Da Jeff Koons a John Currin, Phillips apre a New York il rito autunnale delle aste dedicate ai maestri del contemporaneo. E già si prevedono cifre da capogiro…

Al via la settimana newyorchese delle aste, durante cui grandi nomi del contemporaneo passeranno sotto al martelletto, con opere particolarmente rare tenute in serbo per questa attesissima sessione autunnale. L’11 novembre si inizia da Park Avenue con Phillips, che alza il tiro il tiro con una stima pre-asta da capogiro rispetto agli standard: $69,9-98,5 milioni […]

Jeff Koons, Buster Keaton, 1988

Al via la settimana newyorchese delle aste, durante cui grandi nomi del contemporaneo passeranno sotto al martelletto, con opere particolarmente rare tenute in serbo per questa attesissima sessione autunnale.
L’11 novembre si inizia da Park Avenue con Phillips, che alza il tiro il tiro con una stima pre-asta da capogiro rispetto agli standard: $69,9-98,5 milioni per i 42 lotti della Evening sale, guidati da un classico dell’ultimo cinquantennio del Novecento, Mark Rothko con Untitled (Black on Gray), stimato $10-15 milioni e realizzato nel 1969-70. Stessa stima per Roy Lichtenstein, Woman with Peanuts del 1962, in cui l’artista rappresenta l’archetipo della bellezza femminile anni Cinquanta. E in tema di pop c’è anche “the king” Andy Warhol, presente con il suo soggetto più iconico, Nine Gold Marilyns (Reversal Series), stimato $8-12 milioni, in una versione del 1980 che vede Marilyn impreziosita da una texture dorata.
Tra le opere più recenti, Untitled di David Hammons (2000), stimata $5-7 milioni, che col suo baroccheggiante canestro decontestualizza un cliché della cultura urbana afroamericana, mettendo in discussione barriere sociali e razziali. Sensualissima Amanda (2003) di John Currin, stimata $3-5 milioni, e assi suggestiva Orange Butterfly Green M 2003 G, opera del 2003 di Mark Grotjahn dalla serie Butterflies, con un stima di $2-3 milioni.
Infine, la scultura di Jeff Koons Buster Keaton, del 1988, stimata $4-6 milioni, è un ironico ritratto policromo dell’attore in sella ad un asinello, che guarda fisso davanti a sé: un omaggio al divo del cinema muto, probabilmente interpretato nella forma di un autoritratto, tratto dalla celebre serie Banality.

– Martina Gambillara

CONDIVIDI
Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.