bisogno per fare le mie opere. Forse ti sbagli con altri. Hai compreso poco della performance, che come gli altri, giudichi da uno spezzone
    ripreso da un cellulare. Non c’è nessun ermetismo e non cerco di essere colto.
    A view to a kill dei Duran Duran ti sembra ermetico e colto? E quali pippe mentali poi? Ma ce l’hai per caso col mercato? Con il Nasci, Consuma e Crepa? Fai l’antagonista? Con me sei fuori strada e di molto. Io ho sempre fatto fiere, mostre in gallerie, in luoghi abbandonati, performance in negozi sfitti, musei e teatri. D’accordo, vuoi fare un incontro fra artisti e un pubblico interessato per discutere in modo adeguato delle opere e sentire varie ragioni?
    Non è una cattiva idea, vorrei chiarire la mia posizione e il mio pensiero e avere la possibilità di replicare le cose non vere che dici e i commenti un po’ cialtroni e di grande squallore che spesso affollanno il commentario a cominciare da quelli qui sotto. L’unico problema forse è che vorrei parlare in
    faccia a una persona e non a un mandante o a un prestanome. Quindi, se organizzi un incontro serio, in
    un luogo pubblico, con una adeguata comunicazione, io non ho problemi, non mi tiro certo indietro, visto che mi inviti pubblicamente, rispondo, anche se credo sia solo una tua sterile trovata. Forse ai commentatori sfugge un cosa sulla
    mia performance: l’importante è che mi diverta io e i miei compagni, non loro. flavio favelli

  • angelov

    In una recente puntata di “Che tempo che fa”, alla domanda di un suo ospite: “Ma lei è un giornalista”, Fazio si è elegantemente defilato rispondendo:”No, io lavoro in Rai, e come tutti qui, non sono capace di fare niente.”
    Nello stesso modo, ma senza l’onestà di ammetterlo, molti artisti quando non sono capaci di fare niente, e si ostinano a sentirsi artisti, si buttano letteralmente nella performance, è lì riescono finalmente ad immergersi in quel bagno di folla consolatore, composto di altre centinaia di migliaia di persone che come loro, si sentono di esserlo, ma non lo sono.
    Con le dovute eccezioni, tipo Beuys, Abramovic etc