Ecco le immagini della preview del Macro. Giulio Paolini, Jorinde Voigt, gli artisti in residenza: il chiccera della serata romana

Mentre da Roma arrivano notizie – ve le anticipavamo ieri – di schiarimenti sul futuro, con la scelta di indire un bando internazionale per il direttore, Il Macro inaugura le sue mostre autunnali. C’era grande attesa per quella di Giulio Paolini: un’esposizione asciutta, composta, ma comunque di grande impatto, con grandi installazioni che fanno sembrare […]

Mentre da Roma arrivano notizie – ve le anticipavamo ieri – di schiarimenti sul futuro, con la scelta di indire un bando internazionale per il direttore, Il Macro inaugura le sue mostre autunnali. C’era grande attesa per quella di Giulio Paolini: un’esposizione asciutta, composta, ma comunque di grande impatto, con grandi installazioni che fanno sembrare gli spazi piccoli, piccoli. Intima ed energetica allo stesso tempo la stanza di Jorinde Voigt, artista tedesca sempre più bella e sempre più brava (coppia nella vita con l’altrettanto famoso Christian Jankowski) che qui presenta una serie di nuovi quadri che determinano un significativo scarto rispetto ai lavori precedenti. E poi (mentre nel cortile si monta l’opera vincitrice di Enel Contemporanea, opening il 4 dicembre) i quattro studi d’artista, dove i giovani ospiti dimostrano un impegno niente male, specie per quanto riguarda i due artisti italiani Riccardo Beretta e Jacopo Miliani (ai quali si affiancano Hilla Ben Ari e Sahej Rahal). Altre impressions? Cercatele nella ricca fotogallery, così potete scoprire anche chiccera…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Quanto gli piace fare aperitivo, e quanto non importa a nessuno delle opere. L’italia è come Lo Pinto, bello, vanitoso e vuoto.

  • Ciao Albert,

    è finita un certo tipo di arte, che risulta essere solo un modo per fare aperitivo e pubbliche relazioni. Quel tipo di arte (dove tutti sono e devono essere un po’ puttane) ha come spettatori le stesse puttane. Non a caso nel 2009 scrissi un articolo definendo il sistema dell’arte italiano come un’orgia dove non gode nessuno. O forse pochi addetti ai lavori godono, nel guardarsi allo specchio e nel sorreggersi vicendevolmente come in una una vera setta religiosa, totalmente staccata dal presente e dalla realtà.

    Con alcuni miei collaboratori ho avuto modo di leggere il libro di Christian Caliandro (Italia Revolution), e devo dire che il distaccamento dalla realtà è un dato italiano, quanto di quel tipo di arte contemporanea di cui stiamo parlando. Il sistema arte italiano è una straordinaria cartina tornasole per leggere la situazione italiana e internazionale. Il Padiglione Italia 2013 è stato tremendo, diluito, inutile. E nessuno ha osato scrivere nulla, tranne il sottoscritto. Ed ecco tutti a ridere e brindare con Pietromarchi, che per il Padiglione Italia ha invitato la moglie a progettarlo e che ha il coraggio di fare il radical chic. Mentre non è tanto diverso da un La Russa o da Gasparri. Eccoli a brindare al Macro.

    Sono sorrisi stanchi, molto anziani e non negli anziani ma nei giovani.

    Prima di fare l’italia bisogna fare gli italiani, prima di fare i musei bisogna fare gli spettatori. Quindi distruggiamo i musei e preghiamo che chiudano.

    Un recente articolo di M. Tonelli: http://www.artribune.com/2013/11/ecco-le-immagini-della-preview-del-macro-giulio-paolini-jorinde-voigt-gli-artisti-in-residenza-il-chiccera-della-serata-romana/#comment-253113

    A mio parere l’articolo solleva un punto centrale. L’arte è come un cinema dove la platea è fatta solo di addetti ai lavori e pochi curiosi. Come se al cinema ci andassero solo attori, registi, sceneggiatori ecc ecc.

    Non esiste un pubblico VERO appassionato ed interessato, senza avere doppi fini “lavorativi”.

    Queste cose gli addetti ai lavori (i direttori dei musei) NON le diranno mai. Si cerca di fare qualcosa di decente (spesso mostre insignificanti rispetto al presente) cercando soprattutto di far quadrare il bilancio del museo. I casi Mambo e Madre sono estremamente significativi. La cosa migliore che vediamo al Mambo è sempre e solo un quadro di Morandi nella collezione permanente.

