Francesco Vezzoli denunciato: tentata esportazione illecita di beni culturali. I carabinieri bloccano i container con i pezzi della chiesetta calabrese in partenza per gli USA: ecco le immagini

Niente da dichiarare? Sì, una chiesa del 1800, di seconda mano. Paradossalmente, questa più o meno è stata la scena verificatasi nei giorni scorsi nell’ufficio dogana di Gioia Tauro: inopinato protagonista, indirettamente, un personaggio ben noto all’ambiente artistico, Francesco Vezzoli. Ma i toni scherzosi finiscono qui: perché la denuncia per tentata esportazione illecita di beni […]

Niente da dichiarare? Sì, una chiesa del 1800, di seconda mano. Paradossalmente, questa più o meno è stata la scena verificatasi nei giorni scorsi nell’ufficio dogana di Gioia Tauro: inopinato protagonista, indirettamente, un personaggio ben noto all’ambiente artistico, Francesco Vezzoli. Ma i toni scherzosi finiscono qui: perché la denuncia per tentata esportazione illecita di beni culturali recapitata all’artista è invece molto concreta, e per niente indiretta. La vicenda è quella nota, di cui anche Artribune vi ha già parlato: ovvero quella della chiesetta sconsacrata della Madonna del Carmine di Montegiordano, che Vezzoli ha acquistato da un privato con l’intento di smontarla e trasportarla negli Stati Uniti, dove sarebbe stata rimontata nell’ambito della sua mostra al MoMA Ps1 di New York. Ma l’artista non aveva fatto i conti con la Soprintendenza di Cosenza, che ha inviato i carabinieri a sequestrare gli undici container contenenti le parti di muri già pronte per l’imbarco. La vicenda è finita cose servizio di apertura del TGR della Calabria, da cui abbiamo tratto le immagini della gallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Franca

    gliel’avrei passata se avesse restaurato la chiesa per denunciarne il degrado e pensato a qualcosa di intelligente da fare NEL nostro territorio (a cui la chiesa è legata, e non ha significato altrove)
    e poi che artista è che non mette in conto l’esistenza di una tutela dei beni culturali che ci ha salvato da noi stessi, di una soprintendenza che è il nostro rallentamento e a volte la nostra fortuna ?
    Buonanotte Vezzoli …….

  • Rita

    Ma come mai sono intervenuti solo a lavori già iniziati? Era un lavoro così pubblicizzato…

  • Lucarac

    L’edificio ex-chiesa, di proprietà privata, sconsacrato e pericolante, NON era assolutamente sotto tutela, ma lasciato dalle istituzioni volontariamente al degrado e alla sua probabile, naturale distruzione. Un artista (ma poteva essere chiunque alto) l’ha ritenuto oggetto di valore e voleva appropriarsene (legittimamente) per trasformarlo ufficialmente in opera d’arte in un luogo dove, finalmente, avrebbe avuto la giusta attenzione (come anche il luogo da cui proveniva).
    Questo verrà impedito. Sapranno fare di meglio? La risposta è ovvia.

  • strozzini in smoking

    Caro LUCARAC

    che le cose siano abbandonate in Calabria, come anche le chiese e una triste realtà
    ma questo non vuol dire che Vezzoli possa andare in Calabria e comportarsi come se fosse nel culo del mondo, dove si può comprare una chiesa ” anche in rovina” e portarsela in America per farla rivalutare in un altro circuito.
    credo che sia un operazione da avvoltoio, imbarazzante…

    e poi Vezzoli fa le sue bene, ma per stabilire che sia arte, bisogna aspettare almeno lo gli stessi anni di quella chiesa.

  • Premesso che non amo per niente il percorso degli ultimi anni di Francesco Vezzoli, e che anche questa sua ultima idea la trovo particolarmente debole, non ci vedo proprio nulla di strano o sbagliato nel modo in cui è proceduto, un rudere abbandonato del XIX secolo non sarà mai un parco archeologico riconosciuto dall’UNESCO…Vezzoli si è preso pure la briga di pagarlo, tanto o poco comunque troppo dal momento che era destinato a scomparire, trovo che questo sia solo l’ennesima dimostrazione che viviamo in uno stato di Polizia controllati da una burocrazia stupida e ottusa, circondati da idioti benpensanti che in realtà son solo dei rosiconi pronti sempre a indignarsi quando qualcuno AGISCE invece di stare solo a guardare le erbacce che crescono sugli edifici in rovina.

    • monica guardi

      ma come cavolo ragioni ?! la chiesetta fa sempre parte del territorio italiano. allora mettiamoci a svendere tutto !!??

