Tavole di Eugenio Carmi, voce di Cathy Berberian e testi di Umberto Eco: torna in libreria lo storico “Stripsody”. Il linguaggio dei fumetti raccontato in un libro d’artista

In principio sono stati, con presupposti, modalità, riferimenti e obiettivi concettuali diversi, personaggi come Guillaume Apollinaire e Filippo Tommaso Marinetti. A prendere la parola ed ampliarne il significato, caricandola grazie a un rinnovato interesse per il segno grafico – tra calligrammi e parolibere – di implicazioni altre. Tra arte visuale e teatro d’avanguardia. Oltre mezzo […]

Stripsody

In principio sono stati, con presupposti, modalità, riferimenti e obiettivi concettuali diversi, personaggi come Guillaume Apollinaire e Filippo Tommaso Marinetti. A prendere la parola ed ampliarne il significato, caricandola grazie a un rinnovato interesse per il segno grafico – tra calligrammi e parolibere – di implicazioni altre. Tra arte visuale e teatro d’avanguardia.
Oltre mezzo secolo dopo quegli esperimenti arrivano Umberto Eco ed Eugenio Carmi, folli e divertiti protagonisti di un’avventura che torna oggi nelle librerie. “Tra dieci anni lo venderete su eBay” scherza Eco, che alla Triennale di Milano presenta la riedizione del leggendario Stipsody, uscito la prima volta a metà Anni Sessanta ed oggi di nuovo in libreria per i tipi di Nomos Edizioni. Un libro d’artista, con il testo di Eco a fare da garbato pendant alle tavole di Eugenio Carmi, che si scopre stupendo designer della parola. Tra le pagine è un profluvio di boom, crash, sob e sigh; analisi lessicale e insieme visiva dell’ingresso in Italia – un’invasione – dei termini propri del fumetto americano: un fenomeno culturale incisivo al punto da risultare pervasivo, una felice e colorata aggressione che smarrisce per strada il proprio profondo valore semantico. Perché buona parte di quei termini vede perdere il proprio significato nel passaggio dalla lingua inglese, trasformandosi in vuota onomatopea: caricata però di nuovi valori, freschi immaginari.
Gli stessi tradotti in forma grafica da Carmi, che cuce addosso a ogni lemma linee e colori abiti pregiati. E gli stessi evocati dalla voce di Cathy Berberian: Stripsody fu, allora, anche una performance musicale, opera d’arte totale che ha perseguito la via della sintesi tra voce e immagine; oggi riproposta, insieme al volume, in edizione rimasterizzata.

Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • ebbene sì, stanno firmando la mia copia di Stripsody 1966!