Massimo Bartolini al Pecci di Milano, per i Martedì Critici. Installazioni come congegni poetici, reinventando il rappoto tra uomo, natura, architettura

È l’ultimo martedì del 2013 in compagnia di Alberto Dambruoso – qui accompagnato da Stefano Pezzato – per il ciclo di artist talk romani, in queste settimane in trasferta al Museo Pecci di Milano. Ospite della serata è Massimo Bartolini, artista di punta negli anni Novanta, oggi uno dei massimi riferimenti per le nuove generazioni e per l’intera scena italiana, […]

Massimo Bartolini, Brass, 2012

È l’ultimo martedì del 2013 in compagnia di Alberto Dambruoso – qui accompagnato da Stefano Pezzato – per il ciclo di artist talk romani, in queste settimane in trasferta al Museo Pecci di Milano. Ospite della serata è Massimo Bartolini, artista di punta negli anni Novanta, oggi uno dei massimi riferimenti per le nuove generazioni e per l’intera scena italiana, reduce da una partecipazione al Padiglione Italia dell’ultima Biennale di Venezia.
Eclettico, avvezzo all’uso di molteplici linguaggi creativi, Bartolini ha trovato nell’installazione la sua dimensione più propria, facendo della progettazione site specific una costante necessaria. Senza trascurare il video, la fotografia, il disegno o l’azione performativa, egli ha incarnato in pieno quella forma estetica, tipica degli ultimi decenni del secolo scorso, che partiva da un’esigenza di riflessione intorno allo spazio, per attuare modificazioni concrete delle percezioni, dei passaggi, degli elementi conosciuti. Oggetti, architetture, contesti diventano così, nel suo immaginario, preziosa materia prima da rielaborare, accompagnando il fruitore verso dimensioni nuove, tra presenza e concetto.
Il gioco ambiguo del familiar stranger, quella sottile, inquieta comunione che sentiamo per le cose, i volti, le situazioni non più riconoscibili, origina uno spaesamento poetico, saturo di stimolazioni sensoriali, emotive, mentali. Così che l’arte diventi, opera dopo opera, possibilità d’alterare il banale, spostamento, rivolgimento, trasmutazione. Ed è qui che la presenza riacquista, fuori dai codici della funzione e dell’abitudine, una pregnanza pura, una ragion d’essere fondata sulla consapevolezza, sul potere della visione, sull’esperienza dell’attraversamento, sulla riscrittura scenica o poetica dei luoghi. In una rigenerazione armonica del paesaggio, della storia e delle relazioni tra uomo e natura.

– Helga Marsala

I Martedì Critici – Mauro Staccioli
17 dicembre 2013, h. 19.30 – aperitivo + talk
Museo Pecci – Ripa di Porta Ticinese 113, Milano
Ingresso: libero
www.imartedicritici.com
www.centropecci.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Bartolini è veramente una maestro dello smart relativism: idee casuali da anni. Possibilmente intelligenti e allineate ad un facilissimo mainstream. Un grande – e l’ennesimo- artigiano dell’arte contemporanea. Senza dispregiare questo ruolo, ma basta averne consapevolezza.

  • Oreste

    Ma basta osannare gli impiastriccioni e chi come questi vogliono trovarci della genialità artistico-creativa. Se c’è una cosa che si può dire o classificarli l’unico è metterli con i Designers, anche questi riciclano, rimodellano ma non potranno mai essere M. Duchamp

  • Penso che quest’opera sia stata fatta in onore della mostra di Allora e Calzadilla a Milano.