Assegnati a Milano i Premi UBU 2013: tanta arte per gli Oscar del teatro italiano. È firmato Robert Wilson il miglior spettacolo straniero, Mario Perrotta nei panni di Antonio Ligabue vince come miglior attore

A teatro non si butta via niente, nemmeno le schiacciole: brandelli di cantinelle, pezzetti di assi tagliate e rabberciate; buoni a fissare quinte e fondali, fermare attrezzeria e arredi di scena, appianare il naturale declivio del palco. Utili anche per costruire premi. Nello specifico gli UBU istituiti dal compianto Franco Quadri, da trentasei anni a […]

Premio Ubu 2013

A teatro non si butta via niente, nemmeno le schiacciole: brandelli di cantinelle, pezzetti di assi tagliate e rabberciate; buoni a fissare quinte e fondali, fermare attrezzeria e arredi di scena, appianare il naturale declivio del palco. Utili anche per costruire premi. Nello specifico gli UBU istituiti dal compianto Franco Quadri, da trentasei anni a questa parte Oscar del teatro italiano. Una piccola urna in legno quella disegnata da Roberto Abbiati: custodisce un chiodo storto, feticcio per chiunque si sia mai misurato con il pubblico – Luciano Pavarotti ne era avido cacciatore e collezionista – oggetto umile che rimanda all’essenza della vita del teatrante. Fatta di lacrime e sangue, sudore e passione; sublime arte di arrangiarsi, reinventarsi, emozionarsi. E dunque più efficace di ogni possibile coppa, targa o medaglia.
A condurre la consegna dei premi per il 2013 è, al Piccolo Teatro, Giuseppe Battiston, animatore di una serata che vede riconosciuta la classe dei big della scena nostrana. Antonio Latella, insignito della palma come miglior regista per il suo Francamente me ne infischio, libero e agrodolce divertissement ispirato alla figura di Rossella O’Hara; l’intramontabile Luca Ronconi, che firma la regia de Il panico, considerato il miglior spettacolo dell’anno. Un riconoscimento ad un Servillo non si può negare: e se Toni resta a secco per la sua prova come regista e mattatore ne Le voci di dentro di Eduardo De Filippo è Peppe a imporsi come miglior attore non protagonista.
L’arte si intrufola anche a teatro, nonostante Maurizio Cattelan non conceda il bis dello show kitsch che ha scandalizzato Bologna in occasione della sua nomina per il Premio Alinovi-Daolio: alla consegna milanese del trofeo il nostro non si presenta né manda in sua vece I Soliti Idioti, preferendo un rispettoso basso profilo. Messaggio video invece per Robert Wilson, che sentitamente ringrazia la giuria che sceglie il suo Odyssey come miglio spettacolo straniero dell’anno; veste i panni di Antonio Ligabue, invece, Mario Perrotta, insignito insieme al monumentale Carlo Cecchi del premio come miglior attore protagonista. Il suo Un bés è il primo capitolo di una trilogia dedicata al pittore emiliano, destinata a chiudersi nel 2015 con una maxi-performance che coinvolgerà un’ottantina di artisti.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.