      • Allora lasciamola crollare, hai una qualche idea di cosa costi mettere in sicurezza prima e ristrutturare? I soldi li metti tu? Oppure prendiamo questi soldi e li usiamo per qualcosa di costruttivo? Abbiamo magazzini di musei pieni di opere secondarie (per noi che abbiamo già Uffizi ecc.) che non vedranno MAI più la luce del giorno, ma vendiamoli e salviamo Pompei invece di questo campanilismo alla Peppone.

        • annaluisa borghi

          con questo tuo ragionamento capitalistico dovremmo svendere tutto il poaese !!??
          stiamo parlando di una chiesa che non era nemmeno pericolante..

          • con il tuo ragionamento comunista invece stiamo vedendo Pompei crollare…

          • Cristiana Curti

            Non era pericolante? In effetti era già pericolata, mi pare evidente dalle immagini riportate nel servizio.

            Urge ricordare a quelli che non conoscono cosa accade in queste faccende che se il privato ha potuto vendere il bene culturale i casi sono due:
            a) il bene era notificato: il bene deve essere offerto in prelazione allo Stato il quale dopo un ragionevole lasso di tempo decide se acquistarlo o lasciarlo ad altri. In questo caso il bene non ha comunque il permesso di espatriare se non temporaneamente e sotto sorveglianza delle soprintendenze di riferimento. Ma in ogni caso il bene può (qui, per un periodo che in genere è di tre mesi rinnovabili) lasciare il nostro Stato per motivi che non siano l’alienazione all’estero.
            b) il bene non era notificato: qualsiasi transazione – che piaccia o no siamo ancora in un Paese dove la proprietà privata svincolata da obblighi specifici ha questo diritto – è concessa e lo Stato non ha alcun diritto di interferire. In questo caso il bene può essere esportato ovunque anche per essere eventualmente alienato.

            In entrambi i casi, Vezzoli appare, se non vi è altro a smentirmi, come lecito proprietario di un bene culturale legittimamente acquisito e in entrambi i casi aveva la possibilità di esportarlo (o per tre mesi e sotto sorveglianza della Soprintendenza o per più tempo).

            E in nessuno dei due casi, mi pare e solo perché non ci sono ulteriori informazioni nel post, la Soprintendenza aveva il diritto di intervenire in modo così brutale e arbitrario.
            Come spesso accade, ci si muove male e si fa danno maggiore del dovuto. Sempre in ritardo sui tempi, sempre approfittando – e qui mi sento di dirlo comunque: dov’era il sollecito burocrate calabrese mentre la chiesetta stava crollando miseramente nella proprietà del venditore? – dell’anello debole (il singolo che “muove”, che “adopera”) che sicuramente non riuscirà a opporsi almeno per il momento.

            Mentre si fanno girovagare per l’orbe terraqueo statue preziosissime quanto delicatissime per mostre rutilanti “a cui non si può rifiutare” da parte delle stesse Soprintendenze che poi digrignano i denti nei confronti della pulce che starnuta, si perde il senso del proprio dovere che è quello della tutela e della valorizzazione in sito dei nostri beni.
            Se lo Stato aveva decretato che quella chiesa non era di suo interesse, tanto che poteva essere venduta a chiunque e lasciata definitivamente deperire, è quantomeno sconveniente (per non dire di più) che ci si muova dopo che il privato aveva avuto intenzione in qualche misura di ridarne pregio culturale. Almeno nelle intenzioni. E, per quanto mi riguarda, una mostra al PS1 di NY è ancora un evento culturale. A meno che qualcuno, anche qui, mi smentisca.

  • pENELOPE

    A dire il vero, il fatto che sia privata, che sia un rudere e altre cose cosi non implica assolutamente che essa non fosse anche sotto osservazione( si fa per dire) anche dalla Soprintendenza… sono le stranezze del codice italiano, quindi, erano legittimati a bloccarlo. Detto questo, un azione del genere mostra tutta la sterilità degli artisti concettuali come Vezzoli

  • Angelov

    Quando un artista vive all’estero per molti anni, e ripensa alla situazione italiana, non può fare a meno di constatare che tra di noi, i geni e i tesori sono sprecati: non se ne riconosce il valore reale, mentre in nazioni che hanno alle loro spalle una breve storia, come gli USA, anche un rudere è visto come una reliquia.
    A questo artista va riconosciuto la buona intenzione di valorizzare qualcosa che comunque è destinato ad ulteriore rovina.
    Si parla spesso di globalizzazione, di abolizione dei confini tra le nazioni, ma allora ben vengano gli aiuti stranieri per aiutare a mantenere dei tesori, che di fatto sono un arricchimento per tutta l’umanità, ma che noi italiani non vogliamo riconoscere come tali, per delle beghe burocratiche o eterni conflitti interni.

