Fondazione Burri, cambio ai vertici a Città di Castello. Maurizio Calvesi lascia, dopo dodici anni alla presidenza. Ragioni d’età, ufficialmente. E qualche tensione, ufficiosamente…

Dal 2001 era Presidente della Fondazione Burri, la prestigiosa istituzione nata nel ’78 a Città di Castello, con un nucleo iniziale di 32 opere e su volontà dello stesso artista. Oggi, dopo dodici anni di lavoro, Maurizio Calvesi, uno dei grandi maestri della critica d’arte italiana, decide di fermarsi. E rassegna le sue dimissioni: decisione che […]

Maurizio Calvesi

Dal 2001 era Presidente della Fondazione Burri, la prestigiosa istituzione nata nel ’78 a Città di Castello, con un nucleo iniziale di 32 opere e su volontà dello stesso artista. Oggi, dopo dodici anni di lavoro, Maurizio Calvesi, uno dei grandi maestri della critica d’arte italiana, decide di fermarsi. E rassegna le sue dimissioni: decisione che già circolava per i corridoi, ma che ora troverebbe conferme anche da interviste rilasciate dal diretto interessato alla stampa. Resterà membro del Consiglio d’Amministrazione, ma passerà il testimone della presidenza. Le ragioni? Quelle addotte, nella lettera inviata alla Fondazione, sono assolutamente generiche: “motivi di salute”. Null’altro è dato sapere. E chiedendo un po’ in giro, nel tentativo di appurare che niente di grave ci fosse nelle condizioni fisiche di Calvesi, la versione ufficiale confermata è rassicurante, ma assolutamente vaghissima: il professore è stanco, è un fatto d’età, muoversi continuamente da Roma era diventato pesante, vuole solo allentare un po’. Meglio così.
E però, continuando ad indagare, qualcosa di diverso viene fuori. Se pur in via del tutto ufficiosa. Sembrerebbe infatti che questo passo indietro da parte della presidenza nasconda anche un po’ di malumori, tutti interni al Cda. Pare infatti che almeno due dei consiglieri – due degli otto che sarebbero già stati riproposti per un nuovo mandato triennale – sarebbero sul piede di guerra, intenzionati a prendere l’eredità di Calvesi. Il quale, magari, ha semplicemente preferito sfilarsi dalla scomoda tenzone. Sono solo ipotesi, naturalmente. Che poggiano su indiscrezioni raccolte nel pomeriggio di oggi. Intanto, procedono i lavori per la grande retrospettiva del 2015, ospitata dal Guggenheim di New York e promossa dalla Fondazione: a curarla è Emily Braun, che insieme a Calvesi si era già occupata della selezione delle opere da esporre. A chi passerà adesso la supervisione di questo importante progetto? Questione di poco e il nome del nuovo presidente dovrebbe essere annunciato, forse già al prossimo consiglio di amministrazione fissato per il 4 novembre…

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • emidio de albentiis

    Non entro nelle eventuali polemiche che hanno portato a questa decisione (le polemiche, qualunque esse siano, per mio personale costume, proprio non mi interessano), ma, a mio parere, l’unico nome giusto e propositivo per la successione a Maurizio Calvesi, è quello di Bruno Corà

  • Ugo

    Arriverà Carlo Ponti o Duranti

  • Beh, i due musei così come ce li ha lasciati Burri sono tra i più belli del mondo, un’esperienza unica, mistica direi. Li ho rivisti quest’estate e sono mediamente in ordine e ben tenuti. Ma se guardiamo alle mostre ospitate agli ex-exicatoi… Quella di Kiefer era imbarazzante: un grande nome portato lì con qualche quadro solo per richiamare nuovo pubblico, senza un vero progetto e senza un confronto reale con il grande maestro umbro. Una scelta molto provinciale di cui Burri (vedi aste internazionali) non aveva bisogno.

  • antonella

    L’anima di chi se ne va, torna ad abitare i luoghi che si sono amati in vita, la pioggia che il 28 giugno si è fatta battente quando Corà a preso la parola, l’ho sentita proprio come un saluto del cielo. Lo stesso Corà ha detto “…voglio credere che questo sia il saluto di Burri perchè l’ho messo tra i classici…”