Ecco come sta andando Sprint, il salone dell’editoria d’artista rigorosamente indipendente in scena a Milano. Gallerie, atelier e librerie dell’Isola cucite in un network che guarda alla sfera glocal

Se New York è la Grande Mela Milano può al più ambire all’immagine della nespola. Ogni paragone risulta ovviamente esagerato e fuorviante, ma in modo tutto suo e particolare l’Isola passa come una specie di Greenwich Village alla meneghina; sarà per la concentrazione di spazi eclettici, per l’incombere di uno skyline in progressiva turgida erezione […]

Mental Beat riporta il mito delle fanzine

Se New York è la Grande Mela Milano può al più ambire all’immagine della nespola. Ogni paragone risulta ovviamente esagerato e fuorviante, ma in modo tutto suo e particolare l’Isola passa come una specie di Greenwich Village alla meneghina; sarà per la concentrazione di spazi eclettici, per l’incombere di uno skyline in progressiva turgida erezione – l’annesso cantiere di Porta Garibaldi – o ancora per quella scena creativa che ispira, forse unico punto della città, un senso di comunione e comunità. Senso amplificato da Sprint, salone diffuso dell’editoria indipendente che punta il compasso su O’ e allarga il suo cerchio abbracciando via Pastrengo e le zone limitrofe; esperienza elaborata da Dafne Boggeri e modulata sul calendario degli appuntamenti di Full Moon Saloon, serie di incontri a tema andati in scena ad ogni cambio di luna per tutto il 2012. Sono una quarantina gli editori internazionali che espongono negli spazi di O’: si va dagli scabrosi fumetti dell’eclettico collettivo venezuelano Bestialo Culapsus al londinese Salt, magazine di arte femminista; passando per il focus sull’attività di Richard Kostelanetz, storico editore-artista portato a Milano con la complicità di Kunstverein.
Ma al di là degli ospiti internazionali il lato più intrigante della scommessa arriva dalla dimostrazione di un’Isola che c’è. C’è in Support Your Locals, esperienza nata come free-press fotografico per stimolare il quartiere all’autocoscienza della propria bellezza, finita per essere un prodotto spedito in ogni angolo del mondo; c’è nello studio di Matias Guerra, luce minima su via Pastrengo che si offre come improvvisata edicola per pubblicazioni d’avanguardia; c’è nel Teatro Verdi, dove un accurato slide-show mette in fila una dietro l’altra pubblicazioni varie e variegate e c’è da Ostrakon, con la mostra di Christoph Schifferli.
Il genius loci si respira nella cucina d’artista che offre waffel e caffè, stretti attorno a quel A Long Table che vede alternarsi buone parole e buona musica; poi via per le strade dell’Isola, cercando sulla mappa le librerie che ospitano le Blade Banner, bandiere d’artista che diventano vessilli narrativi. E che spaziano dalle suggestioni psichedeliche di Derek Di Fabio al tenero e insieme verace erotismo di Isamit Morales. Nelle immagini le impressioni raccolte passeggiando per l’Isola, martedì – a bocce ferme – ricca chiacchierata con gli organizzatori per il bilancio della rassegna…

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.