Il grande, il mid career, i giovani. Ovvero Luciano Fabro, David Maljković e Invernomuto: è il dosato mix della GAMeC di Bergamo, qui le immagini dell’opening

Di “Italie” non ce n’è neanche una, di grandi opere e installazioni qualcuna, disseminate qua e la per le stanze del museo. Di mostre fatte con le opere iconiche, di Luciano Fabro, però se ne sono viste molte: la GAMeC di Bergamo invece fa una scelta più avanzata, culturalmente più pregnante, magari, e apre i […]

Di “Italie” non ce n’è neanche una, di grandi opere e installazioni qualcuna, disseminate qua e la per le stanze del museo. Di mostre fatte con le opere iconiche, di Luciano Fabro, però se ne sono viste molte: la GAMeC di Bergamo invece fa una scelta più avanzata, culturalmente più pregnante, magari, e apre i suoi spazi al Fabro disegnatore. Un artista che davanti al foglio di carta raffina il suo concettualismo: “disegni intesi come pratica alla base del processo creativo che conduce alla genesi di un’idea o come mezzo per trasmettere messaggi; disegni in cui è esplicito il riferimento alla scultura e come campo di indagine e di sperimentazione”.
Ma non si ferma certo qui l’offerta del museo bergamasco: c’è la prima personale che un’istituzione pubblica italiana dedica al lavoro del croato
David Maljković, terza e ultima tappa di un progetto che ha visto la collaborazione tra la GAMeC e altre due importanti istituzioni internazionali, il Van Abbemuseum di Eindhoven e il BALTIC Centre for Contemporary Art di Gateshead. Sources in the Air – questo il titolo – è un progetto che raccoglie un’ampia selezione di opere realizzate nel corso dell’ultimo decennio “e, di volta in volta, interagisce con le condizioni specifiche dello spazio espositivo, mutando radicalmente assetto, in un dialogo sempre diverso tra lavori esistenti, nuove produzioni site-specific e l’architettura di ciascun museo”.
E poi c’è
The Celestial Path di Invernomuto, il progetto vincitore della prima edizione di Meru Art*Science Award, riconoscimento nato da una collaborazione tra la GAMeC, la Fondazione Meru e l’Associazione BergamoScienza: “un video monocanale che segue un doppio tracciato di ricerca, da un lato la figura di Emma Kunz e la scoperta della pietra curativa Aion A, dall’altro la teoria del multiverso, uno dei concetti più radicali emersi nella fisica degli ultimi decenni”. Altre riflessioni avremo modo di proporle in altre sedi: qui intanto l’ampia fotogallery, per vedere anche chiccera…

Massimo Mattioli

www.gamec.it

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.