Ecco le prime immagini del “Tesoro dei nazisti”. Ci sono uno Chagall e un autoritratto di Otto Dix, entrambi inediti: ancora aggiornamenti sull’art-thriller di Monaco di Baviera

1.406 opere in totale, delle quali 121 incorniciate e 1.285 prive di cornice. È questo il primo dato certo, in quanto meramente numerico, che emerge dall’attesissima conferenza stampa convocata oggi per fare chiarezza sul ritrovamento del “tesoro dei nazisti” a Schwabing, Monaco di Baviera. Presenti fra gli altri il capo di Augsburg Reinhard Nemetz, il […]

1.406 opere in totale, delle quali 121 incorniciate e 1.285 prive di cornice. È questo il primo dato certo, in quanto meramente numerico, che emerge dall’attesissima conferenza stampa convocata oggi per fare chiarezza sul ritrovamento del “tesoro dei nazisti” a Schwabing, Monaco di Baviera. Presenti fra gli altri il capo di Augsburg Reinhard Nemetz, il procuratore generale Johannes Ballis, e la storica dell’arte Meike Hoffmann, della Freie Universität di Berlino, alla quale fin da subito è stata affidata l’analisi del corpus rinvenuto. Il procuratore Nemetz ha corretto la data della prima perquisizione, non più nel 2011, ma ai primi di marzo 2012. Questo risolve un giallo che si era fatto avanti nelle ultime ore, legato all’opera The Lion Tamer, di Max Beckmann, che Cornelius Gurlitt aveva venduto tramite la casa d’asta Lempertz di Colonia in una data che sembrava posteriore al primo blitz. Come è stato possibile portar fuori dall’appartamento l’opera, eludendo la sorveglianza della polizia? Questo aveva fatto fantasticare sull’esistenza di un secondo nascondiglio, ipotesi ora naufragata.
Nelle quasi due ore di conferenza, le informazioni sono trapelate col contagocce, fra il riserbo degli inquirenti per un’indagine ancora ampiamente aperta e la raffica di domande dei giornalisti. Non si tratta solo di opere di Arte Degenerata: ci sono anche lavori risalenti al XVI secolo, fra cui un dipinto di Albrecht Durer; le opere grafiche sono state conservate con grande cura: tanto che dopo 70 anni non mostrano danni di nessun tipo, dovuti ad esposizione alla luce o a cattive condizioni climatiche; le opere incorniciate erano conservate accatastate su scaffali, assimilabili a quelli di un magazzino museale, mentre le opere prive di cornice erano conservate in apposite cassettiere.
Le informazioni più attese: del nucleo fanno parte un dipinto sconosciuto di Marc Chagall della metà degli anni ‘20, ed un autoritratto altrettanto sconosciuto di Otto Dix, del 1919 circa, di cui vedete la foto in pagina. Meike Hoffmann ha comunque detto che il lavoro di ricerca sarà molto lungo e approfondito, e che attualmente si è iniziato a lavorare soltanto su circa 500 opere. Nessuna conferma circa il presunto valore del ritrovamento che era stato stimato in un miliardo di euro. Starebbero poi emergendo dei rapporti di Cornelius Gurlitt con la Galerie Kornfeld di Berlino, ma non ne sono chiari i termini né il collegamento certo con la vicenda attuale.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.