“Linguaggi orgogliosamente provinciali”. I vincitori del Premio Celeste sono Paola Angelini, Silvia Mariotti, Ryts Monet, Lorenzo Morri, Francesco Cagnin e Carlo Fiele

“Linguaggi che ritengo laterali, meno indagati, provinciali se vogliamo nel senso positivo del termine, di innesto non convenzionale ad una radice culturale”. Con queste parole il curatore Andrea Bruciati ha commentato i risultati della X edizione del Premio Celeste, il cui atto finale è andato in scena sabato 5 ottobre al PAN di Napoli. “La […]

Linguaggi che ritengo laterali, meno indagati, provinciali se vogliamo nel senso positivo del termine, di innesto non convenzionale ad una radice culturale”. Con queste parole il curatore Andrea Bruciati ha commentato i risultati della X edizione del Premio Celeste, il cui atto finale è andato in scena sabato 5 ottobre al PAN di Napoli. “La valutazione sensoriale, fisica, concreta, effettuata dai colleghi-artisti ha alla fine avvalorato quella dei giurati”: già, colleghi-artisti, visto che notoriamente l’ultima votazione per il premio avviene consultando gli stessi artisti finalisti, nel ruolo di giudici.

La sezione Pittura & Grafica ha dunque visto l’affermazione di Paola Angelini, con l’opera A guardare il cielo si diventa cielo, mentre il Premio Fotografia & Grafica Digitale è andato a Silvia Mariotti con Try n.1 (serie Attempts). Ryts Monet al primo posto nella sezione Installazione, Scultura & Performance, con Black Flag Revival, e Lorenzo Morri per Video & Animazione, con l’opera Bacio. Tutti si aggiudicano un prize money di 4mila euro.

3.500 vanno invece a Francesco Cagnin per il Premio del Curatore, grazie all’opera CV, mentre il Premio del Pubblico – 500 euro – incorona Carlo Fiele, con L’Arca di Noè.

www.premioceleste.it

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Ho visitato la mostra al Pan ed ho visto le opere. Con molta franchezza non comprendo il commento del curatore; vuole essere una “giustificazione” per non aver osato? Certo la votazione è stata affidata ai diretti interessati e quindi poco c’entra l’organizzazione; opere ‘nuove’ c’erano ma non figurano tra i vincitori. Soprattutto nella disciplina pittorica mi pare ci sia stata una sorta di ‘attaccamento’ alle certezze sostenendo ‘lavori belli ma confinati nel solco della tradizione’. Il nuovo c’era ed era forte e di livello; ma è evidente che non siamo ancora pronti a superare il passato.

  • Segnalo anche qui l’interessante confronto con Andrea Bruciati sulle modalità di selezione e i criteri di valutazione adottati per il Premio Celeste e sull’utilità dei premi in generale:
    http://vincenzomerola.blogspot.it/2013/09/tre-domande-ad-andrea-bruciati.html

  • bruciati deve lavorare e si abbassa a tutto, ma addirittura sputare nel piatto in cui si mangia proprio no. se non si crede in quello che si fa, perlomeno si sta zitti sulla mediocrità degli artisti selezionati, che rispecchia solo chi li invita e premia. non abbocchiamo a definizioni tipo: “provinciali nel senso buono del termine”, perché provinciale è provinciale e un senso buono, soprattutto nell’arte che aspira all’universalità, non c’è. gli artisti dovrebbero ribellarsi a critici che speculano su di loro e poi li insultano

    • art lover

      ma quale qualità si può trovare in un’opera come “bacio” o “black flag”? E’ il trionfo del nulla, della vita ritirata in campagna, di quell’intimismo depotenziato e anemico che piace a bruciati. Sembra sempre di più che i critici odino davvero gli artisti al punto di premiare quelli che si ritirano dentro se stessi, che volano basso, che non osano, non rischiano

    • Simo

      concordo!!
      il livello è basso, come e quanto è bassa la critica in mano a gente impreparata e solo attenta a pararsi il proprio didietro!
      continuate pure così, mai come oggi l’arte è lo specchio della situazione sociale, politica, culturale, economica!
      grazie di cuore per contribuire ad abbassare sempre di più il livello artistico in Italia!

  • Curzio Malaparte

    Gli artist premiati sono molto acerbi e quelli bravi non partecipano. il Premio Celeste è un grande bluff, o meglio è una piccola macchina da soldi, qualsiasi cosa proposta va bene, basta incassare la quota d’iscrizione.

  • Rudolf Nigel

    dai commenti: http://www.artribune.com/2013/09/i-soliti-noti-alcuni-si-altri-no-ecco-i-quaranta-finalisti-del-premio-celeste-2013-che-a-ottobre-si-contenderanno-i-20mila-euro-di-premi/

