Bureau Viafarini, un po’ osservatorio, un po’ agenzia. Si chiama Ragazze, ma loro sono otto artisti italiani emergenti: ecco le immagini della presentazione milanese

Sta a metà tra osservatorio e agenzia, e crea reti di collaborazione tra ricerca artistica, committenza privata, piccola e media impresa e società civile. Milano, Quartiere Isola: nel secondo cortile colonizzato da VIR, apre le porte nello spazio al piano terra, al civico 35, Bureau Viafarini. E presenta i lavori di otto artisti emergenti che […]

Sta a metà tra osservatorio e agenzia, e crea reti di collaborazione tra ricerca artistica, committenza privata, piccola e media impresa e società civile. Milano, Quartiere Isola: nel secondo cortile colonizzato da VIR, apre le porte nello spazio al piano terra, al civico 35, Bureau Viafarini. E presenta i lavori di otto artisti emergenti che hanno lavorato in residenza, con una serata nel segno della matericità e della controprova, alla ricerca di quel che non si è.
In mostra una densa, inscindibile collettiva con lavori sperimentali Enrico Boccioletti, Roberto Fassone, Toni Fiorentino, Pasquale Gadaleta, Luca Resta, Sebastiano Sofia, Federico Tosi e Carloalberto Treccani. Otto artisti emergenti italiani, raccolti sotto il titolo-litote Ragazze (sprayato sulla parete d’ingresso da Fassone). A partire dall’enorme parete cangiante di Tosi, all’affastellamento transmediale di Resta, tutti i lavori esposti, senza quasi respiro gli uni dagli altri, seguono l’affermazione attenuata di un concetto mediante la negazione del proprio contrario, ottenendo un vocabolario composito: non-classico, non-commerciale, non-strutturale, non-decifrabile, non-museale, non-omogeneo e, soprattutto, non, mai-finito.
Prendete nota: da questa fucina saranno segnalati tre nomi, a cura di Simone Frangi, sul prossimo numero di Artribune Magazine di gennaio. Qualche anticipazione nella fotogallery…

– Ginevra Bria

www.viafarini.org

  • Una generazione decisamente spaesata, ma omogenea su due scelte:

    – ritorno al fare materico

    – sembra una mostra personale (ogni opera sembra del medesimo artista)

    Quindi questi giovani sembrano stringersi fra loro; e rifugiarsi in rassicuranti codici del passato (Giovani Indiana Jones). Modi e atteggiamenti assimilabili alla stagione dell’INFORMALE anni 60. Un informale FLUO.

    Un FARE arte, secondo un un approccio genuino e primitivo. Istintivo. Peccato che la reiterazione e l’omologazione del medesimo approccio faccia scricchiolare tutto verso una moda rassicurante che di genuino e primitivo ha molto poco…

    Non potevano poi mancare le cornici del mercatino dell’antiquariato. Incredibile.

    • Helmut

      Ha riattaccato ‘n’altra volta il disco.

  • TULIPANODIPANE

    Capisco che Artribune abbia fatto un bello spoiler con questa carrellata d’immagini, ma almeno vai a vederla la mostra per comprendere le differenze che esistono tra questi giovani artisti, che hanno lavorato più di tre mesi gomito a gomito, spalla a spalla nello stesso spazio, non potevano mettersi i paraocchi e rischiare il trauma della dissociazione solo per apparire come personalità ben distinte e individui isolati, scansando ogni naturale scambio umano, inevitabile in questi casi. Io credo che per loro, questa forzata relazione osmotica, possa essere la prima brillante fonte di ricchezza artistica.
    Concediamogli fiducia, poi una volta fatta l’esperienza del loro lavoro, potremmo trarre le dovute considerazioni con concezione di causa.

    • TULIPANODIPANE

      ops..cognizione =)

    • Ho visitato la mostra. E comunque non stiamo parlando di una comunità di recupero.

      • Lina

        l’artista in gruppo a me pare sempre un ossimoro!

  • cindy lauper

    ma whitehouse come hai fatto visitare la mostra se non ha ancora aperto? e considera che è pure un open studio ed inaugura il 19? perchè dici le bugie?

  • “Visitare la mostra” cosa significa? Perchè fare le foto ad una mostra che deve ancora aprire? Se vengono messe le foto possiamo dire di aver visto la mostra? A mio parere sì. Diversamente non andrebbero messe le foto. Se non dobbiamo giudicare non si capisce perchè mettono queste foto. Queste cose non si capiscono..

    • cindy lauper

      arrampicarsi sugli specchi…

      • Assolutamente no.Sono questi “giovani artisti” che sono perduti e scivolano giù dagli specchi. Ma penso che per loro l’arte sia una forma di terapia, e quindi va bene tutto. Forse però ogni tanto se la Nonni genitori Foundation chiudesse le application sarebbe meglio per loro.