    • parole al vento6

      Che Vezzoli pare abbia agito a norma di legge è un conto. Un altro che faccia dell’odiosa arte “concettuale” che non piace alla maggior parte dei commentini di questo sito. Ma per favore non riconosciamo la “buona” intenzione di valorizzare…. perchè l’operazione è puramente scenografica: Rimontiamo un rudere in un museo di New York e poi magari dentro ci metto i miei lavori o un bel video. Vezzoli è spregiudicato, decisamente disinteressato da questioni morali e molto interessato al denaro; e per questo e per altro è diventato il V.I.P. Francesco Vezzoli.

      • Cristiana Curti

        “Che Vezzoli pare abbia agito a norma di legge è un conto”, se è “un conto” per lei allora perché non deve esserlo anche per la soprintendenza?

        La notizia qui non è “Eccovi la mostra che Vezzoli – odiatissimo perché famosissimo, introdottissimo, ricchissimo, ecc. ecc. – sta preparando con la ricostruzione di una chiesa italiana sconsacrata a NY” ma è “Vezzoli denunciato per tentata esportazione illecita di beni culturali”, un reato penale terribilmente serio che prevede la detenzione.

        Mi spiace per lei, ma questo per me è gravissimo se “Vezzoli – pare – ha agito a norma di legge”.
        Mi pare anche assai più grave della notizia di una qualsiasi mostra progettata da un qualsiasi artista in un qualsivoglia museo al mondo.

        Che una Soprintendenza si permetta di denunciare senza averne potestà (a meno che non ci siano notizie diverse, del che vorrei essere edotta dall’estensore dell’articolo) un privato che lecitamente acquista e esporta, infangandone così la reputazione e cacciandolo in un mare di guai (oltre che causargli un danno economico rilevantissimo), mi pare cosa a cui chiunque ha a cuore un minimo di civile senso della convivenza secondo regole universalmente impostate e democraticamente condivise dovrebbe ribellarsi con forza.

        • parole al vento6

          Guardi Cristina che sono assolutamente d’accordo con lei. Io qui rispondevo a chi ipotizzava un nobile utilizzo della chiesetta in terra americana. Su quello mi permetto di dubitare perchè conoscendo l’attività (specialmente) recente del Vezzoli sono certo che sarebbe diventata una mera scenografia cool. Lui stesso prima dell’ultima mostra parigina dichiarava (a memoria): sto per fare un operazione che so già mi attirerà le critiche di molti, sto per acquistare una serie di marmi greci e romani per modificarli con elementi contemporanei. Queste sculture le abbiamo poi viste e non hanno fatto neanche grande scalpore a parte per la loro bruttezza.

          Per quanto riguarda la gravissima ingerenza della soprintendenza nel caso, non vorrei sbagliarmi ma credo sia stata richiesta a gran voce da una certa intellighenzia calabrese. Non mi stupirei inoltre che questo controllo si traduca poi in un nulla di fatto/nulla di illegale e la spedizione venga sbloccata seppure in ritardo.

          • parole al vento6

            Ma forse sbaglio a essere così tranquillo (io personalmente non farei mai quel tipo di operazione per cui fatico a sentire il dramma di FV) e forse lei a ragione e bisognerebbe scendere in piazza.

            Il pare e il forse perchè non mi permetto di pontificare non conoscendo la giurisprudenza del caso che lei sicuramente dimostra di possedere con grende sicurezza.

