Miami Updates: top e flop. Le cinque cose migliori e le cinque peggiori dell’art week della Florida secondo il nostro insindacabile giudizio

  TOP Pérez Museum. L’architettura Altra zampata niente male del duo di starchitects elvetici Herzog&DeMeuron. Questa palafitta tropicale affacciata sulla laguna di Miami è di una suggestione estrema da fuori e di una funzionalità (parcheggi interrati, auditorium, sale impeccabili) insospettabile da dentro. I progettisti di Basilea assestano un colpo notevole dopo l’inaugurazione di 1111Lincoln a […]

Pérez Art Museum Miami
Pérez Art Museum Miami

 

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Pérez Museum. L’architettura
Altra zampata niente male del duo di starchitects elvetici Herzog&DeMeuron. Questa palafitta tropicale affacciata sulla laguna di Miami è di una suggestione estrema da fuori e di una funzionalità (parcheggi interrati, auditorium, sale impeccabili) insospettabile da dentro. I progettisti di Basilea assestano un colpo notevole dopo l’inaugurazione di 1111Lincoln a Miami Beach, ovvero il garage più bello del mondo.

Untitled
La seconda edizione della fiera diretta da Omar López-Chahoud vince e convince. Il tendone sulla spiaggia, sebbene copiato da Scope (vedi tra i flop), ha retto la concorrenza vicina e lontana. Untitled è risultata la fiera con il più smaccato miglioramento rispetto alla scorsa stagione: pochissime le cadute di stile tra gli stann, buono – sebbene non entusiasmante – il riscontro nelle vendite.

Art Basel
Edizione davvero di ottimo livello per una fiera che appare in crescita e che si conferma come la migliore in tutti gli Stati Uniti e il Nord America vista la condizione incerta e dell’Armory Show e di Frieze New York che peraltro potrebbe ulteriormente risentire dalla non esaltante ultima edizione londinese. Art Basel, invece, appare in grande salute. Pur non avendo fatto strappare i capelli per la gioia ai mercanti, è risultata di ottimo livello sotto tutti i punti di vista.

Collegamenti
Spostarsi a Miami ed a Miami Beach (ricordiamolo: sono due città separate, distinte e soprattutto distanti) durante i giorni di Art Basel non è mai stato facile e quest’anno il quadro non è cambiato di molto. Tuttavia l’apertura della grande stazione ferroviaria dell’aeroporto internazionale di Miami, con un rapido ed economico collegamento sino a downtown (e volendo fino ai quartieri di Omni e Brickell con un buffo people mover gratuito) è stata una novità positiva per chi ha voluto evitare il traffico congestionato e gli abituali picchi di un’ora in taxi.

La nuova stazione dell'aeroporto di Miami
La nuova stazione dell’aeroporto di Miami

Perrier&Maserati
Tra i tanti sponsor privati, questi due – uno francese e uno italiano – erano un po’ dappertutto. Perrier distribuiva le sue bevande (iper) gassate, Maserati presenziava facendo provare ad attempati signori del midwest seriose berline da 100mila dollari in su. E se non abbiamo avuto modo di provare alla guida di una delle fuoriserie del Tridente, dobbiamo ammettere che la piccola lattina di Perrier al gusto lime è stata più e più volte di conforto sotto il sole a picco e gli 85 gradi Fahrenheit…

FLOP

Pérez Museum. La collezione
Non si costituisce una collezione di un museo bastandosi solamente o quasi sulle donazioni dei ricchi immobiliaristi e milionari che vogliono apparire (magari dando il nome al museo stesso)! Ecco perché la collezione del nuovo Pérez Museum (l’apertura museale più attesa a Miami) lascia il tempo che trova. Era persino più interessante la grande personale di Ai Wei Wei. Ed è tutto dire…

Scope
Brutta edizione per questa fiera collaterale che pian piano perde sempre più ruolo e credibilità finendo per ospitare una percentuale troppo elevata di gallerie improbabili. A nulla ha potuto lo spostamento sulla costa, da Miami Wynwood a Miami Beach, e non è stata positiva la vicinanza con Untitled, la fiera che più positivamente ha sorpreso quest’anno gli operatori. Chi visitava entrambe faceva necessariamente i dovuti confronti…

2013 anno dell’Italia in America
Una tristezza immane vi poteva cogliere recandovi al Wolfsonian, il museo di arti decorative e design dell’Università della Florida, collocato nel cuore dell’Art Decò District. Qui dentro si palesava l’impegno del nostro paese per  celebrare anche a Miami l’anno della cultura italiana negli Stati Uniti. Un paio di mostre magari anche interessanti – sebbene di nicchia – ma assolutamente non in linea con il pubblico del dicembre qui Florida. Quale tra le decine di migliaia di appassionati d’arte contemporanea sarebbe dovuto venire a vedere una mostra del design italiano tra le due guerre? Tra l’altro promozione in città pari a zero…

La collezione Margulies
La collezione Margulies

Margulies
Tradizionale, grazie al grande impegno dei privati in città, il giro delle collezioni e delle fondazioni a Miami. Ci sono i Rubell, c’è la signora de la Cruz, c’è la fondazione CiFo di Ella Cisneros-Fontanals e c’è il magazzino dove ha sede la collezione di Martin Margulies. Una delle tappe fisse del tour. Quest’anno tuttavia, mentre tutte le altre collezioni erano state ri-allestite o contaminate con mostre collettive (notevole quella sui cinesi dai Rubell), la collezione Margulies è apparsa un po’ uguale a se stessa, con non troppi cambiamenti rispetto allo scorso anno.

Arte d’albergo
Dal Raleigh al Delano, dallo SLS allo Shore Club passando per il W e il Setai. Lo struscio serale tra i grandi alberghi affacciati sull’oceano e dotati di iconiche piscine che fungono da quinta scenica per mille cocktail è un must dei giorni di Art Basel a Miami Beach. Ecco perché la domanda è: come mai non si possono dotare gli alberghi di opere d’arte degne di questo nome? Comprendiamo che il product placement sia una disciplina che in primis debba portare soldi e che la pecunia notoriamente non olezzi, ma insomma qui si esagera: ti fai fare tutti gli interni da Philippe Starck e poi esponi le robe dell’ultimo dei dilettanti straricchi?