Atmosfere da Grande Bellezza. Una serata romana, cinque mostre: ecco chiccera ieri sera all’American Academy in Rome…

Prima “uscita” per il nuovo Presidente Mark Robbins alla American Academy in Rome, in occasione di Cinque Mostre. Time and Again, l’inaugurazione che ieri sera ha richiamato nella sede dell’istituzione statunitense tutta la Roma dell’arte contemporanea. Concrete Ghost, a cura di Christian Caliandro, History Recast, a cura di Lindsay Harris, Lumen, Dance Macabre, Found Realities, […]

ph. Fotografie Altrospazio

Prima “uscita” per il nuovo Presidente Mark Robbins alla American Academy in Rome, in occasione di Cinque Mostre. Time and Again, l’inaugurazione che ieri sera ha richiamato nella sede dell’istituzione statunitense tutta la Roma dell’arte contemporanea. Concrete Ghost, a cura di Christian Caliandro, History Recast, a cura di Lindsay Harris, Lumen, Dance Macabre, Found Realities, progetti dei fellows in residenza, sono i titoli delle cinque iniziative in mostra tra le gallerie e gli studi degli artisti.
La prima coinvolge inoltre gli artisti italiani Giuseppe Stampone, Marco Strappato, Nanni Balestrini e Tony Fiorentino, partendo da una frase ispiratrice di Giorgio Vasta, attualmente residente alla Accademia, e con l’idea di creare un dialogo sempre più stretto tra Italia e USA. Durante la serata si sono visti “volti noti” dell’arte romana, da Pino Calabresi ad Achille Bonito Oliva, da Ines Musumeci Greco ai coniugi Bosco, fino ad Antonio Martino e ad Anita Kravos, l’attrice che interpreta Talia Concept ne La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino…

  • non a caso nella grande bellezza c’era una sonora presa in giro di un certo atteggiamento da “aperitivo durante la mostra di arte contemporanea.”

    Bisognerebbe aggiornare le ragioni e le motivazione dell’opera, come le ragioni del ruolo di artista, ormai sostituito da quella del curatore che è colui che parla con il committente. In questo caso l’artista è ovviamente Caliandro. Quelli che chiamiamo artisti sono i colori di una tavolozza per una paesaggio. Quindi questi colori devono essere moderati e in linea con le intenzioni dle curatore di turno.

    Il problema è che il curatore non si può dire compiutamente artista (artista subdolo) e quindi abbiamo un vuoto.

    Tao (letteralmente la Via o il Sentiero)
    Abbaye Notre-Dame de Sénanque, 2013.

    http://whlr.blogspot.it/2013/08/tao-letteralmente-la-via-o-il-sentiero_31.html

    • Alberto

      non vedo il problema!

      se ci fossero in giro artisti portentosi (i Pelè, i Cruyff, i Di Stefano) il tuo discorso avrebbe un senso

      ma poiché tutto è mediamente tanto carino ma nulla più, è normale che si guardi all’allenatore

      • Infatti non c’è problema, ma andatelo a dire a Tosatti, Stampone, o ai tosatti-stampone più raffinati (andreotta calò, grilli, arena, vascellari, ecc ecc).

        Se c’è un problema è che permane un vuoto: gli artisti sono debolissimi e quindi costretti a colori di una tavolozza, ma il curatore, che ha in mano la tavolozza, non si può dire artista. Ossia non produce in modo compiuto. Lo stesso Gioni, della cui biennale si parla come del suo grande film-opera, si perde…in realtà non dice nulla. Quindi abbiamo un vuoto.

        zero project
        ex-ex-ex sede Galleria Zero, Milano, 2009.

    • gianluca cruciani

      Condivido Joker senza artisti niente opere senza opere niente spettacolo,niente riviste,niente curatori niente gallerie nientefiere niente musei.

  • angelov

    L’assistere ad eventi di questo calibro, è un’esperienza praticamente impagabile, senza prezzo: ed infatti non si paga biglietto d’entrata; altrimenti sarebbe solo un evento per quei soliti tre o quattro eletti, che possono permettersi quel pugno di euri in più…

  • giorgio

    foto veramente belle, l’atmosfera è stata intercettata… riguardo al “superomismo” del curatore sono d’accordo, alla fine tutti questi allestimenti non fanno altro che rendere risalto alla figura curatoriale e non agli artisti stessi, le cui opere diventano scenario. vorrei vedere molti più interventi nei quali gli artisti gestiscono spazi con le loro idee, senza far parte di una scenografia da “grande ma noiosa bellezza”

  • luana rossi

    Siamo alle solite ruffiani di turno strano comunque che Caliandro chiami luca rossi alle presentazione dei suoi libri e poi non lho includi all’interno delle sue mostre forse è un colore sbiadito fuori tempo fuori contesto.

  • joker

    C’è una frase di un mio caro amico Giacinto di Pietrantonio che dice : senza opere niente arte , niente spettacolo , niente soldi , niente fiere niente curatori , niente artisti falliti , niente artribune , niente mostre niente di niente solo parole .
    Capisco che questo vi rode.
    http://www.youtube.com/watch?v=wrlew2G6nvA

  • in realtà le opere non ci sono! Perchè se gli artisti sono sfumature sulla tavolozza e il curatore non è comunque un artista compiuto, abbiamo un vuoto. O meglio: opere standard al posto delle quali potremo mettere tutto e il contrario di tutto. Quindi sostanzialmente un vuoto. Quello che fa esistere questi standard sono luoghi e pubbliche relazioni:

    place+rays

    diversamente non sapremo nulla, e l’albero che cade adesso nella foresta non è mai caduto.

    ps_non ho mai partecipato alla presentazione del libro di C. Caliandro, ma ho collaborato volentieri alla sua rubrica Inpratica.

  • Marco Vero

    Luca Rossi non viene invitato semplicemente perchè è scomodo e attinente al presente. I curatori invitano artisti che si incastrano comodamente con la loro mostra-opera senza spostare niente di un centimentro. Anche opere che vogliono sottolineare un problema X sono funzionali e conniventi al problema X.