          • Cristiana Curti

            Nessuna sicurezza, caro parole al vento. Magari si potesse dire così in terra italiana riguardo al diritto e alla certezza dello stesso.
            Circa l’operazione di Vezzoli non mi pronuncio, anche se personalmente posso senz’altro accodarmi a quanti affermano che forse non è così indispensabile demolire un rudere e materializzarlo altrove (sa un po’ di fantascientifico oltre che un pelo tonitruante non le pare?) per dimostrare alcunché di artistico in chiave personale, ma forse mi sbaglio. Devo dirle in tutta franchezza che il Vezzoli come artista mi interessa assai relativamente. Di lui molto più interessante è proprio il coté legale che mi vede, a meno di novità che non vedo comparire dalla Redazione, decisamente dalla parte di chi arriva a una dogana con le proprie cose e, mentre sta facendo i documenti per l’esportazione, se le vede sequestrare senza poter fare nulla, anzi diventa pure un pregiudicato.
            Non so dove lei abbia raccolto il rumor secondo cui una certa intellighenzia calabrese avrebbe mosso l’inamovibile (già il termine intellighenzia mi fa tremare i polsi), ma se così fosse, sarebbe l’ennesima riprova che da noi si fa tutto solo perché ci si muove – naturalmente sempre a buoi scappati – quando si è molto sicuri, rigorosamente sicuri di fare la figura di quelli che “no, per carità, avrebbero fatto prima se solo l’avessero saputo” per mettersi ben bene in evidenza davanti alla restante non intellighenzia calabrese nonché nazionale, magari come temporanei (molto temporanei) salvatori della Patria.
            Il tutto, infine, è sommamente nauseabondo, e mi piacerebbe molto che qualcuno di quella soprintendenza o di quelli che riuscirono a fare ciò che nessuno puote in tempi normali e non di colera come questi venisse allo scoperto a raccontarci sulla base di quale legge straordinaria abbia potuto ordinare una tale inopinata azione pseudo-riparatrice. Ma naturalmente nessuno si muoverà e i commenti a questi articoli saranno sempre e soltanto quelli di coloro che si ostinano a vedere il problema dove non è richiesto e mantenere le fette di prosciutto sull’occhio perché è troppo faticoso semplicemente pensare con il proprio cerebro.
            Un caro saluto.
            P.S è presumibile che andrà come lei stesso ha inteso, caro parole al vento: nulla di fatto, perché il fatto non sussiste. Ma vogliamo scommettere che le stesse fanfare allora non si muoveranno? Ri-saluti.

  • che sfiga! …per la chiesetta!

  • Cristiana Curti, se non ci fosse lei…grazie per aver detto con eleganza e precisione quello che penso…

  • Ma guarda cosa si fà per l’arte !!!

    Ormai non c’è nessun limite a ciò che si crede importante fare in nome dell’arte. Quale? Triste e penosa storia di chi crede di poter fare tutto a dispetto della legalità e del rispetto dei beni ambientali seppur abbandonati. Favorevoli o disfattisti, anche in questo siamo all’avanguardia!!!

  • max

    State sproloquiando di diritto e di leggi (più che l’intellighenzia, fanno tremare i polsi l’idiozia e la malafede)

    La norma c’è ed è chiara, tutto il resto è frittura d’aria:

    “Il soprintendente può ordinare la sospensione di interventi relativi ad immobili se essi risultino privi di autorizzazione, difformi dall’autorizzazione concessa o possano pregiudicare l’integrità del bene”.

    qua sotto il testo

    Beni architettonici
    Sono oggetto di tutela i seguenti beni immobili nel caso presentino interesse storico e artistico (Codice dei beni culturali e del paesaggio , artt. 10-11)
    gli edifici, compresi gli apparati decorativi inamovibili
    le ville, i parchi, i giardini
    le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani
    e inoltre
    altri beni immobili individuati quali testimonianze aventi valore di civiltà, oppure d’interesse per il loro riferimento alla storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere
    i siti minerari di interesse storico o etnoantropologico
    le architetture rurali aventi interesse storico o etnoantropologico per il valore di testimonianze dell’economia rurale tradizionale
    Per effettuare lavori di qualunque genere su tali beni, compresa la loro demolizione, è dunque necessario ottenere l’autorizzazione preventiva della Soprintendenza.
    L’autorizzazione è sempre necessaria per tutti i beni immobili appartenenti allo Stato, alla Regione, ad enti ed istituti pubblici, ad enti ecclesiastici, fondazioni, ONLUS, che abbiano più di 50 anni, siano opera di autore non vivente e sui quali la verifica di interesse non abbia dato esito negativo.
    E inoltre necessaria per i beni immobili di proprietà privata per cui sia stato emesso il decreto di dichiarazione di interesse culturale.
    Il soprintendente può ordinare la sospensione di interventi relativi ad immobili se essi risultino privi di autorizzazione, difformi dall’autorizzazione concessa o possano pregiudicare l’integrità del bene. Nel caso di beni per i quali non siano intervenute la verifica o la dichiarazione di interesse culturale, l’ordine di sospensione decade automaticamente se entro 30 giorni non viene notificato l’avvio del procedimento per la verifica dell’interesse culturale o per la dichiarazione d’interesse (Codice , art.28).
    L’esecuzione di interventi non autorizzati sui beni tutelati comporta l’applicazione di sanzioni e i Ministero può imporre al proprietario il ripristino dei beni (Codice , art.169).