    Gli strumenti docimologici così legati al sistema educativo e della formazione sono gli strumenti più adatti per giudicare o criticare un lavoro? Se poi questi strumenti sono applicati in modo “mobile” e “metamorfico” (cosa significa poi questo termine in riferimento al valore che pretende essere oggettivo di un’opera?) non si vanifica lo studio pedagogico che tale metodo, alquanto opinabile, propone di risolvere? Gli assistenti sono gli unici a darci un metro di valore nel loro giudizio: “decisione di pancia” e “impatto emotivo”. Dunque perché in un premio artistico si applicano sistemi docimologici appartenenti alla sfera dell’educazione pedagogica nell’ambito della formazione? E quale sistema critico invece sarebbe più auspicabile? Personalmente sono contrario ai premi di qualunque tipo (anche se la mia opinione non ha alcun valore) perché sono sempre mistificatori. Non sono utili né al premiato né al giudice ma hanno l’unica funzione di giustificare il premio stesso e la classe egemone. D’altronde dobbiamo trovare un metodo di valutazione per cercare di distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è. Warburton dice che la vita è troppo breve per poter rispondere a questa domanda ma essere d’accordo con questo assunto significa, ripeto, accettare il fatto che i premi siano del tutto inutili perché tutto equivale e tutto ha lo stesso valore. Ora chi si appresta a giudicare per conto di una fondazione o di una associazione premiante il talento, l’operatività, la capacità di un artista non può credere nell’indeterminazione, mobile o metamorfica che sia, del valore oggettivo dell’arte ma deve credere nella possibilità di una definizione dell’arte e quella definizione dev’essere dichiarata di modo che si possano definire dei parametri oggettivi entro i quali il giudice si trova a compiere il suo lavoro. Da questo non si può scappare.

  • Premio Celeste/Celeste Prize due facce della stessa bufala. Nel Celeste Prize emergono sempre più chiaramente gli stessi inciuci tra curatori e protegè, inciuci che sono stati smascherati e segnalati e che lo staff di artisti della truffa cerca di occultare maldestramente, addirittura cambiando a selezione conclusa il testo del bando che non era stato rispettato nelle scadenze e nelle modalità.

  • sara

    il commento di Andrea Bruciati è imbarazzante

  • sara

    e Ryts Monet na’ sola!

    • golaprofonda

      si ma anche l’artista della tuta gialla che caga nel prato? Vabbè che oggi se parli di tecnica sei uno sfigato artigiano demodé, quindi analizziamo quest’immagine solo dal punto di vista concettuale…. zzzzzzzzz

  • sim sala bim
  • pneumatici michelin

    Ecco un’altro premietto ! Va beh un pò di lotteria qua e là pilotata, lavori con poche prospettive: qualche altra mostra under qualcosa, qualche collettivina per quasi giovani e poi passati i 40 carriera finita e il giro si ricomincia con altre vittime.
    Aboliamo i premi? boh, il mercato al momento è massacrato : e ai giovani che rimane per iniziare? non so che dire, ma è certo che in queste condizioni non può uscire grande arte.
    Forse ho un pò di nausea…

  • Caos

    molti commenti, come di natura, mi ricordano la canzone di Antoine

    http://www.youtube.com/watch?v=3ofeOuE4J20

  • Lara

    La vincitrice è Brava.

  • Ovvio Mario

    Marchetta Jones, il nostro personaggio, lavora con le gallerie che iscrivono gli artisti ai premi e poi lavora coi premi per farli vincere, cioè lavora é un po’ una parola grossa, perché non é che si svegli la mattina presto oppure che abbia un metodo, diciamo che come si dice in Italia, é nel giro, ecco molto meglio, molto più adatta l’espressione. Cosa fa uno che é nel giro? Prima di tutto ha una nomea. Ecco allora diciamo uno che ha una certa nomea e che é nel giro. La nomea é quella di talent scout, che detto tra noi sa un po’ di padrino, che a sua volta sa un po’ di… Vabbeh poi la diciamo questa, dicevamo la nomea. Allora la nomea non é che hai un titolo di studi oppure un certificato, diciamo che fai un paio di volte la stessa cosa, e hai una nomea. Allora sei nel giro e tutti dicono che, ecco questa é un po’ la dimensione, poi cosa succede, cioè nella sua testa, perché non succede davvero fino in fondo, altrimenti Marchetta Jones sarebbe ricco e non dovrebbe ridursi a certe pantomime per tirare a campare pure lui, e in questo diciamo che siamo tutti come lui, che tiriamo a campare. Dicevamo cosa succede, succede che lui pensa che se iscrivi l’artista al premio e poi lo fai vincere dopo lo riporti al capezzale del collezionista e cerchi di spillargli più monetine perché l’artista vale di più, ma l’imprenditore di turno, cioè il collezionista amante dell’arte, é uno che invece la mattina si sveglia e pure presto, anzi può essere anche che non solo si sveglia alla mattina, ma magari alla sera non ha manco dormito dai pensieri vari, allora o deve fare un po’ di nero, riciclare qualcosina, oppure non ha una lira, fatto sta che non se la beve tanto la storia dei premi e dell’artista che vale di più. Gli artisti poveretti si ritrovano come quando da bambini la mamma diceva che erano i migliori, cioè non se la godono fino in fondo, perché sanno e perché in effetti non é che ci sia poi tanto agonismo nella faccenda. La mamma che si fa sentire a voce alta quando dice che siamo i migliori e noi facciamo finta di stare guardando la televisione, é sempre sembrata un po’ strana, ma lo si capisce solo da grandi. Cosi mentre gli artisti vincono premi a destra e a manca, producono e sublimano la frustrazione di lavorare gratis, ogni dieci mostre a gratis vinci un premio, così a fine anno ti fai due conti e hai guadagnato 500 euro, niente male per una giovane promessa dell’arte italiana, tra qualche anno se tutto va bene potrai comprarti il motorino, se continui a vincere e a stare nel giro con chi ha la nomea. Però poi Marchetta Jones fa un intervista e passa in vantaggio perché dice, io farò anche delle proposte perché sto nel giro e ho la nomea, é il mio “lavoro”, ma gli artisti credo siano davvero dei miserabili a venirci sempre. Loro che dovrebbero essere diversi da me.

    • pneumatici michelin

      ovvio mario
      beh il tuo scritto vorrei averlo scritto io
      purtroppo hai ragione

      • Angelov

        vita di bohème…