    • Helmut

      Sei peggio dei forconi.

  • CANE

    bravini, purtroppo un’ennesima conferma del fatto che il linguaggio dell’arte contemporanea è ormai esausto. consumato da uno sfruttamento indiscriminato di codici linguistici in un’ottica a metà strada tra l’intellettuale e il pubblicitario. sono un po confuso.

  • Helmut

    Si vedono ancora tante, troppe cianfrusaglie in giro. Oggi non ha più senso esporre, tanto più se si tratta di oggettistica vintage-chic trovata nel primo mercatino sotto casa. L’opera è morta, e insieme a lei l’autore-artista. Bisogna ripensare ex novo contenuti e format.

  • Il lavoro delle gallerie propositive è come quello dei cercatori d’oro. Devi setacciare, senza perderti d’animo, molta sabbia per trovare qualche pepita.
    Importante non spacciare la sabbia per oro!

  • La vera innovazione è la consapevolezza dell’opera, come risultato di una tensione critica tra artisti, esperti e clienti (pubblico). Ogni opera è definita da tre elementi:

    – contesto (culturale, politico, sociale, ecc)

    – opera in sè

    – intenzioni dell’artista (espresse dalla didascalia)

    Un vaso di design del 2013 30 anni fà, sarebbe stato considerato fallato e buttato via. Oggi costa 180 Euro al pezzo. Quindi anche il contesto incide eccome.

    In questo caso abbiamo un’elaborazione dell’informale anni 60-70, attualizzato a ragazzi di 20 anni. Benissimo. Ma ammettiamo che uno non conosca l’informale anni 60-70 e apprezzi tantissimo queste opere. Benissimo..gli esperti avrebbero il dovere di comunicare ai clienti questo fatto, e avrebbero il dovere di stimolare questi giovani oltre questi giochini rassicuranti. Se no stiamo perdendo opportunità, come se MediaWorld in Italia continuasse a vendere computer anni 70 spacciandoli per ultima generazione. Se il pubblico è analfabeta va benissimo, ma non è una cosa bella. E’ una cosa profondamente stupida e masochista.

    • Helmut

      Non sai nulla di Arte. Continui a parlare in termini di produzione, innovazione e distribuzione del prodotto come se si trattasse di complementi di arredo o elettrodomestici. Ecco se vuoi parla di design del prodotto, ma non perdere il tuo tempo scrivendo certe sciocchezze spacciandole per critica erudita.

      • Critica erudita??? Non so neanche cosa significhi.

        Non parlo in termini di produzione, anzi…ti invito a leggere il testo in prima pagina sul blog whitehouse.

        Ogni opera progetto si basa sulle tre variabili che ho scritto. Ma anche il progetto di stare insieme ad una persona, una famiglia, o un lavoro.

        Ma molta gente vive vite disgraziate perchè non sa vedere. Munari diceva : saper vedere per saper progettare. L’arte presiede a tutto :)

        • Helmut

          Munari…parli sempre di design.

          • No caro, la frase di Munari va ben oltre il DESIGN….esattamente come l’arte presiede a tutto.

            “Non sapere vedere” significa non saper fare un progetto buono anche per la propria vita. Significa sposarsi e poi lasciarsi dopo 3 mesi o dopo tre figli; significa andare a vivere a Berlino, senza capire che dalla tue radici non puoi scappare e senza capire che l’unico viaggio è quello che puoi fare da fermo..ecc ecc.

            Significa non vedere che l’opera di Pistoletto a Edicola Notte a Roma, è peggio di una qualsiasi vetrina delle Beneton e che il terzo Paradiso è una presa in giro per pochi addetti ai lavori……

  • Una generazione decisamente spaesata, ma omogenea su due scelte:

    – ritorno al fare materico (è l’informale anni 60 con spruzzatine di anni 90)

    – sembra una mostra personale (ogni opera sembra del medesimo artista)

    Quindi questi giovani sembrano stringersi fra loro; e rifugiarsi in rassicuranti codici del passato (Giovani Indiana Jones). Modi e atteggiamenti assimilabili alla stagione dell’INFORMALE anni 60. Benissimo, ma si stanno perdendo opportunità, come se Media World vendesse SOLO computer anni 70…

    Un FARE arte secondo un un approccio genuino e primitivo. Istintivo. Peccato che la reiterazione e l’omologazione del medesimo approccio faccia scricchiolare tutto verso una moda rassicurante che di genuino e primitivo ha molto poco. E’ un modo di difendersi.

    Non potevano poi mancare le cornici del mercatino dell’antiquariato. Incredibile.

  • ornella vitella

    si ma che Fassone debba sempre fare il “coso” lo sanno tutti, certo potevano anche pensarci prima, lui e le sue psoriasi.