Il valore della cultura in tempo di crisi. Studio di Banca Monte dei Paschi di Siena sulle opportunità dell’industria culturale: Italia in crescita, anche grazie al crowfunding

Da un recente studio della Banca Monte dei Paschi di Siena sulla cultura, intesa come maggior industria e risorsa del Paese, emerge un’Italia in gran forma, nonostante i tempi di crisi. Un’Italia che, proprio in virtù dell’attuale instabilità finanziaria, sembra andare alla ricerca di nuove opportunità, pescando proprio nel bacino delle industrie culturali. Economia, creatività […]

Un momento del convegno alla Luiss

Da un recente studio della Banca Monte dei Paschi di Siena sulla cultura, intesa come maggior industria e risorsa del Paese, emerge un’Italia in gran forma, nonostante i tempi di crisi. Un’Italia che, proprio in virtù dell’attuale instabilità finanziaria, sembra andare alla ricerca di nuove opportunità, pescando proprio nel bacino delle industrie culturali. Economia, creatività e cultura al tempo della crisi è il titolo del convegno organizzato dalla banca senese all’Università Luiss di Roma nei giorni passati, sul quale si sono confrontati Paolo Cuccia, presidente Gambero Rosso Holding e di Artribune; Paola Gribaudo, curatore editoriale e Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres; Francesco Fanti, responsabile private banking di Banca Mps. Presenti anche gli autori dello studio Cultura e creatività al servizio dell’economia: Luca Fiorito, docente di Economia all’Università di Palermo e Paolo Ceccherini, area research e investor relations di Banca Mps. Quali sono queste industrie culturali? Il turismo, per esempio, di cui l’Italia ne risulta leader mondiale, con oltre 100 milioni di visitatori nel 2012 e 4.700 luoghi di interesse tra musei, aree archeologiche e monumenti italiani.
Dai numeri del Ministero per i Beni e le Attività culturali emerge un sempre maggior interesse nei confronti di quello che si può definire “the italian style of life”, che privilegia le tradizioni ed il patrimonio enogastronomico del nostro Paese. Le analisi evidenziano 103,7 milioni di arrivi e 386,9 milioni di pernottamenti nel 2011, con un aumento delle presenze di stranieri: 37 milioni di arrivi e 98,3 milioni di pernottamenti nel 2011 in 352 comuni definiti “città di interesse storico e artistico”. Inoltre, 8,6 miliardi di euro nel 2010 e 10 miliardi di euro nel 2011 sono i numeri che stimano la spesa dei turisti stranieri per vacanze artistico-culturali, pari rispettivamente al 29,6% e al 32,6% della spesa complessiva di USA, Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, primi Paesi di provenienza del turismo estero. Inoltre, l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti (49) inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’UNESCO, su un totale di 981 (759 beni culturali, 193 naturali e 29 misti) presenti in 160 Paesi del mondo. Quello stesso UNESCO che, nella Convenzione in vigore dal marzo 2007, ha esplicitamente evidenziato lo stretto legame tra cultura ed economia, legittimando, di fatto, l’esistenza delle imprese culturali. Intendendo con ciò tutte quelle aziende in grado di internazionalizzarsi e di arricchire il territorio in cui s’insediano, interagendo con esso, non solo in termini strettamente economici, ma appunto, anche culturali. In tale contesto, l’imprenditore in quanto agente di sviluppo, assume di conseguenza un ruolo di mediatore culturale. La cultura diviene così una risorsa, trasformandosi in “distretto culturale”, cioè quel sistema di relazioni che mira all’integrazione della produzione culturale con gli impatti economici e sociali. Infine, l’ultima forma di sviluppo in ambito creativo presa in considerazione dallo studio di Banca Mps è il crowfunding, cioè il finanziamento alternativo per cultura e arte, tramite il quale tante persone contribuiscono, con somme più o meno alte, ad un progetto o ad un’iniziativa che supportano e di cui si fanno promotori. Un modello che aggira molte strategie tradizionali di investimento e funziona basandosi sulla reputazione e il pubblico riconoscimento, piuttosto che sul denaro.
Tanto per fare un esempio, attraverso la piattaforma statunitense Kickstarter, gli ideatori del social network Diaspora (dove è consentito l’uso di pseudonimi a differenza di Facebook) hanno raccolto oltre $200mila, partendo da una richiesta di finanziamento iniziale di $10mila”. In Italia si contano 41 piattaforme di crowdfunding, di cui 27 attive e 14 in fase di lancio, con 52mila progetti che al 2013 hanno raccolto 23 milioni di Euro. Anche in questo caso i dati confermano un trend in crescita e un incentivo alla democratizzazione dell’innovazione e della filantropia.

– Claudia Giraud

www.banca.mps.it