Shit Art Fair. Tra tante fiere di merda, una che lo ammette anche nel nome. Succede a Torino, ancora una settimana dopo Artissima. Ecco il racconto

A una settimana esatta dalla fine delle fiere torinesi, ce n’è una che ancora resiste: la Shit Art Fair, a cura di Spam. Che non è né un artista, nè un movimento, nè un progetto artistico, ma piuttosto un “modo di fare”. In ogni caso, un collettivo anonimo dall’attitudine punk, abituato a lasciare i suoi […]

A una settimana esatta dalla fine delle fiere torinesi, ce n’è una che ancora resiste: la Shit Art Fair, a cura di Spam. Che non è né un artista, nè un movimento, nè un progetto artistico, ma piuttosto un “modo di fare”. In ogni caso, un collettivo anonimo dall’attitudine punk, abituato a lasciare i suoi manifesti e stickers sui muri di Firenze (ma anche di Londra, Bristol, Stoccolma, Berlino), per lanciare un messaggio il più vasto possibile. Quale? Quello di una sana ribellione al presente che si scontra con il mero immobilismo critico. Per comunicarlo, quelli di Spam hanno scelto come piazza la città di Torino durante l’art week di Artissima, attaccando la notte del 6 novembre più di 130 metri quadrati di carta disegnata sulle pareti piastrellate del tunnel del Parco del Valentino, subito sotto il Ponte Isabella.
La nostra ‘Shit Art Fair’ – hanno detto – “non vuole essere in opposizione alle fiere tradizionali, anche se di fatto ne critichiamo ogni meccanismo e logica, ma vuole essere la dimostrazione che è possibile fare ‘altro’, in un luogo pubblico, per la gente, senza biglietti di ingresso e senza finalizzare l’evento alla vendita e al guadagno”. Una pseudo-fiera abusiva nel centro della città, in una zona di passaggio e passeggio di joggers, skaters, pattinatori e ciclisti, che visivamente ha l’aspetto di un inferno dantesco, dove trova posto ogni personaggio del sistema dell’arte (critici, galleristi, collezionisti) sui poster attaccati nei riquadri del tunnel, e all’ingresso (lato Valentino), presidiato da un uomo e una donna, con un televisore al posto della testa. Con l’aggiunta di una sezione L’Atelier dello street artist (ovvero) la strada, dedicata ai piccoli contributi disegnati da street artist amici di Spam come Galo, Hogre, JBRock, HaloHalo, Ufocinque.
Noi siamo andati a constatare, e possiamo affermare che la fiera esiste ancora dopo ben dieci giorni, nonostante un piccolo strappo ad un manifesto. Ecco la nostra ricca fotogallery che lo testimonia…

– Claudia Giraud

guerrillaspam.blogspot.it/p/spam.html

  • anna

    meno male che c e ancora qualche collettivo artistico che sa nuotare come i salmoni

  • Salve,
    nel sondaggio sul “critico post muro di Berlino”, forse vi siete dimenticati
    Achille Bonito Oliva…
    Grazie