Vi racconto Francesca Alinovi. Dalle avanguardie italiane alla Street Art di New York, interviste e testimonianze in un documentario: che cerca l’aiuto dal pubblico con il crowdfunding…

Riportare alla luce la storia di Francesca Alinovi, con un documentario girato a cavallo tra l’Italia e New York, la metropoli in cui la curatrice di Parma ha incontrato, negli anni 70, la creme della scena Street Art dell’epoca. Questa la mission di Veronica Santi, che con la sua “crew” si affida al crowdfunding di […]

Riportare alla luce la storia di Francesca Alinovi, con un documentario girato a cavallo tra l’Italia e New York, la metropoli in cui la curatrice di Parma ha incontrato, negli anni 70, la creme della scena Street Art dell’epoca. Questa la mission di Veronica Santi, che con la sua “crew” si affida al crowdfunding di Kickstarter per cercare contributi alla realizzazione e distribuzione del film. Proprio a New York Francesca conobbe personaggi come Keith Haring (il quale affermo che la migliore intervista che aveva fatto in vita sua era stata proprio con la Alinovi), Kenny Sharf (celebre per i suoi murales disseminati in tutta la Big Apple e ancora oggi attivo sulla East Coast), e altri nomi come CRASH, Daze, Toxic, Stefan Eins e numerosi altri.
La memoria di questa giovane astro nascente della storia dell’Arte purtroppo si e quasi persa in Italia, in parte a causa della sua prematura e tragica fine (nel 1983, ossia a soli 35 anni, fu infatti trovata morta nel suo appartamento in circostanze rimaste misteriose), in parte perche i suoi scritti (il più famoso: “L’arte mia”, di difficilissima reperibilità ancora oggi), non hanno incontrato un’adeguata diffusione al pubblico (né tanto meno una traduzione in inglese). Nell’era di internet e del crowdfunding questa operazione di condivisione della conoscenza è finalmente possibile su scala internazionale: sia le audience nostrane, che quelle di oltreoceano avranno l’opportunità di rivivere l’atmosfera e incontrare i personaggi che sono entrati in contatto con la sensibilità cosmopolita di Francesca, la quale si era interessata alle avanguardie italiane e subito dopo aperta a quelle Made in Usa con grande passione ed interesse, come dimostrano le parole degli intervistati nel trailer (fra i quali in Italia, anche personaggi come Luigi Ontani e Marcello Jori).

Il meccanismo per partecipare resta il solito: tramite un sistema di donazioni, coloro che vorranno sostenere l’idea e gli sforzi della curatrice fiorentina (per rendere veramente pubblico un pezzetto di storia dell’Arte impigliato nel passato) avranno modo di finanziare il successo del video “Off Identikit” nell’arco del prossimo mese, e di portarsi a casa nello stesso tempo uno o più degli incentivi offerti per l’occasione. Anche il più piccolo aiuto potrà decretare la riscoperta o meno di una voce interessante come quella della Alinovi…

– Diana Di Nuzzo

www.kickstarter.com/projects/2104075471/off-identikit-a-documentary-about-francesca-alinov

 

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.
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  • Monica

    Bel pezzo, però le circostanze della orte di francesca non sono misteriose: c’è stata una condanna per il suo omicidio.

    • Anto

      Bel pezzo… il mistero è comunque relativo. C’è una sentenza passata in giudicato, quindi una verità processuale e un condannato che ha anche scontato la sua pena….

  • emidio de albentiis

    L’idea di Veronica Santi è davvero encomiabile,sia per lo spessore davvero notevolissimo di Francesca Alinovi sia, più in generale, per un’operazione di recupero di un frammento di passato che può insegnare ancora tantissimo (specialmente in un paese tanto tanto provinciale come l’Italia odierna). Quanto alla questione della sua tragica fine,sommessamente mi limito a dire che le verità processuali non sempre coincidono con l’accertamento definitivo dei fatti: con questo non voglio affermare che Franceasco Ciancabilla sia innocente (probabilmente non lo è), ma che non bastano le sentenze anche passate in giudicato per avere certezze matematiche. E chiunque si occupi di filosofia del diritto lo sa benissimo

  • veronica

    “L’arte d’avanguardia non solo non e’ morta, ma ha dissotterrato la sua ascia di guerra e batte il tam tam lungo le linee di frontiera di Manhattan: 1982, fuga da New York!
    L’arte del futuro spia con grandi occhi scuri spalancati sul centro dalla periferia, mescolata coi detriti e le macerie della città degradata, confusa tra i ghetti delle minoranze razziali, nutrita dal sangue caldo della negritudine in via di espansione. Il tutto sostenuto dalla piena consapevolezza di una cultura incallita per sempre acquisita, di una ipercivilizzazione da computers domestici, e di una intelligenza dilatata e onnivora, alimentata dai mass media e dalla circolazione ininterrotta dell’informazione.
    L’attuale arte d’avanguardia, più’ che sotterranea, e’ arte di frontiera; sia perche’ sorge, letteralmente, lungo le zone situate ai margini geografici di Manhattan, sia perche’ anche metaforicamente si pone entro uno spazio intermedio tra cultura e natura, massa ed elite, bianco e nero, aggressivita’ e ironia, immondizie e raffinatezze squisite”.
    F.A., Arte di Frontiera, 1982.

    “Oggi l’unica identita’ possibile e’ quella che si attinge di volta in volta abbandonandosi al libero flusso degli eventi, disperdendosi con le onde elettromagnetiche nel cosmo, prolungandosi indefinitivamente sulla superficie del pianeta assieme ai propri oggetti. L’unica forma possibile d’identità e’, in altre parole, il riconoscimento della sua perdita irreversibile; e di conseguenza l’accettazione di lasciarsi trapassare dagli eventi e dalle cose e insieme prolungarsi e coestendersi con essi.
    Essere ovunque nel mondo e avere il mondo dentro di se’”.
    F.A., Off-Identikit, 1980

    “Ogni momento artistico è provvisorio e totale come il messaggio abbandonato in una bottiglia cosmica: un’identità naufraga che ondeggia dispersa, e che con non è un Io, è mille Io che fluttuano senza radici. L’Arte MIA è paradossalmente l’arte delle identità fluttuanti e dissolte.
    Ognuno, oggi, ha l’arte sua, e ognuno ha l’arte che si merita.
    [..] In ogni caso attenzione! Manifestare la propria arte è un’arte difficile e rischiosa. Il MIO di ciascun individuo ha senso e valore solo se è sintonizzato con il MIO di tutti gli altri, se comunica cioè con il tutto. Il MIO è un’onda di energia e di sensibilità destinata a ballare il surf sulla superficie increspata di mille altre onde….
    …Ognuno trasmette la propria onda solitaria di SOS spaziale: io sono qui in questo istante…e poi sarò là, o non ci sarò, fuoruscendo da questo tempo e da questo spazio…
    ..E’ questa l’Arte del MIO..”
    F.A., L’Arte Mia 1981.

    Ecco, faccio questo documentario perchè mi piacerebbe si parlasse di questo più che di come è stata uccisa. Altrimenti continuiamo a ucciderla e censurarla ancora, dopo 30 anni non le riconosciamo il pensiero intellettuale di cui si è fatta portatrice accanita in un contesto, all’epoca, prevalentemente maschile per quello che riguarda curatori e i critici di arte contemporanea.

    Grazie
    Veronica

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