Capodanno non profit, a Palermo, con L’A project. Un party in forma di evento, tra video e sperimentazioni electro. Opere d’archivio e i live set di Phasedetector e Renato Leotta

Si prepara la sfilata di feste,  party, veglioni, sessioni prolungate di cibo, musica e sballo, tra club sotterranei, locali chic e concerti in piazza. E in mezzo ai tanti appuntamenti festaioli che, nel mondo parallalelo dell’arte, prenderanno vita il 31 dicembre, c’è anche l’art-party palermitano di L’A project space, confezionato in forma di opening. La […]

Launch Party 2014 - L'A project space

Si prepara la sfilata di feste,  party, veglioni, sessioni prolungate di cibo, musica e sballo, tra club sotterranei, locali chic e concerti in piazza. E in mezzo ai tanti appuntamenti festaioli che, nel mondo parallalelo dell’arte, prenderanno vita il 31 dicembre, c’è anche l’art-party palermitano di L’A project space, confezionato in forma di opening. La classica festa-evento, dove, a una cert’ora della notte, arriveranno praticamente tutti.
Invasione di artisti, soprattutto giovani e giovanissimi, nella semi-periferia cittadina, in quella che una volta era semplicemente “Villa Vincenzina”, fascinosa  e malandata casa bohémien dei primi del Novecento, con tanto di enorme giardino, abitata anni fa da artisti e studenti, poi passata a Giuseppe Buzzotta e Vincenzo Schillaci e tramutata in spazio non profit. L’A project, nato alla fine del 2011, è presto diventato uno degli spazi di ricerca più interessanti dell’isola, con quel gusto sospeso tra impronta underground, sensibilità poetiche mediterranee e radicalità concettuali.
Ed eccoli, in questo passaggio tra il 2013 e il 2014, aprire la villa – che di feste, cene, incontri, progetti, pagine di vita e di lavoro ne ha visti in quantità – per un evento offerto alla comunità dell’arte palermitana. Alcol, musica e bella gente, come da tradizione. Ma tra gli ingredienti non poteva mancare l’arte. Così, una rassegna video mette insieme alcune opere selezionate dal notissimo archivio on line UBU, concesse per l’occasione.

PenA3 - Veduta della mostra - L'A project space - Palermo, 2013
PenA3 – Veduta della mostra – L’A project space – Palermo, 2013

Tutti video che sembrano richiamare vuoti, perdite, derive, capaci di descrivere il passaggio critico tra due millenni. C’è The gardener of Eden, di James Broughton e Joel Singer, ambientato nello Sri Lanka, intensa celebrazione della sessualità in natura e del miraggio di un Eden primordiale, a cui ancora tendiamo ma senza più la speranza di trovarlo. Musica eseguita su conchiglie di strombo e il ruolo di protagonista affidato al più famoso orticoltore di Ceylon. Oppure c’è Tight Right White di Reza Abdoh, che aggredisce lo spettatore provocandolo con una raffica di immagini smaccatamente razziste: una sorta di esorcismo,  “un clistere psicologico”, la visione dell’osceno per un teatro purgativo e rituale, capace di espellere i demoni cattivi. In tutto sette titoli e opere che vanno dagli anni Trenta fino ai primi anni Zero:  oltre a Abdoh e Broughton, Peggy Ahwesh, Gary Hill, Carsten Höller, Ali Akbar Sadeghi,  Ito Takashi.
Atro menu interessante per la parte musicale, con i Phasedetector (duo formato nel 2009 dagli stessi Buzzotta e Schillaci) che lanciano il loro ultimo live set, Sopra di noi l’oceano, anteprima di un nuovo album: riprese video e materiali dʼarchivio seguono in synch le tracce audio, come in un lungometraggio sperimentale, una sorta di peregrinazione alchemica in cui elementi dell’universo marino, animali, organismi vegetali o stralci di paesaggio si susseguono al ritmo di sonorità pulsanti prodotte con il synth e il laptop.
In chiusura, ad accompagnare la lunga notte di fine anno, un ospite speciale in consolle: Gabbiano, ovvero l’artista Renato Leotta – a Torino impegnato da anni col progetto Cripta e, in parallelo, con l’organizzazione di dance floor e raffinati live musicali per Club Tucano – inghiottirà la folla in un flusso sonoro ipnotico, spaziando tra techno, minimal e sperimentazioni elettroniche.
Una segnalazione non convenzionale dal profondo Sud, che sia da augurio per tutta la categoria del non profit, per i collettivi, gli spazi indipendenti e le comunità dell’arte. Progettando un altro anno di lavoro, di resistenza, di network, di ricerca. E di festa.

– Helga Marsala

“Ortolano dell’Eden / Capodanno 2014”
31 dicembre 2013
dalle 23 in poi
L’A project space
Corso dei Mille 467, Palermo (zona Brancaccio)
http://laprojectspace.blogspot.it/

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • luana maiorana

    Una interessante, originale e preziosa iniziativa, in una città che sembra stia per morire…Grazie a tutti coloro che con passione continuano a promuovere e a far vivere l’arte, coinvolgendo la cittadinanza, soprattutto giovanile, che ha un grande bisogno di nutrire e far rivivere lo spirito e l’anima… Un modo diverso e significativo, spero augurale, per salutare un anno che finisce e accogliere l’anno che viene…Che il 2014 porti finalmente un pò di vita e di nuovi fermenti nel mondo dell’arte e nella nostra sfortunata isola…AUGURI !!!

  • Non mi sembra tutta questa gran novità, è perlomeno dagli anni ’80 che da New York con graffitisti e rapper è partita questa idea di mixare insieme tanti elementi al fine di rendere meno penitenziali le occasioni “artistiche”… però è positivo che questa onda lunga sia arrivata anche qui… buona fortuna!