    Le mura del museo non proteggono ma DIFENDONO l’arte da un presente a cui di quell’ARTE lì non gliene potrebbe fregare di meno. E non è questione di un pubblico volgare e stupido (come ci vogliono far credere molti operatori del settore, vedi Vettese) ma di mancanza di luoghi e opportunità. Non esistono momenti di divulgazione e di decompressione anche piacevole e popolare.

    Negli ultimi anni ho contribuito ai contenuti di un corso che avviene nei pub, nei bar. E dai dati che ho posso dire che le persone si accendono. Godono, vogliono capire. Il giorno dopo vivono la loro vita con una sensibilità diversa.

    Forse dovremo distruggere i musei, come le Chiese, per vedere se possediamo e desideriamo il Desiderio e la Passione per i Musei e per le Chiese. Perchè in fondo quello che fa esistere l’arte e la religione è in noi. Deve essere in noi. Dovrebbe essere in noi. Verifichiamolo, chiudendo Macro, maxxi, mambo, madre, bum bam ecc. Se c’è qualcosa di buono e giusto, vivrà.

    Quindi sono tutte stronzate queste riflessioni su dove mettere il museo. Prima di fare il museo bisogna fare gli spettatori. Prima di fare l’italia bisogna fare gli italiani, diceva qualcuno.

  • Amico degli Amici e similari

    Ma quanto ti piace di chiacchierare, ci staresti benissimo in mezzo agli aperitivanti del Macro….

  • Anna

    Ma di quale arte stiamo parlando?questa sarebbe arte?dovreste solo vergognarvi!!!!!
    L’arte non può ricondursi a qualche forma di espressione di qualche malato che non è in grado di comunicare…l’arte é soprattutto talento..armonia di forme, ricerca..bellezza, valore.
    Dov’è la bellezza in tutto questo scempio?

  • Oreste

    Ogni giorno leggo il gossip dell’arte e sempre più mi deprimo. Quando leggo questo modo giornalistico d’informazione sento ribollirmi le viscere e non resisto all’espellere ciò che ribolle. Mi rivolgo alla Direzione di Artribune: “per favore fate finire questo scempio” io cittadino amante dell’arte desidero avere immagini che manifestano ARTE non pagliacciate anche se sono gli artisti stessi che si prestano. Se tutto è arte, e non voglio avventurarmi su questo piano, è vero anche il contrario smettete di far credere che i curatori sono quelli che permettono di determinare cos’è Arte.

  • Amico degli Amici e similari

    Siamo al delirio. Mi riferisco ai commenti.

    • Oreste

      Che strano rispondere a vuoto, credo invece che ognuno nel proprio delirio … ha un modello di riferimento e se deve essere quello dell’apparire e non quello che di sa esprimere allora i commenti non hanno modo di esistere, quindi Artribune cosa ci sta a fare?

  • LEOPOLDA

    Chi critica forse ieri sera non era al macro…. è una cosa tanto strana dopo tanti sforzi prendere in mano un calice di vino per brindare! Perchè criticare ogni foto in cui si vede un bicchiere di vino in mano? Perchè non criticare solo dopo aver visto con i propri occhi questi bei salotti?!?Se ci fosse stati davvero avreste notato che nelle sale con bicchiere non si poteva neanche entrare…..! Ho assistito ad una splendida mostra, quella della Voigt una ragazza eccezionale, appassionata del proprio lavoro e con una gran voglia di condividere….! Non sarà forse invidia quella di chi critica? Vi dico la mia: le tante polemiche finora lette in calce ai tanti articoli di artribune sono opera di gente vestita di un falso perbenismo all’italiana! Ricordatevi….chi non fa non sbaglia e soprattutto rimane coperto dietro lo schermo ad osservare i tanti che invece fanno sprecando il proprio tempo a criticare!

  • Oreste

    E brava Leopolda che è parte di quel modello esistenziale, la critica è rivolta più ai personaggi “autorevoli” che inneggiano ad essere unici conoscitori d’Arte e per questo dispongono-impongono un modello d’Arte come autosoddisfazione (vedi le bicchierate), purtroppo lontani sono i valori del saper “FARE” Arte. Infatti tanta differenza c’è tra chi è scopritore di tendenza e chi è stimatore, uno vuole creare MODA-RTE nonostante non abbia mai fatto o tentato di fare Arte, l’altro è un ricercatore che sostiene e supporta l’Arte perché ci crede. C’è una cosa singolare che dovrebbe far pensare, i Musei e le gallerie non hanno più visitatori, sono vuote, niente o solo una bicchierata raduna alcuno e poi niente Arte-Cultura ecco il fragoroso silenzioso blabla oggi dell’Arte.