Non chiamatela arte minore: ceramica protagonista a Milano, con il talk che chiude la mostra dei vincitori del 58esimo Premio Faenza. E alle Officine Saffi ora partono le residenze d’artista

Arte minore o design d’alta gamma? Quella che ruota attorno alla ceramica è una diatriba “obsoleta e superata” secondo la direttrice del Museo della Ceramica Claudia Casali, anima del talk che alle Officine Saffi chiude la parentesi milanese dedicata a tutti i protagonisti 58esimo Premio Faenza. Contest nobile e antico, momento più alto di un linguaggio […]

"Hilaria" di Silvia Calcagno

Arte minore o design d’alta gamma? Quella che ruota attorno alla ceramica è una diatriba “obsoleta e superata” secondo la direttrice del Museo della Ceramica Claudia Casali, anima del talk che alle Officine Saffi chiude la parentesi milanese dedicata a tutti i protagonisti 58esimo Premio Faenza. Contest nobile e antico, momento più alto di un linguaggio formale che senza più la necessità di ancorarsi ai padri nobili del Novecento – Lucio Fontana ed Ernesto Treccani non andavano ad Albissola solo per il mare – rivendica la propria dignità di espressione matura, convinta e convincente.
Dialogo a più voci quello in scena in zona Cadorna, negli spazi che dalle prossime settimane accoglieranno i due vincitori del premio – la senior Paivi Ritaniemi e il junior Alessandro Neretti – e la “menzionata speciale” Ljubica Jocic-Knezevic, insignita del Premio Cersaie. Le due artiste, insieme alla collega Silvia Celeste Calcagno, entrano nel merito della propria pratica di lavoro; rivelando l’imprevedibile duttilità di un media che, pur nell’esigenza di un rigore tecnico dal controllo assoluto, sa essere accogliente terreno di meticciato espressivo, ibridazione, sperimentazione. L’esempio più felice arriva forse proprio da Hilaria, collezione di formelle che Calcagno lega velatamente al mito di Ilaria del Carretto, in un omaggio delicato a Jacopo Della Quercia: con la ceramica a farsi supporto per impressioni fotografiche, accompagnata da video e installazione sonora, ingrediente fondamentale di un’esperienza articolata e vitale.

– Francesco Sala


CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.