    Procedura
    Il proprietario o l’ente che gestisce il finanziamento , inoltra apposita richiesta alla Soprintendenza, presentando in duplice copia un adeguato progetto a firma di un architetto.
    La Soprintendenza -che può eventualmente chiedere ulteriore documentazione e procedere ad accertamenti e sopralluoghi- completa l’istruttoria entro 120 giorni rilasciando un’autorizzazione all’esecuzione dei lavori, oppure esprimendo un diniego, accompagnato da motivazione e indicazioni per l’eventuale rielaborazione dell’istanza. L’autorizzazione, che è accompagnata dalla restituzione di una copia vistata degli elaborati progettuali, può essere corredata da prescrizioni circa le modalità di esecuzione dell’intervento e i materiali da utilizzare.
    Il richiedente comunica alla Soprintendenza la data di inizio dei lavori ed i nominativi dell’impresa esecutrice e del direttore dei lavori -che deve essere un architetto (Regio Decreto n. 2537/1925, art.25, comma 2 )- in modo che la Soprintendenza possa effettuare controlli in corso d’opera, approvare le eventuali campionature e verificare la regolare esecuzione dei lavori.
    Il Ministero può concedere contributi per il restauro e altri interventi di conservazione dei beni per i quali sia intervenuta la dichiarazione di interesse (Codice , artt. 31, 35-38) se essi sono attuati su iniziativa del proprietario.

  • pneumatici michelin

    max ti ringrazio
    volevo intervenire su tutte le scemenze che scrivono abbondio e curti ma per fortuna c’è qualcuno che ha avuto l’intelligenza di pubblicare molto semplicemente le carte con i relativi articoli.
    Ovviamente uno può esprimere le opinioni che vuole e si può pure dire quello che si vuole magari affermando che le leggi sono ingiuste eccetera, ma le regole sono quelle citate da max e mi domando come si possa parlare senza conoscerle, cosa più grave dato che sono assai note.
    Quanto al cicisbeo se ci teneva tanto all’idea poteva pagarsi una riproduzione in poliuretano smontarla e spedirla che tanto era lo stesso, siamo più o meno tutti d’accordo che l’idea non è granchè.

    • Cristiana Curti

      Sono davvero felice di sapere che lei, poco gentile pneumatico, è in profondo disaccordo con me. E’ un vero onore. Dare degli scemi a ignoti (che però si firmano) da parte di un ignoto (anonimo) è sempre – sotto ogni sole – un vero atto di coraggio, ne conviene? Complimenti vivissimi per distinguersi ogni volta in questo senso.
      In quanto a chi si permette di dare dell’idiota e del malfidato a chi non conosce (l’ennesimo anonimo, peraltro), lo invito a informarsi – prima di sputare a propria volta sentenze – se ciò che Vezzoli ha fatto (demolizione di un immobile culturale) non sia stato fatto a norma di legge. E io, veda un po’, penso di sì. A meno che qualcuno non mi smentisca dati alla mano. La demolizione era talmente annunciata e progettata (sin dall’acquisto dell’immobile da parte di Vezzoli) e certamente non può essere avvenuta in una notte, che non posso credere sia avvenuta se non con i sacri crismi, ovvero quelli che lei ci ripropone saccentemente. A meno di smentita, che potrebbe essere gradita. Nel qual caso Vezzoli ha effettivamente torto, ma allora doveva essere fermato PRIMA non DOPO. Potrebbe quindi anche essere, egregio max, che lei intenda giustificare l’insania del gesto alla dogana in qualsiasi maniera, malgrado ogni logica e ogni evidenza e sopra tutto ogni regola del diritto che fa finta di conoscere copiaincollando ma omette di verificare nella procedura e nei fatti. Avremmo quindi uno Stato che per mettere in galera un mariolo, attende che detto mariolo distrugga, dopo averlo abbondantemente annunciato con ogni mezzo in suo potere, il bene per cui lo Stato si muove in difesa?
      Conosco molto bene le righe che lei riporta, si dia pace, per lavoro e per esperienza personale, e non intendo farmi dare dell’idiota e della malfidata da un perfetto sconosciuto che cerca di spostare astutamente l’ago della bilancia sulla solita solfa (Vezzoli fa schifo, quindi TUTTO quello che fa è da biasimare COMUNQUE). Ma forse max fa parte effettivamente della fantomatica intellighenzia calabrese, il che sarebbe da ridere.
      Infine, e ci tengo a sottolinearlo ancora una volta, è pretestuoso oltre che (questo sì) da malfidati procedere in una conversazione basata su ipotesi e non sulla realtà dei fatti, che a quanto pare nessuno di noi conosce davvero. In questo Mattioli continua a non darci una mano.
      Prima di scagliarsi contro chi la pensa diversamente da lei sulla legittimità della proprietà privata e pubblica, si dia conto che nessuno di noi sa davvero se Vezzoli è un pericoloso distruttore di beni culturali (incredibile quanta affezione per una chiesetta sconsacrata e deruta che nessuno ha considerato neppure di striscio per decenni se non secoli e immediatamente interessa perché, guarda un po’, adesso “serve”) nonché una sorta di tombarolo chic del XXI secolo.

