Il Gattopardo di Luchino Visconti compie cinquant’anni. E Palermo lo celebra a dovere. Mostra multimediale, convegno e cinerassegna. Tra i Cantieri e Palazzo dei Normanni

“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria”. Parole che arrivano dal best-seller di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, edito postumo nel 1958 e dopo diversi passaggi, da Feltrinelli. ‘Gattopardesco’ è il mondo dell’aristocrazia decadente in Sicilia, descritto […]

Una scena del Gattopardo di Luchino Visconti

I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria”. Parole che arrivano dal best-seller di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, edito postumo nel 1958 e dopo diversi passaggi, da Feltrinelli. ‘Gattopardesco’ è il mondo dell’aristocrazia decadente in Sicilia, descritto letterariamente come prossimo ad estinguersi, come una specie protetta, selvatica, che prende ultima voce grazie alla figura del protagonista, il Principe Don Fabrizio Salina, tratteggiata con sapienza creativa dall’autore.
Di qualche anno successivo è il capolavoro cinematografico di Luchino Visconti, ispirato al romanzo, che oggi compie il suo primo cinquantenario. E Palermo non poteva non festeggiare. “C’era una volta in Sicilia: I 50 anni del Gattopardo” è una ricca manifestazione in programma dal 6 al 9 dicembre, che celebra questa eccellenza artistica con un fittissimo programma di eventi. Con il sostegno e la partecipazione della Regione Siciliana (Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo), di Sicilia Film Commission, Sensi Contemporanei, in collaborazione con la Fondazione Federico II, e a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, l’iniziativa si divide in tre diversi percorsi narrativi: la mostra multimediale, presso la Sala Duca di Montalto di Palazzo dei Normanni, a cura di Caterina D’Amico, un racconto per immagini inedite della nascita e dello sviluppo della pellicola; una giornata internazionale di studi, il 7 dicembre, curata da Emiliano Morreale, presso la Sala Gialla del Palazzo dei Normanni; una rassegna cinematografica, con lavori a cura degli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia (sede Sicilia), presso il Cinema Vittorio De Seta.
Un puzzle complesso, assemblato per fotogrammi, bozzetti, interviste, suoni, costumi, montaggi, video, racconti svelati per la prima volta al grande pubblico. Rievocando, nella ricostruzione dei suoi simboli, la lirica del disincanto siciliano nell’attualità.

–  Serenella Di Marco

“Cera una volta in Sicilia: i 50 anni del Gattopardo”
6-8 dicembre 2013
opening: 6 dicembre 2013, ore 18
Palazzo dei Normanni – Piazza de Parlamento 1, Palermo
Cinema Vittorio De Seta – via Paolo Gili 4, Palermo
www.federicosecondo.org
www.fondazionecsc.it
[email protected]

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Serenella Di Marco
Serenella Di Marco, palermitana 1982, lavora e vive a Roma, città che ama. Si laurea in storia dell'arte a Palermo, e comincia a interessarsi di arte contemporanea e didattica, a un tempo, quando comincia a lavorare all'interno del settore Educazione del neonato Riso, Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia, esperienza che la segna per gli anni a venire. Parallelamente la passione per la scrittura inizia a concretizzarsi in collaborazioni in veste di redattore per Balarm, magazine di aggiornamento culturale di Palermo, per Arskey, per Cronache parlamentari di Sicilia, per cui cura la pagina culturale per qualche tempo, per Exibart International, per approdare ad Artribune di recente. Altra passione, confluita in una pubblicazione, è il fumetto, quello mediorientale in particolare. "Fumetto e animazione in Medio Oriente. Persepolis, Valzer con Bashir e gli altri: i nuovi immaginari grafici dal Maghreb all'Iran", edito da Tunué, esce così a ottobre 2011, tema su cui continua a estendere la ricerca. Al momento è impegnata come operatore didattico in alcuni siti archeologici della capitale e in alcuni musei, tra cui MAXXI, GNAM e Palazzo delle Esposizioni.
  • andrea bruciati

    peccato non poter essere a Palermo