Maurizio Calvesi faccia il Napolitano. Le faide nella fondazione di Città di Castello mettono a rischio l’importante celebrazione del centenario di Alberto Burri, nel 2015? C’è chi propone di chiedere un beau geste…

“Calvesi è più giovane di Napolitano, e se non si è tirato indietro lui, e se glielo chiedessero tutti, credo che accetterebbe, per il bene di Burri”. Il mondo dell’arte, in particolar modo quello più vicino all’istituzione umbra e al grande artista al quale è intitolata, continua a riflettere sul vero terremoto scatenato dalle dimissioni […]

Alberto Burri

Calvesi è più giovane di Napolitano, e se non si è tirato indietro lui, e se glielo chiedessero tutti, credo che accetterebbe, per il bene di Burri”. Il mondo dell’arte, in particolar modo quello più vicino all’istituzione umbra e al grande artista al quale è intitolata, continua a riflettere sul vero terremoto scatenato dalle dimissioni di Maurizio Calvesi dalla presidenza della Fondazione Burri di Città di Castello, gesto che era nell’aria da qualche tempo, ma che ha trovato conferma dalle parole dello stesso storico dell’arte in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi al Giornale dell’Arte, e che probabilmente sarà sancito da ufficialità nel Cda della fondazione in programma domani, 4 novembre.
Un terremoto: visto che la stanchezza e l’età avanzata, motivazioni “ufficiali”, sono parse fin da subito nascondere tensioni e smanie di protagonismo che sembrano prendere forma nelle fitte trattative che si starebbero conducendo in queste ore per giungere alla successione di Calvesi. Un contenzioso che rischia di creare profonde spaccature nella fondazione – anzi, parrebbe averle già create -, e che in prospettiva potrebbe mettere a rischio appuntamenti importantissimi come le celebrazioni per il centenario dell’artista, nel 2015, ed il catalogo generale, che non prende forma e non procede con i lavori.
Dopo anni di impegno quasi esclusivamente legale”, osserva il critico umbro Massimo Duranti, “il cda rinnovato, si fa per dire, si ritroverà con quasi tutti i membri uscenti riconfermati, che sono quasi tutti di Città di Castello, al massimo umbri, alla faccia della dimensione internazionale della figura di Burri”. Che fare dunque per non sprecare la grande occasione del centenario? La soluzione suggerita da Duranti appare salomonica, la più giusta probabilmente in questo momento, e tira in ballo il precendente del presidente della repubblica Napolitano: si chieda a Calvesi di restare. “Per il 2015, centenario della nascita e data della mostra americana voluta dal Guggenheim, Calvesi aveva promesso di esserci, col suo prestigio internazionale e col suo equilibrio moderatore. Una delegazione del consiglio di amministrazione con il Sindaco e l’Assessore regionale alla cultura vada a trovare Calvesi a Roma e gli chieda di tornare sui suoi passi almeno per un anno”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • La soluzione, suggerita da Massimo Duranti, è la più logica e giusta. Calvesi con il suo “equilibrio moderatore ed il suo prestigio internazionale” dovrebbe slittare, almeno di uno/due anni, il suo ritiro dalla presidenza della Fondazione Burri.