Il MAGA torna a casa: a nove mesi dall’incendio del museo di Gallarate annunciata al Pirellone la sua imminente riapertura. In mostra quasi duecento artisti che mettono le proprie opere in vendita per sostenere il completo recupero della struttura

In Italia non siamo abituati alla celerità degli interventi post-crisi: L’Aquila insegna, giusto a spargere sale sulle vecchie ferite in fondo mai cicatrizzate che segnano l’Irpinia. Capita allora che la realtà superi la fantasia, e sia la normalità a fare notizia. Sono bastati solo nove mesi – non anni – per tornare a camminare per […]

La riapertura del MAGA annunciata al Pirellone

In Italia non siamo abituati alla celerità degli interventi post-crisi: L’Aquila insegna, giusto a spargere sale sulle vecchie ferite in fondo mai cicatrizzate che segnano l’Irpinia. Capita allora che la realtà superi la fantasia, e sia la normalità a fare notizia. Sono bastati solo nove mesi – non anni – per tornare a camminare per le sale del MAGA di Gallarate, colpito dal famigerato incendio accidentale divampato lo scorso 14 febbraio. Settimane febbrili, scosse da un sentimento di affetto forse inatteso nei confronti di un soggetto che paga forse in termini di brand la propria marginalità territoriale: ma che non per questo si è sentito lontano dagli occhi e dal cuore. A fare la propria parte sono un po’ tutti i soggetti del territorio, da Regione Lombardia agli enti locali passando naturalmente per il portafoglio di Fondazione Cariplo, arrivando agli spazi – Triennale e Villa Reale a Monza – che hanno accolto in questi mesi le opere “senzatetto”, offrendo alla collezione inedite occasioni di visibilità.
La strada è ancora lunga, il milione di euro investito ad oggi permette la riapertura dello spazio ma non copre il restauro in tutta la sua interezza; la riapertura di sabato 23 novembre è tappa importante, ma non punto di arrivo. Per il ritorno alla normalità manca ancora molto, e allora sono anche gli artisti a fare la propria parte. In centottanta hanno risposto all’appello lanciato dal museo, donando le opere destinate alla mostra allo storico Premio Nazionale Arti Visive “Città di Gallarate”, lasciando che vengano vendute a un prezzo inferiore a quello di mercato con il vincolo – ovvio – di fare cassa per i successivi lavori di restauro. Tra i tanti anche Luca Vitone e Bianco Valente, Francesco Simeti e Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo e Luigi Presicce.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.