      Io contesto un comportamento dello Stato del tutto arbitrario presentato da un articolo che altro non offre, avendo l’onestà di ricordare che altri dati REALI potrebbero non darmi ragione. Oltre a ciò la mia esperienza del funzionamento (spesso nebbioso, a volte incompetente, molto più spesso vessatorio) di molte soprintendenze in questo genere di operazioni (in questo genere di operazioni, ripeto) mi fa affermare che fenomeni del genere sono tutto tranne che rari e che l’irrituale iter degno di un Paese profondamente antidemocratico (qual è il nostro, alla fine) dovrebbe sollevare gli animi contro questa odiosa maniera di considerare il privato e non – come sempre vuole l’italico rodio nei confronti di chi è famoso – andare contro ragione, diritto e (vedi un po’ tu) sempre interessi comuni.

      Se poi mi chiedete, ammesso che questo possa importare a qualcuno, se l’operazione di Vezzoli per me ha senso, posso anche rispondere che probabilmente non ne ha. Ma la mia opinione in questo ambito, come quella di pneumatico detto per inciso, non conta una beata cippa.

      • pneumatici michelin

        eh che tiritera! non ho detto idiota, ho detto idiozie.
        carissima curti se le cose andranno bene per l’esportazione sarò felicissimo
        di dirle che le idiozie le ho dette io ma nel caso contrario le confermerò che le idiozie le ha dette lei !

  • Incontriamoci caro il mio genio gonfiato, moderatore invito il direttore di Artribune, vediamo chi dice e chi fa più idiozie.

    • pneumatici michelin

      abbondio se vuol fare una gara a chi la spara più grossa sinceramente ho altro da fare anche se la cosa mi tenta .
      Infatti la vedrei meglio proprio in questo ruolo di partecipante ad un tenzone di millanterie piuttosto che di soprintendente dei beni architettonici.
      Come ho già detto alla carissima Curti “se le cose andranno bene per l’esportazione sarò felicissimo di dirle che le idiozie le ho dette io ma nel caso contrario le confermerò che le idiozie le ha dette lei !”
      Le regole sono regole e a riguardo del fatto non vedo a che possa servire la moderazione di artribune: cosa vuole abbondio? una Cancellieri di comodo?:)

      • Il mio è un invito a mettere la faccia su quel che dici…ma è ovvio che non lo farai mai.

        • pneumatici michelin

          vedrai che capiterà l’occasione

  • max

    La lingua italiana è una brutta bestia:

    – non mi sono scagliato con chi scrive ma contro l’idiozia e la malafede
    – io non penso, non credo, non suppongo, cito testualmente
    – nella compravendita tra un privato e l’altro la Soprintendenza non interviene e non è tenuta a sapere quali siano gli intenti del compratore in questione
    – visto che è la Soprintendenza a togliere i vincoli sui beni architettonici ma è la stessa Soprintendenza che ha bloccato l’esportazione, la prima proposizione non sussiste.
    – di vezzoli in sé non mi interessa parlare

    fa invece molta tristezza il trasparire di razzismo e classismo dietro soavi e fantasmagoriche costruzioni verbali (magari con la erre moscia)

