Natale a Casa Sponge con l’albero d’artista firmato Francesca Romana Pinzari: memorie intime che diventano simbolo di una storia collettiva, con schegge di passato in cornici digitali

È questione di fede, ovviamente. Ma più che nel dogma e nella catechesi in uno spirito ancestrale che si perde nella notte dei tempi; in quel senso di sacralità che avvolge la casa, teatro degli affetti e delle cose più care, fin da quando le candele non si accendevano in nome di santi e martiri […]

L'albero di Natale di Francesca Romana Pinzari per Casa Sponge

È questione di fede, ovviamente. Ma più che nel dogma e nella catechesi in uno spirito ancestrale che si perde nella notte dei tempi; in quel senso di sacralità che avvolge la casa, teatro degli affetti e delle cose più care, fin da quando le candele non si accendevano in nome di santi e martiri ma per invocare la protezione dei Lari. Come ogni abitazione che si rispetti anche Casa Sponge, dimora d’artista (Giovanni Gaggia) offerta ad artisti come spazio dove esprimersi, ha il suo albero di Natale. Operazione che si rinnova da cinque anni, con la commissione di speciali addobbi ad amici creativi: a raccogliere l’invito, in questo 2013, è Francesca Romana Pinzari, che apre il libro dei ricordi facendo del proprio vissuto esperienza diffusa e condivisa. Dietro ogni pallina che trova posto sui rami dell’albero – siano essi veri o in plastica – si nasconde una piccola storia, lemma di un lessico famigliare fatto di colori, sapori, emozioni; quasi si trattasse di una madeleine proustiana in grado di scatenare il flusso della memoria. Pinzari saccheggia l’album di famiglia, le foto di nonni, zii, cognati, cugini; le assembla in carrellate luminose, presenze fantasmagoriche che scorrono sugli schermi di cornici digitali, sostituzione hi-tech dei classici addocci, dei nastri dorati, delle lucette a intermittenza. E in scena va come un film, storia di una vita che è racconto simbolico di tutte le vite, omaggio a una radice culturale non cultuale che trasforma quel nonno, quella zia, quel cugino in un Nonno, una Zia, un Cugino collettivi.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • S.m.

    Ve la potevate proprio risparmiare questa segnalazione! Non era meglio un reportage sulle vetrine del centro?

    • L.T.

      qualcuno rosica? forse non ha nessuna storia da raccontare!