Massimo Minini festeggia i quarant’anni di gallerista con un libro-testimonianza. Ai microfoni di Artribune ci parla di fiere, riviste e frantumazione in Italia

L’abbiamo incontrato alla Libreria Feltrinelli di Verona, dove nella serata di lunedì 7 ottobre presentava il volume fresco di stampa Massimo Minini Quarantanni 1973-2013 (edito da a+mbookstore). Lo affiancavano Giorgio Fasol, Massimo Di Carlo (Galleria Dello Scudo) ed Helene De Franchis (Galleria Studio La Città). Una tribuna di tutto rispetto, capace di animare una discussione […]

L’abbiamo incontrato alla Libreria Feltrinelli di Verona, dove nella serata di lunedì 7 ottobre presentava il volume fresco di stampa Massimo Minini Quarantanni 1973-2013 (edito da a+mbookstore). Lo affiancavano Giorgio Fasol, Massimo Di Carlo (Galleria Dello Scudo) ed Helene De Franchis (Galleria Studio La Città). Una tribuna di tutto rispetto, capace di animare una discussione che si è spinta ben oltre la semplice presentazione del libro. Fasol ha sottolineato il carattere “etico” del lavoro di Massimo Minini, capace di cogliere in nuce tutte le potenzialità di un futuro artista. Fu proprio lui, nel 2003, il primo a portare Tino Sehgal in Italia.

Ad assistere a quella mostra, la sensazione era “il massimo della presa in giro!”. Helene De Franchis ha invece rievocato un’amicizia nutrita da un senso di affinità e di condivisione d’interessi, mentre Massimo Di Carlo ha sottolineato il carattere “trasversale” dell’approccio di Minini, attento in primo luogo a seguire una sua personale linea di gusto, “mentre tutti cercano di trasformare il mondo dell’arte in una lista di numeri”. A queste osservazioni, Minini ha risposto con la consueta ironia e sagacia, snocciolando qua e là i ricordi e gli aneddoti di un’attività quarantennale, ora ripercorribile attraverso questo libro-testimonianza, una libera e rapsodica raccolta di disegni, lettere, cartoline, telegrammi e fotografie. Ai nostri microfoni, ha invece parlato del sistema dell’arte italiana, iniziando ovviamente dalle sue tante, troppe fiere.

– Simone Rebora

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.