    ossequi e baci

    • narina urbach

      Idiozia, mala fede, razzismo, classismo e la famosa erre moscia…d’accordo…

    • Cristiana Curti

      Ha proprio ragione, l’italiano gran brutto affare…
      Rispondere che non ci si scaglia contro il peccatore ma solo contro il peccato rivela un tentativo maldestro di mantenere, dopo l’insulto, i piedi in due staffe.
      Lei cita testualmente cosa, una legge? Vuole che riportiamo qui l’intero codice dei beni culturali? E cosa cambierà in questo contesto?
      Nella compravendita fra privati di un bene culturale lo Stato non interviene, tant’è che le illecite esportazioni avvengono proprio spesso con il favore della contrattazione fra privati, a patto che lo Stato non abbia conoscenza del bene passato di mano. Ma qui è piuttosto abnorme, se non ridicolo, affermare che a Montegiordano – tentacolare e popolosa metropoli certamente – una simile compravendita potesse passare inosservata anche al passante del tutto ignaro del luogo. Per non parlare del clamore, non proprio locale, scoppiato prima, durante e dopo l’acquisto. Non sto poi a evocare fantasiose immagini di squadroni di loschi demolitori imbustati in passamontagna neri provvisti di martelli frenati e debitamente ottusi per evitare di svegliare il can che dorme in una unica notte di frenetico lavoro di smaterializzazione dell’intera facciata comprensiva di navata peraltro già dimezzata dai crolli…
      E’ presumibile che vincolo (tutela) non sia mai stato tolto a questa chiesetta, già sconsacrata da quel dì, in quanto bene non più ecclesiastico ed evidentemente non meritorio di ottenere tutela stessa. Oltre a ciò la sfido a rammentarmi nella vasta casistica in merito un vincolo dello Stato tolto a un bene culturale immobile a partire dalla metà dell’Ottocento per tornare in condizione originaria; conosco pochissimi casi anche soltanto per i beni mobili, figuriamoci per chiese, palazzi e affini. Gli obblighi incorrono, qui, nel caso dell’esportazione come per ogni altro bene culturale tutelato o meno. Ancorché esportare un immobile è faccenda più che rara. Obblighi che non ho ragione di credere siano stati evitati, salvo altro ordine.
      Fra l’altro evita di ricordare quel “nel caso” in bell’evidenza in artt. 10-11 che intende invece porre un discrimine molto preciso nei confronti di ciò che è meritevole (fra piazze, monumenti, ecc. ecc. ) di tutela e ciò che non lo è. Ed è lo Stato che ha facoltà di decidere ciò che è meritevole di tutela, non lei, fino a prova contraria. In ogni caso qui non si sa se la chiesetta sia bene vincolato o non lo sia. Tutto mi rimangio se Vezzoli viceversa è in malafede, ma da quello che sappiamo e che sa anche lei, non è possibile intendere.
      Infine, l’unica cosa che davvero sarei curiosa di sapere è sulla base di quale motivazione legale e secondo quale iter la Soprintendenza interviene a bene distrutto, impacchettato e già in dogana e sulla base di quale principio evidentemente non per lei lesivo di una proprietà privata.
      Lasci stare infine ulteriori gravi accuse di razzismo (questa è bella: e contro chi poi?), classismo e anche la soavità. La erre moscia l’avrà sentita nelle sue frequentazioni non certo da me che vanto un sonoro ingombrante accento emiliano e natali per nulla dorati. La erre moscia in queste zone si parla a Faenza e nel piacentino sino a Parma ed è questione fisiologica.
      E se non le piacciono le “fantasmagoriche” (?) costruzioni verbali, legga altro che mi fa gran piacere.

  • Angelov

    Vezzoli aveva prodotto una serie di multipli, ed il ricavato della loro vendita,(399 esemplari al prezzo di 399 euro, che fanno 159.201 euro) lo aveva donato a sostegno dei terremotati dell’Emilia.
    Ballottelli, che non c’entrerebbe niente con la demolizione della chiesetta, manda in Africa, come aiuti contro la povertà, si dice quasi metà dello stipendio: ma, come nel caso di Vezzoli, i razzisti della curva non lo sanno.

    • parole al vento6

      Non capisco che cosa dovrebbe centrare Vezzoli che fa beneficenza (nell’ombra come per stile bisognerebbe sempre fare se l’intento non è farsi pubblicità) con il trasferimento di un rudere da uno stato all’altro. Non mi risulta Vezzoli sia stato incaricato di curare una mostra sulle chiesette calabresi del 1800 a New York. Molto più semplicemente stava facendo del business e per una ragione che non ci è dato di sapere è stato fermato in extremis. Detto questo mi accodo con chi chiede più dati certi sulla vicenda all’autore dell’articolo e ad Artribune.

      • Angelov

        Nel seicento si girava con la spada al fianco, e se ti azzardavi ad usare incautamente la lingua, od anche la penna, finivi per esser l’eccezione a quel detto, che dice che è la gola ad ucciderne di più…

        • parole al vento6

          Cosa sono minacce velate?

          • Angelov

            e come potrei s-velare la mia minaccia?
            organizzando un duello tra due pseudonimi?

  • M.M.

    Ma siamo sicuri che il motivo per cui Vezzoli è stato denunciato non sia per plagio all’opera di Dan Voh in biennale? ahahahah
    Quello mi sembrerebbe un argomento più sensato.

