Italiani in trasferta. Dal Premio Celeste al Lower East Side: Silvia Mei approda nella grande mela con una prima personale alla Molly Krom Gallery, ecco qualche immagine

Sembra quasi una favola. La gallerista newyorkese in cerca di talenti arriva a Milano, gira fiere e gallerie e resta folgorata da una giovane artista. Dopo due anni, la chiama e le dedica una mostra personale, nel cuore del Lower East Side. Amalia Merson di Molly Krom Gallery (già Vagabond Gallery), in Stanton street, è […]

Silvia Mei - Autoritratto confusa, tec mista su carta, 100x100cm, 2013.(1)

Sembra quasi una favola. La gallerista newyorkese in cerca di talenti arriva a Milano, gira fiere e gallerie e resta folgorata da una giovane artista. Dopo due anni, la chiama e le dedica una mostra personale, nel cuore del Lower East Side. Amalia Merson di Molly Krom Gallery (già Vagabond Gallery), in Stanton street, è una gallerista di pancia e di cuore. La personale di Silvia Mei – che si apre in preview giovedì 17 ottobre e resta in piedi fino al 23 novembre – rispecchia il suo gusto per l’arte del “disagio” e per le tecniche su carta, in special modo per il collage, in cui la galleria è da molti anni specializzata. Ora crea una piattaforma di ricerca tra Stati Uniti, Germania e Italia. E così la giovane artista sarda, da tre anni di base a Milano, finalista lo scorso anno al Premio Celeste, si ritrova con una mostra personale a Manhattan, a pochi passi dal New Museum.
Singing Hair (Cantando Capelli) è il titolo dell’esposizione, che accoglie lavori recenti, effettuati nella camera da letto/studio dell’appartamento di Milano, in una condizione di ricerca interiore in cui la pittura traduce un flusso permanente di emozioni primarie legate a se stessa e alle figure parentali più prossime. “In questi lavori ho dipinto di getto, partivo pensando a un autoritratto ma poi veniva fuori che avevo dipinto mia sorella” dice Silvia Mei. Le opere integrano il segno violento del pastello o del pennarello con più morbide pennellata d’acrilici accesi. Sono accompagnate da un “canto” scritto ed eseguito dall’artista attraverso un collage sonoro di due track sovrapposte. Una mostra carica di una forza magnetica e giovanile; infantile e freak, come quei pittori ai quali l’artista si sente vicina.

– Nicola Davide Angerame