Le sculture di Alik Cavaliere e il mito dell’Ippogrifo: immaginazione al potere per la sesta edizione del Festival dell’Illustrazione di Pavia. Con un taglio mai così letterario, tra Ariosto e Balzac

Un anno fa aveva indagato il concetto di altrove, cercando nuove rotte per i più immaginifici percorsi della mente. Oggi si concentra sul mito dell’Ippogrifo, eletto a figura iconica di un viaggio nella fantasia che si arricchisce di spunti, riflessioni, suggestioni. Non riesce proprio a stare con i piedi per terra il Festival dell’illustrazione di […]

L'ippogrifo secondo Paolo Guidotti

Un anno fa aveva indagato il concetto di altrove, cercando nuove rotte per i più immaginifici percorsi della mente. Oggi si concentra sul mito dell’Ippogrifo, eletto a figura iconica di un viaggio nella fantasia che si arricchisce di spunti, riflessioni, suggestioni. Non riesce proprio a stare con i piedi per terra il Festival dell’illustrazione di Pavia, che apre in queste ore con la sua sesta edizione: un mese di eventi nella doppia cornice del Castello Visconteo e dello Spazio per le Arti Contemporanee del rinnovato Broletto. Pezzo forte della rassegna è, innegabilmente, la mostra che proprio in castello esamina la mirabolante creatura ariostea: feticcio che appartiene tanto alla dimensione onirica quanto a quella reale, fantastico medium tra due mondi che si corteggiano affascinati. Si passa dalle tavole con cui Grazia Nidasio – celebre “mamma” della mitica Stefi – ha illustrato la versione dell’Orlando Furioso riscritta da Calvino e si arriva alle sculture di Alik Cavaliere, che torna ad Ariosto per “guardarsi allo specchio”, scegliendo di dedicare al poema parte della sua ultima produzione.
La partnership con il Musée de la Band Dessinée di Angouleme, capitale europea del fumetto, porta dall’11 al 27 ottobre Parodies, lettura per immagini dei quadretti che Honoré de Balzac ha dedicato al tema della città: con tutti i suoi colori, sapori, scorci, personaggi e profumi. Dal 25 ottobre è invece ospite di Pavia Alicia Baladan, uruguayana di nascita ma milanese d’adozione: un vissuto, il suo, che diventa chiave ideale per affrontare la grande scuola del fumetto e dell’illustrazione sudamericana, filtrata attraverso lo sguardo e la cultura europei.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.