  • Ma dopo tutti questi commenti, non si potrebbe sapere qualcosa di più preciso su come si son svolti i fatti?

  • Mario Milizia

    Nel 1902 Henry Walters, presidente della Atlantic Coast Line, effettuo’ un’acquisizione su una scala senza precedenti nella storia del collezionismo americano. Compro’ a Roma circa diciassettemila opere, la maggior parte si grande rilevanza archeologica, alcune invece di artisti piu’ recenti non di moda in quel momento, come il ” San Francesco riceve le stimmate” di El Greco. La collezione e’ tutt’oggi il nucleo centrale del Walters Art Museum di Baltimora. A vendergliele fu tale Marcello Massarenti, sotto elemosiniere della corte pontificia. Massarenti abitava in una stanza negli appartamenti vaticani e siccome era un grande appassionato d’arte fu costretto ad affittare un intero piano di Palazzo Accoramboni, nei pressi di San Pietro per poter esibire il suo immenso tesoro. Non sappiamo come avvennero i primi contatti tra Walters e Massarenti, sembra certo che il futuro acquirente vide la collezione sul posto il 10 aprile 1902. Quello che Walters vide nelle stanze di Palazzo Accoramboni era impressionante: ” Un deposito caotico, un susseguirsi di stanze buie, un labirinto. Dipinti appesi da soffitto a pavimento, sparpagliati ovunque mobili, bronzi, marmi, casse enormi che a loro volta contengono oggetti e reperti di varie epoche raggruppati senza una logica…” Henry Walters ne fu folgorato, l’acquisto “en-bloc” per una somma di cinque milioni di franchi francesi fu firmato in tempi rapidissimi, i dettagli della transazione non sono chiari. Marcello Massarenti mori’ tre anni dopo la colossale vendita, non esistono dati disponibili su chi eredito’ la sua immensa fortuna.

  • MA SCUSATE COSA E’ SUCCESSO?

    Sembra il dialogo avvilente di Così parlò Bellavista’, con la scena del cavalluccio rosso – film del 1986 di Riccardo Pazzaglia. Suvvia dibattiamo di cose più serie piuttosto che impantanarci in inutili questioni e falsi profeti L’italiano è un brutto affare e le questioni italiane ancora peggio.

  • Pneumatici michelin

    La mia casa non é di pregio , si trova in una via
    Dove non ci sono rimarchevoli edifici e dove non sono
    Accaduti eventi importanti, si trova in una banalissima
    Frazione di una cittá italiana: se io voglio aprire
    Una nuova finestra su un lato del suo perimetro
    Devo chiedere un’autorizzazione del comune.
    Queste son cose che sa chiunque ha avuto a che fare
    Con questioni edili anche di esigua entitá.
    In Italia si fa spesso quel che si vuole e periodicamente
    Si son fatti vari condoni per sanare le situazioni
    Irregolari, come ha fatto il mio vicino che aveva costruito
    Un garage sfruttando e strabordando un perimetro
    Preesistente.
    In italia esiste un gran numero di case non registrate e il
    Catasto é da rifare : quando qualcuno viene
    Sanzionato perché ha fatto qualcosa di irregolare
    Regolarmente cade dalle nuvole e si lamenta del fatto che si punisca
    solo lui, che nella vita é andato sempre a messa.

  • PATRIZIA

    RICORDO DI AVER VISTO UN FILM DEL 1935 DAL TITOLO IL FANTASMA GALANTE il cui: Un miliardario americano acquista un castello scozzese, lo smonta pietra su pietra e lo fa trasportare negli Stati Uniti. Con il castello si trasferisce anche un fantasma, condannato dalla maledizione del padre perché era morto in battaglia da codardo.
    CHISSà FORSE LE PIETRE NON VOLEVANO!

  • adelina paneghiotto

    ma scusate ma non l’aveva già portata danh voh una chiesa cattolica vietnamita alla biennale di venezia? oltre che illegale l’azione mi sembra poco originale.

  • Edoardo Clio de’Ramisecchi

    Grande pubblicità per il lavoro di Vezzoli, che ancora non è stato realizzato!!
    Vedrete che a posteriori si sprecheranno gli acrobatici voli dei nostri amati critici.
    Forse domani diranno tra l’altro che il meraviglioso lavoro è consistito proprio nel far conoscere il livello di degrado del paesaggio calabrese.
    Magie che solo l’arte dei nostri sciagurati tempi sa regalarci…
    La notizia è che purtroppo lo conoscevamo già (!).
    E. C. de’ Ramisecchi