L’artista contemporaneo italiano più sottovalutato? È Emilio Isgrò, secondo il sondaggio di Artribune. Che ora vi invita a indicare il critico – curatore più influente dopo il crollo del muro di Berlino

Il critico d’arte – curatore più influente dopo il crollo del muro di Berlino? Votalo su Artribune. Con il nuovosondaggio che da oggi vi interroga su quale è stato, a vostro parere, colui/colei che ha impresso maggiormente una svolta nel mondo dell’arte contemporanea con il proprio operato. Una selezione di quattordici nomi – unica signora dell’arte Rosalind […]

Emilio Isgrò

Il critico d’arte – curatore più influente dopo il crollo del muro di Berlino? Votalo su Artribune. Con il nuovosondaggio che da oggi vi interroga su quale è stato, a vostro parere, colui/colei che ha impresso maggiormente una svolta nel mondo dell’arte contemporanea con il proprio operato. Una selezione di quattordici nomi – unica signora dell’arte Rosalind Krauss – vi aspetta sulla nostra homepage, da Hal Foster a Boris Groys, al recentemente scomparso Arthur C. Danto, ad Hans Ulrich Obrist. E tra gli italiani? Francesco Bonami e Massimiliano Gioni. A voi l’ardua sentenza. Nel frattempo, chiude con un totale di 1700 voti il sondaggio che chiedeva ai lettori di Artribune quale sia l’artista contemporaneo più sottovalutato. Vince con 346 voti (20%) Emilio Isgrò, al secondo posto Pinot Gallizio con 268 clic (16%). Il bronzo va invece a Tano Festa, terzo con 193 voti, 11%.

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • rossella boeri

    ma che sondaggi del cavolo ..

  • annaluisa borghi

    wow, che sondaggi profondi e intelligenti

  • Angelov

    Ci sono artisti che sono rimasti ancorati ad un’unica geniale&giovanile idea, e per tutto il resto della loro carriera, fino al presente, non l’hanno saputa articolare, ma solo fare delle infinite variazioni, e sempre sullo stesso tema; Emilio Isgrò è un loro capofila.
    Come se l’essere coerente ad uno Stile, diventasse preponderante rispetto alle possibilità che una libera sperimentazione o ricerca o semplicemente disponibilità a nuovi stimoli, possono offrire.
    Ma forse il suo lavoro, che si muove sul confine tra scrittura e visualità, può essere letto anche in chiave socio-politica, come un riferimento a delle forme di censura, non solo letteraria, che sono purtroppo tipiche della nostra società, sia nel passato che nel presente; il che compenserebbe pienamente la debolezza di cui accennavo sopra.