Sky Arte update: Rocky pittore a San Pietroburgo. Trent’anni dopo la scazzottata con Ivan Drago, Sylvester Stallone torna a conquistare la Russia con la sua prima mostra in uno spazio istituzionale

Mosca, 1985. Su un ring paludato di rosso e trapuntato di stelle dorate, falci e martelli, si affrontano un monumentale Ivan Drago e l’immenso Rocky Balboa. Match drammatico, introdotto dal leggendario e sarcastico “io ti spiezzo in due” dello sfidante sovietico, a tappeto per ko tecnico nel corso della quindicesima, ultima e decisiva ripresa. San […]

Un'opera firmata Sylvester Stallone

Mosca, 1985. Su un ring paludato di rosso e trapuntato di stelle dorate, falci e martelli, si affrontano un monumentale Ivan Drago e l’immenso Rocky Balboa. Match drammatico, introdotto dal leggendario e sarcastico “io ti spiezzo in due” dello sfidante sovietico, a tappeto per ko tecnico nel corso della quindicesima, ultima e decisiva ripresa. San Pietroburgo, 2013. La realtà evoca la fantasia: e questa volta la finzione cinematografica non c’entra nulla. Nemmeno Dolph Lundgren. I riflettori, quelli sì, sono ancora una volta tutti per lui: è un piccolo grande evento storico l’inaugurazione della prima mostra in uno spazio pubblico di Sylvester Stallone, che solo negli ultimi anni ha scelto di mettere da parte la propria pudica ritrosia e condividere la sua passione per l’arte. Gli spazi sono quelli Museo di Stato, scelto dopo le personali alla Gmurzynska Gallery di St. Moritz per accogliere una trentina di opere dell’attore; retrospettiva che documenta in modo completo il percorso intrapreso da Sly fin dalla metà degli Anni Settanta. Quando ha preso ad alternare le imprese con M-16 e guantoni all’impegno con il pennello.
Sono passati quasi trent’anni dai tempi di Rocky IV, film che incarna lo spirito di un’epoca segnata dalla glasnost, con la Guerra Fredda ridotta a patinata scaramuccia dialettica: giocata da parte americana con le armi di un’ironia kitsch. Il mondo, da allora, è cambiato in modo radicale: inimmaginabile all’epoca un fast-food affacciato sulla Piazza Rossa, Gorbaciov testimonial di Pizza Hut e, naturalmente, Stallone in mostra in riva alla Neva. Con le sue opere di grande formato, che affrontano di petto lo scarto tra uomo e personaggio: Sly indugia sull’altro se stesso, quello eternato in forma di mito cinematografico, con i fotogrammi dei suoi più celebri film oggetto di una rielaborazione visuale figlia dell’espressionismo astratto.

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