Arrestato, anzi no, protetto. Justin Bieber si scopre graffitista a Bogotà, e si trasforma in paladino dello sdoganamento della Street Art in Colombia

La notizia circolava da qualche giorno, ma come spesso accade a quelle latitudini – specie quando di mezzo ci sono le forze dell’ordine – era corredata da informazioni fumose e spesso contraddittorie. Justin Bieber, celebre giovanissima popstar canadese, è stato arrestato dalla polizia per aver realizzato diversi murales – li vedete nella fotogallery e nel […]

Justin Bieber writer a Bogotà (@justinbieber via Instagram)

La notizia circolava da qualche giorno, ma come spesso accade a quelle latitudini – specie quando di mezzo ci sono le forze dell’ordine – era corredata da informazioni fumose e spesso contraddittorie. Justin Bieber, celebre giovanissima popstar canadese, è stato arrestato dalla polizia per aver realizzato diversi murales – li vedete nella fotogallery e nel video – in una zona proibita di Bogotà, in Colombia. Anzi no, è stato multato. Anzi no, è stato piuttosto protetto dalla polizia, che avrebbe addirittura chiuso una corsia della strada per favorire il suo “lavoro”.
Fin qui la cronaca: ma a volte capita che da vicende di cronaca derivino reazioni – anche piccole “rivoluzioni” – di più ampia portata. E questo è il caso: perché il popolo dei writers colombiani sulle prime se l’è presa seriamente, per l’atteggiamento alla fine conciliante della polizia verso Bieber, in un Paese dove la repressione contro gli abusi dei graffitisti arriva fino alla violenza, fino all’assassinio, come accaduto nell’agosto 2011 con un ragazzo, Diego Felice Becerra. Ma poi si è diffusa l’idea: perché non sfruttare la popolarità dell’ultimo “imputato” per chiedere lo sdoganamento della Street Art?

E così è stato, e arriviamo a questi giorni: il capo della polizia, il generale Rodolfo Palomino, si è trovato a dover difendere posizioni intransigenti davanti a una colossale sperequazione, arrivando alla fine a legittimare l’arte urbana come espressione creativa ricca di “emozioni e motivazioni”…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.