Basquiat messo a nudo. A New York una mostra con foto inedite degli anni Ottanta: memorie private dell’artista, immortalate e conservate dalla sua ex fiamma

Paige Powell, fotografa, curatrice e attivista per i diritti animali, decise nel 1980 di trasferirsi da Portland a New York, per iniziare presto a lavorare presso Interview Magazine, rivista fondata da Andy Warhol. Divenne amica e confidente dell’artista, e in quello stesso periodo iniziò una relazione con Jean-Michel Basquiat. Due anni d’amore e di vita insieme. Oggi, […]

Jean-Michel Basquiat, Reclining Nude - The Suzanne Geiss Company, New York

Paige Powell, fotografa, curatrice e attivista per i diritti animali, decise nel 1980 di trasferirsi da Portland a New York, per iniziare presto a lavorare presso Interview Magazine, rivista fondata da Andy Warhol. Divenne amica e confidente dell’artista, e in quello stesso periodo iniziò una relazione con Jean-Michel Basquiat. Due anni d’amore e di vita insieme. Oggi, alcune foto molto intime di Basquiat sono in mostra presso la galleria di Soho The Suzanne Geiss Company, al numero 76 di Grand Street. Immagini in bianco e nero costituite da ingrandimenti dei ritratti 35mm che nel 1983 la donna realizzò con la sua Canon, all’interno del suo appartamento nell’ Upper West Side. Il corpo nudo di Samo viene ritratto in momenti privati di svago (rilassato su un futon, intento a disegnare o mentre guarda dei cartoni animati), all’interno di una stanza in cui si scorgono una serie di dipinti, e poi giornali e fogli sparsi tra i letto e il pavimento. “Avevo cosi tante foto, stampe, video, Polaroid, ed erano tutte finite in alcune scatole, senza che nulla fosse mai stato organizzato”, racconta Paige a Style.com. “Quando le ho ritrovate non ero sicura di volerle esporre. Poi ho pensato: cosa ne avrebbe pensato Jean-Michel? Le avrebbe adorate”.

Diana Di Nuzzo

“Jean-Michel Basquiat, Reclining Nude”
16 Gennaio-22 Febbraio 2014
The Suzanne Geiss Company , New York
www.suzannegeiss.com

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.
  • marco

    un ragazzetto massacrato e ucciso dal buon sistema dell’arte